Archivi tag: Terrorismo

Rue de la Loi è dietro l’angolo

screen_shot_2011-05-26_at_101353_am

La notizia arriva nel mezzo di una conferenza internazionale in materia di diritti umani per le persone con disabilità. Arriva via social network, naturalmente. Siamo a più di 2000 chilometri da Bruxelles ma la sala è piena di colleghe e di colleghi di paesi diversi che vanno e vengono da Bruxelles con assiduità, tutta gente che frequenta i palazzi e le sale di Rue de la Loi e che là ha colleghi e amici. Vicino a me c’è la collega belga – vallona – del Ministero del Lavoro, alla quale mostro le notizie sul cellulare. Sbianca e chiama marito e figli: linee intasate, naturalmente. Si tranquillizzerà solo mezz’ora dopo quando riuscirà finalmente a contattarli. Mi tocca fare una presentazione con qualche diapositiva spiritosa che ora è del tutto fuori luogo e apro il mio intervento ricordando le vittime dell’aeroporto (solo in seguito sapremo delle esplosioni nella metro). In pochi minuti sono tutti al telefono in corridoio per sapere se chi conoscono in quelle strade e in quei palazzi al centro dell’Europa stanno bene. Sì, perché Bruxelles è un crocevia di burocrati da tutta Europa. Ci sono quelli che vivono e lavorano stabilmente nelle Istituzioni, sono gli expats. Chi ci lavora per un periodo di tempo e torna a casa. Chi – come i colleghi seduti attorno a questo enorme tavolo riunioni – va e viene periodicamente, persi nel frullato del calendario delle riunioni della presidenza europea di turno. Ogni volta è la stessa trafila: corsa a Fiumicino per un aereo dopo il lavoro e l’arrivo in quell’aeroporto ormai familiare dove anni fa ti accoglieva un razzo gigante rosso e bianco di una delle più belle storie di Tin Tin. Ti trascini un trolley e uno zaino per il portatile ed i documenti che serviranno per la riunione del giorno dopo e prendi al volo l’autobus o il treno che ti porta rapidamente in centro città, sognando una pizza del ristorante italiano a Schuman, nel cuore del quartiere europeo, o una birra trappista alla Grande Place e poi il letto nel solito albergo. Sveglia presto, giacca e cravatta e si va nelle sale ovattate della Commissione o delle altre istituzioni dove ti aspettano litri di quello che si ostinano a chiamare caffè. Si incontrano amici e colleghi, euroburocrati inclusi, quelli dalle camicie lilla e le cravatte improbabili, con cui ormai da anni si condividono discussioni e qualche cena, e verso le sei si riparte: bus, aeroporto, atterraggio, casa. E via di nuovo in ufficio. Ecco, per dire che questi schifosi assassini stavolta non hanno colpito in paesi o città che pure conosciamo e amiamo ma che ci illudiamo di considerare altro rispetto al nostro quotidiano. Oggi c’è di mezzo un pezzo della nostra vita di tutti i giorni e del nostro lavoro. Della nostra storia. Della convinzione che, con tutte le difficoltà e gli intoppi e le storture che ci sono, ogni volta si va lassù per il nostro Paese e per gli ideali di integrazione e solidarietà che hanno portato a questo continente un inusitato periodo di pace. Ed è qualcosa che, se possibile, picchia ancora più a fondo. Soluzioni e proposte verranno. Per ora una cosa va detta: la risposta migliore a questa gente è riaffermare, oggi come non mai, come servitori dello Stato, i valori democratici della costruzione europea. Per oggi basta.

Pubblicato su Formiche 

Contrassegnato da tag , , ,

Il razzismo dopo i fatti di Parigi

AAEAAQAAAAAAAAZTAAAAJDZkNDkyOTM0LTUzMjUtNDM1ZC1iNmFkLWE2NTIxNDFmYThiZQ

Dopo i tragici fatti di Parigi, Khalid Chaouki, deputato del PD nato in Marocco e cresciuto in Italia dall’età di due anni, ha sentito il dovere, da musulmano e rappresentante delle Istituzioni di questo Paese, di rappresentare lo sdegno e la condanna per la strage compiuta dai fanatici che si ispirano alla ideologia del cosiddetto Stato Islamico, rilanciando la necessità di un’azione diplomatica congiunta e un sempre maggiore sforzo per l’integrazione, rifiutando ogni ambiguità da parte delle comunità musulmane. Ebbene, la sua pagina Facebook e il suo account Twitter sono stati letteralmente inondati da insulti e intimidazioni d’ogni genere: dal “fuori da casa mia”, a “è finito il tempo per voi cammellari” e “in Africa a calci in culo”. Fino a vere e proprie minacce di morte. Non è purtroppo una novità: da sempre Chaouki – come, d’altronde, Cécile Kyenge – è oggetto di insulti a sfondo razzista da parte dei professionisti dell’odio social, sia per il colore della sua pelle che per la sua religione: oggi, dopo le stragi di Francia, gli attacchi riprendono vigore e devono preoccuparci molto. Per più di un motivo.

In primo luogo perché dimostriamo, ancora una volta, di non sapere tenere sotto controllo la pancia razzista della nostra società. Non tanto perché cento o mille idioti vomitino insulti irripetibili contro qualcuno in quanto nero o per qualsiasi altro motivo, ma perché su questo si è registrata e si registra ancora troppa timidezza della politica. È ora di dare un taglio alle invettive contro stranieri, musulmani o neri la cui violenza intrinseca non viene affatto arginata dalle successive precisazioni e correzioni di rotta di rito. Sta alla politica avere la testa e la visione di ampio respiro per confinare ogni manifestazione di estremismo che non fa che acuire la tensione sociale interna, soprattutto se per giochi politici di piccolo cabotaggio.

Questo – e siamo al secondo motivo – vale soprattutto oggi, quando si innesca un gioco pericoloso in cui rischiamo di essere gli utili idioti di una strategia del terrore attentamente pianificata e guidata da una ideologia assolutista che stentiamo a comprendere. Attaccare chi promuove e rappresenta l’integrazione è prima di tutto un assurdo logico, dato che costoro rappresentano i nostri migliori alleati nel far fronte contro chi desidera innanzi tutto distruggere il nostro stile di vita. Ed anzi, annacquare le cose positive compiute in materia di integrazione nel nostro Paese fornirà maggiori spazi a coloro che fanno del proselitismo presso gli scontenti e gli emarginati la loro arma più efficace. E, sia chiaro, non c’è muro che tenga di fronte ad un fenomeno migratorio, per molti versi drammatico, che va governato con la dovuta attenzione ai diritti umani e con la cooperazione internazionale (richiamo, a questo proposito, le condivisibili proposte di Galli della Loggia espresse sul Corriere della Sera di pochi mesi fa). Senza speculazioni sull’intollerabile equazione rifugiato uguale potenziale terrorista.

Il rigurgito razzista degli ultimi giorni, infine, deve almeno servire a ricordarci che l’Italia, con tutti i suoi inenarrabili difetti, è uno Stato democratico, che ha conosciuto nella sua storia le leggi razziali ma che oggi è membro fondatore dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa, e che nell’Europa dei lumi tiene forti le sue radici. Proprio, dunque, perché abbiamo il dovere di difendere la civiltà europea e le sue conquiste, non possiamo e non dobbiamo cedere sui principi di eguaglianza e solidarietà che ne costituiscono le basi indefettibili. Non comprendere, fra le molte, queste ragioni di buon senso rischia di indebolirci come comunità – Italiana ed europea – e renderci vulnerabili. È un lusso che non possiamo permetterci.

Pubblicato su Linkiesta

Contrassegnato da tag , ,

Dopo Parigi: i nemici di tutti

La prima riflessione, a caldo, dopo gli attacchi terroristici a Parigi è la paura. Paura che possa accadere di nuovo, magari a casa nostra, una paura che ci fa richiudere in noi stessi. Scontiamo, tuttavia, il fatto che noi europei siamo terribilmente ignoranti: non sappiamo cosa accade a poche ore di aereo dai nostri confini, addirittura ad un bracco di mare dalla Sicilia. Decapitazioni, kamikaze e lotte tribali entrano in un frullatore dal quale esce poco o nulla. Uno dei risultati di questa situazione è che rischiamo di non capire il fenomeno in corso e di soccombere alla reazione indiscriminata contro un fantomatico “Islam”. Le deprecabili prove di questa reazione di pancia o spacciata per tale – la copertina di Libero è paradigmatica, da questo punto di vista – sono la migliore risposta che il fanatismo attende. Non si tratta di invocare un appeasement, quella che di fronte al nazismo si rivelò una drammatica forma di debolezza. Si tratta di capire che il movimento criminale (i movimenti, meglio) di fanatici ammantati di religione sono i nemici di tutti, indipendentemente da nazionalità o credo. Il patrimonio di civiltà di cui l’Europa, con tutti i suoi difetti, è custode, vede nella Francia il suo epicentro: rinunciare a quei principi che sono una conquista dell’umanità sarebbe una grave sconfitta, morale prima che politica e militare. Si tratta allora di negare l’evidenza? No affatto. Ha ragione il Presidente francese quando parla di atto di guerra: è una guerra che va avanti da anni contro uno stile di vita che per molti è odioso. La libertà delle donne e degli uomini, la libertà di pensiero e di dissenso, la libertà dei costumi e delle opinioni è un qualcosa di intollerabile per chi immagina uno stato totalitario di dimensione globale. Difficile capire i perché. La reazione deve essere forte. Ma quel che conta ora è ricordare chi siamo: e che, anzi, la libertà non è una conquista duratura, ma può vacillare. Quei maledetti colpi di kalashnikov che hanno ammazzato più di cento persone, a dispetto della loro etnia o religione, non ce li dobbiamo dimenticare. E, allo stesso tempo, non dobbiamo perdere il lume della ragione, quel lume fra i lumi che la Francia ha donato alla civiltà moderna. Far levare i jet e sterminare l’Isis, come chiede un alto rappresentante delle Istituzioni Italiane, al di là della sua perfetta improprietà, è l’esempio di scuola della reazione che si aspettano i fanatici d’ogni risma. È un quadro terribilmente complicato che fa tremare i polsi, in cui entra a forza anche l’emergenza migrazione: molto bello twittare ossessivamente #iononhopaura, ma inutile negare che il solo pensiero che qualcosa del genere possa accadere in Italia è terrorizzante, soprattutto in vista del prossimo Giubileo. Ed è un quadro di cui ignoriamo la complessità, nel quale giocano elementi religiosi, economici, geopolitici. In questo momento occorre essere consapevoli che uno Stato democratico ha la forza per difendersi e reagire, salvaguardando i propri valori. Ne ha la forza militare e di ordine pubblico, come quella dei propri valori fondanti.Gli apparati di sicurezza lavorano febbrilmente e va riposta ogni fiducia nel loro operato. Ma non dimentichiamo che aldilà di ogni recinto o muro la partita è globale, e che a livello globale va giocata, in ogni possibile arena e con ogni possibile partner che rifiuti il terrorismo. Il resto è fuffa.

Pubblicato su Formiche

Contrassegnato da tag , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: