Il treno dei desideri

Informa Il Messaggero di Roma che si è svolto un incontro fra Regione, Comune di Fiumicino e Trenitalia sui portoghesi che non pagano il biglietto sul Leonardo Express, il treno “veloce” (31 minuti, se va bene)  che collega la Stazione Termini di Roma all’aeroporto di Fiumicino: 15 milioni l’anno la perdita secca per il gruppo FS. Soluzione? Mettiamo i tornelli. Bene, mettiamoli pure, per carità, i servizi vanno pagati: da assiduo frequentatore di quella tratta, tuttavia, mi permetto qualche osservazione.

Forse non tutti sanno che il viaggiatore che arriva trafelato alla Stazione, trascinando bagagli, arrancando fra i marciapiedi a pezzi di Via Giolitti e facendo lo slalom tra bancarelle e decine di automobili in doppia e tripla fila, si trova interdetto a cercare questo benedetto treno veloce fra i binari, solo per capire, sconcertato, che l’Oggetto del Desiderio parte circa un chilometro più in avanti, all’altezza delle Ferrovie Laziali. E lo sventurato non dimentichi di fare il biglietto all’inizio della Lunga Marcia, perché, ove sprovvisto di liquidi e armato solo del civile strumento della carta di credito (civile ovunque, financo in Islanda, ma non nella Capitale d’Italia), l’uomo Trenitalia al banchetto dell’Ultimo Miglio risponderà sconsolato che non potrà vendere il biglietto (a prezzo maggiorato, si capisce) perchè accetta solo moneta sonante.

E infine: sudato come un muflone, trovati 14 (rectius, qui 15) euri in fondo alla tasca dei pantaloni insaccati nel borsone, con in mano l’agognato biglietto, lo attendono due bei gradoni di ferro per accedere al Treno dei Desideri. Eh sì, perchè a Roma, a differenza delle altre capitali d’Europa (Vienna, Londra, Madrid, Stoccolma, e via cantando) lo stanco viaggiatore, magari non un virgulto di giovinezza o semplicemente carico di valigioni (non parliamo di chi si trovi in carrozzina), non può accedere a livello banchina ma si deve letteralmente arrampicare a mo’ di stambecco sui classici gradoni da treni anni ’50.

Roma è anche questo: arrivederci Roma!

Porte aperte

Lo vedo su Piovono Rane ripreso dal sito di Saverio Tommasi. E poi vado a rileggermi la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

 

Imparare a contrastare il turismo sessuale

Sono stato invitato ad una bella iniziativa di ECPAT Italia, associazione che lotta contro lo sfruttamento sessuale e commerciale dei bambini e che seguo e sostengo con grande entusiasmo. Grazie ad un progetto comunitario, ECPAT Italia e di altre sedi nel mondo hanno messo a punto uno strumento semplice quanto efficace: un corso telematico, semplice e brevissimo, per gli operatori del turismo (oltre che per tutti coloro che vogliono capire come funziona il mercato del sesso dei minori). Consigli e suggerimenti per l’approccio con i clienti e per far capire a chi si appresta ad andare in vacanza che ci sono situazioni che debbono essere evitate e sulle quali possiamo tutti noi intervenire in modo semplice ma efficace.

Le leggi ci sono, ed anzi l’Italia è Paese meritevolmente all’avanguardia, ma la caccia di bambini e adolescenti, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, non si arresta. L’industria del turismo, naturalmente, non causa questo spregevole fenomeno e non ne é ovviamente la responsabile: essa può, in ogni caso, contribuire, assieme alle forze di polizia ed alle associazioni, a prevenire e contrastare lo sfruttamento sessuale di bambini ed adolescenti. L’esempio ideato da ECPAT mi sembra un eccellente stumento di responsabilità sociale che viene messo a disposizione del settore del turismo che, a mio modo di vedere, non può non cogliere questa occasione per fare la sua parte e, perché no, guadagnarne in reputazione ed appetibilità per il consumatore.

Certo, come ho  sostenuto nel mio intervento, il cerchio si chiude quando anche l’attore pubblico entra in gioco e garantisce corretta informazione e assunzione di impegni e responsabilità da parte delle imprese e del mondo dell’associazionismo, nonché di altri attori sociali. Non sarebbe male, se e quando (!) si penserà ad una strategia o piano nazionale in materia di responsabilità sociale delle imprese, dare il giusto spazio a strumenti complementari di lotta al turismo sessuale, come, tanto per fare un paio di esempi, il codice di condotta dell’industria turistica italiana o il codice internazionale di condotta. Quando, appunto?

Un’estate sostenibile. E per tutti

Arrivano i 40° nelle città e, nel fuggi fuggi generale per le spiagge nei fine settimana, si fanno progetti per l’estate. Premesso che sarebbe opportuna una riflessione più profonda sul concetto e l’idea stessa di vacanza, figlia diretta, così come la concepiamo oggi, del modello prevalente di società, due aspetti meritano di essere ricordati. Il primo è che, accanto ai villaggi tutti uguali, a prescindere dalla loro collocazione geografica, e alle vacanze mordi e fuggi, esiste anche una forma di turismo che può definirsi responsabile e sostenibile. “Turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture” si legge nel sito dell’AITR: è un approccio diverso, complesso direi, che va dall’ecoturismo, per evitare impatti ambientali (e sociali) nei territori,  alla scelta di vacanze responsabili con un occhio di attenzione ai comportamenti di tour operator e strutture turistiche, ad azioni proattive per la lotta allo sfruttamento sessuale e commerciale dei minori.

Si tratta di realtà consolidate, seppure, purtroppo, ancora non troppo familiari al grande pubblico. Basti pensare che sin dal 1999 esiste un Codice Globale di Etica nel Turismo, adottato dalle Nazioni Unite nel 2001, sia pure come strumento volontario da far crescere utilizzando la cassetta degli attrezzi della responsabilità sociale, e che proprio in Italia ha sede il Segretariato del Comitato Mondiale di Etica nel Turismo, presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo. Bene ha fatto Il Sole 24 Ore a ricordare il tema in un recente articolo, dedicando spazio anche al fenomeno dell’albergo diffuso, dove “si vive con gli abitanti condividendo abitudini, cibi e tradizioni”. C’è, tuttavia, un secondo aspetto trasversale legato a quanto riportato, e cioè la possibilità che il turismo, in tutte le sue forme, sia davvero accessibile a tutti, in primo luogo alle persone con disabilità, così come sancito – ce n’era bisogno! – dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ad esempio, all’articolo 30).

Sia chiaro: parliamo di un aspetto che puo’ sembrare marginale all’interno dell’ampia questione della piena integrazione delle persone con disabilità nelle società. Tuttavia, come ci ricorda Franco Bomprezzi sul Corriere della Sera, parlando di turisti disabili, che sono anche consumatori come tutti gli altri, “bisognerebbe considerare anche il beneficio, in termini di salute e di benessere, che una buona vacanza riesce ad assicurare ad una persona disabile. Spesso il riuscire a realizzare un viaggio importante (in una città d’arte, in una capitale estera, in una meta esotica) è la vera motivazione di vita che spinge a migliorare il proprio livello di autonomia e socializzazione. Nella vacanza le persone disabili sono infatti, una volta tanto, persone “normali” e non pazienti, malati, assistiti”. E non solo “a rotelle”.

Le nuove frontiere del turismo sessuale

La stampa si è occupata delle polemiche sollevate dalla vicenda legata a Frédéric Mitterrand, ministro francese, e alle sue dichiarate relazioni con ragazzi più giovani raccontate nel libro “La mauvaise vie”, di qualche anno fa. Ora, posto che ognuno è libero di condurre la propria vita privata, anche sessuale, come meglio crede, purchè con adulti consenzienti, temo si stia facendo, come spesso accade, un po’ di confusione fra questioni assai diverse fra loro.

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Parlare di turismo sessuale, come viene comunemente definito, o pedofilia in questo caso mi sembra fuorviante. Il terribile  fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, in Italia come nei paesi del Sud del mondo, è una vera e propia piaga delle società contemporanee, soprattutto di quelle più povere: ha risollevato il tema recentemente il Corriere della Sera, denunciando come queste pratiche odiose si allarghino a paesi come Cambogia, Nepal, Macao, oltre alle tradizionali terre del sud-est asiatico. ECPAT, l’Ong internazionale che lotta contro il fenomeno, ha da poco diffuso un rapporto sulle difficoltà di assicurare alla giustizia coloro che, per noia, per curiosità o per devianza, comprano la vita sessuale dei minori.

Ebbene, alla luce del dibattito che si è avuto sui media negli utlimi tempi, mi sembra ci muoviamo su piani diversi: una cosa sono le legittime e naturali tendenze sessuali di ciascuno di noi; altro è cercare sesso a pagamento con persone consenzienti (quale tipo di sfruttamento molto spesso sia dietro alla scelta di vendere il proprio corpo è questione ancora a parte); altro ancora è costringere un adulto o, addirittura, un minore, ad un rapporto sessuale. Questo, mi sembra, è il punto su cui impegnarsi sempre più e da tenere nettamente distinto, per evitare il rischio, nel frullatore mediatico, di non tenere alta la guardia.

Ancora su turismo e responsabilità

Gli amici di ECPAT Italia, organizzazione non profit dedita alla lotta allo sfruttamento sessuale dei minori, mi informano di un’iniziativa interessante, che testimonia quanto la “cassetta degli attrezzi” della responsabilità sociale possa rivelarsi utile in settori anche molto diversi fra loro.

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In occasione della Conferenza Annuale dell’ACTE (Association of Corporate Travel Executives), una sessione è stata riservata alla discussione relativa a come le aziende del turismo possano contribuire alla lotta al fenomeno dello sfruttamento sessuale e commerciale dei minori, sia attraverso il “Code of Conduct for the Protection of Children from Sexual Exploitation in Travel and Tourism”, sia attraverso altri strumenti come la formazione dei lavoratori, in un’ottica di responsabilità sociale.  A parlarne, rappresentanti di ECPAT USA e del Dipartimento di Stato americano.

Il tema è sicuramente valido. Tour operator e i diversi settori dell’industria del turismo possono fare molto, in sinergia con le Ong e altri stakeholder (penso ai sindacati, alle autorità pubbliche e ad organizzazioni di cittadinanza attiva) per contribuire a combattere il fenomeno con azioni volontarie e condivise. L’Italia ha una legislazione all’avanguardia per quel che riguarda l’aspetto preventivo e repressivo e sia il Dipartimento per le Pari Opportunità che il Dipartimento del Turismo hanno in campo strategie di grande efficacia: tuttavia, ragionare su quali strumenti di responsabilità sociale possano dare un ulteriore contributo è certamente una strada da perseguire con convinzione.

Per un turismo etico e socialmente responsabile

Dal Corriere della sera dell’11 gennaio la notizia della campagna del Governo italiano contro il cosiddetto turismo sessuale, fenomeno tristemente diffuso soprattutto in alcuni paesi orientali. «Sono coinvolti almeno tre milioni di minori per un volume di affari di oltre 100 miliardi di dollari – ha detto Michela Brambilla, Sottosegretario al Turismo – il fenomeno ha messo le radici in tutto il mondo. Nel nostro spot infatti, non figurano bambini con particolari tratti somatici o colori di capelli. Il problema coinvolge per il 75% le bimbe, per il 25% i maschietti . A macchiarsi di questo crimine vergognoso sono soprattutto i giovani una cosa allarmante. Si pensa spesso all’anziano ma in realtà i primi interessati sono giovani e spesso padri di famiglia indotti dalla possibilità di fare altrove quello che in Italia non possono fare».

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A leggere il dossier presente sul sito del Governo, l’inizativa mi sembra si muova nella giusta direzione, con azioni di sensibilizzazione, campagne audiovisive e coinvolgimento degli attori interessati, operatori del turismo in primo luogo, in un’ottica di prevenzione. In materia si era discusso anche in sede Unicef non molto tempo fa, come una delle possibili strategie di responsabilità sociale avverso il fenomeno, con la partecipazione, fra l’altro, di ECPAT. Non è un caso, credo, che fra gli impegni assunti nella dichiarazione finale del Terzo Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, tenutosi a Rio de Janeiro dal 25 al 28 novembre 2008, si trovi il seguente: “Develop, where appropriate with the support of UN agencies, NGOs, civil society organizations and the private sector, policies and programmes to promote and support Corporate Social Responsibility of corporations, companies and others operating in tourism, travel, transport and financial services, and of communication, media, Internet services, advertising and entertainment sectors; in this regard ensure that child-rights focused policies, standards and codes of conduct are implemented throughout the supply chain and include an independent monitoring mechanism“.