Lo smart working ai tempi del Covid: il diario del lavoro agile nella PA nei due anni della pandemia

“Lo smart working ai tempi del Covid” è un veloce libello elettronico, scaricabile gratuitamente, in cui sono raccolti in ordine cronologico gli interventi in materia di lavoro agile (o smart working) e amministrazione pubblica che, nel corso di due anni terribili, a partire dal marzo del 2020, di pari passo con l’incedere dell’emergenza sanitaria ed epidemiologica, ho avuto modo di pubblicare su diverse testate in rete.

L’esplosione pandemica e le severe misure adottate al diffondersi dei contagi hanno pesantemente impattato sulla dimensione individuale e sociale della vita quotidiana dei cittadini e su un ampio ventaglio di attività economiche, limitando il contatto interpersonale e tentando di contrastare il crescente numero di vittime. In una situazione di inedita crisi generale, con medici, operatori sanitari e appartenenti alle forze dell’ordine impegnati in prima linea, il Governo ha optato per il ricorso massiccio al lavoro agile per il settore pubblico e quello privato.

Nella PA è stata una rivoluzione: da un giorno all’altro tutto è cambiato. Per le diverse amministrazioni italiane è stato uno stress test senza precedenti e, nel mezzo di una situazione del tutto nuova e sino a quel momento inimmaginabile, da civil servant ho tentato di offrire un personale resoconto di quel che succedeva negli uffici e di quali fossero gli snodi potenzialmente più significativi, provando a porre sul tavolo alcuni punti qualificanti per fare passi avanti nella discussione pubblica, spesso erratica, sul tema lavoro agile: fra i tanti, spinta trasformativa della cultura organizzativa, ruolo della dirigenza pubblica, ripresa di senso del proprio lavoro, riorientamento al risultato dell’azione amministrativa.

Nessuna pretesa scientifica. Neppure giornalistica. Solo il tentativo di comprendere e, allo stesso tempo, tenere alta l’attenzione su quella che, nel farsi di una tragedia sociale ed economica, poteva e può caratterizzarsi come un’occasione da non perdere per modernizzare la nostra macchina pubblica.

È un punto su cui val la pena insistere, a fronte di quelle spinte che vogliono a tutti i costi un veloce ritorno alla normalità. Ma quale normalità, esattamente? La direttiva n. 3 del 2017 firmata dalla Ministra per la pubblica amministrazione, Marianna Madia, nel richiamare l’articolo 14 della legge 124 del 2015, forniva un primo quadro circa l’adozione di misure sperimentali di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, mirando, entro i tre anni successivi, a coinvolgere su base facoltativa almeno il 10 per cento dei dipendenti. Sono passati solo pochi anni da allora ma moltissimo è cambiato e per molti il concetto di normalità ha assunto significati assai diversi.

Lo smart working non è una pozione magica. Non curerà i mali della macchina pubblica. È, tuttavia, una leva organizzativa potente che può aiutarci, soprattutto mentre possiamo beneficiare degli ingentissimi aiuti del Next Generation EU, a realizzare quel cambio di paradigma di cui la PA ha un disperato bisogno. La sfida è intervenire nell’organizzazione interna delle amministrazioni per lavorare, finalmente, per risultati, conciliando lo scrupoloso rispetto degli indispensabili profili di garanzia amministrativa e contabile con l’efficacia dell’azione pubblica per lo sviluppo del Paese e a favore dei cittadini.

Perché la pubblica amministrazione è patrimonio comune di tutti gli Italiani. E una maledetta epidemia, che non dimenticheremo facilmente, ce lo ha ricordato.

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