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Un voto bloggato

E’ andata: dopo molti anni, quorum raggiunto. Evidentemente, su certi temi i cittadini Italiani si muovono e si scuotono dall’apatia. Esplode la gioia dei comitati per l’acqua e contro il nucleare, mentre il popolo di centro-sinistra (ma non solo, credo) gongola per l’abrogazione delle norme sul legittimo impedimento. Sberle al Governo? Dopo le dichiarazioni di inutilità del voto e di invito a non andare alle urne, oggettivamente sì. Ma quello che colpisce, e che mi ha colpito nell’ultimo mese, è stata la mobilitazione nella rete a favore del voto: e-mail, twitter, post sui blog (non sono un grande amante di Facebook, confesso) hanno avuto una parte importante nel suscitare interesse e, anzi, entusiasmo, per questi referendum. Non tutto passa dai partiti, è chiaro, con tutti i vantaggi e i rischi del ruolo della rete. Basta pensare a come la nuova Costituzione Islandese si stia scrivendo (anche) attraverso il dibattito sui social network o come il Governo Cameron abbia lanciato una consultazione telematica nella quale i cittadini hanno detto la loro sulla razionalizzazione delle spese nel settore pubblico. Dalla democrazia bloccata alla democrazia bloggata?

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Vademecum minimo per referendum

Voterò sì ai 4 quesiti, seppur non ideologicamente, ovvero non seguendo o meno le indicazioni dei partiti. E comunque voterò, come vorrei facessero gli Italiani, così da contribuire al raggiunimento del quorum e rendere valida la consultazione, qualunque possa essere l’esito. Sono referendum molto particolari, con una doppia anima: quella legata a tematiche connesse al modello di sviluppo e ai beni comuni inalienabili, da una parte; quella fatalmente intrecciata alle politiche del (Capo del) Governo, che permeano senza dubbio l’essenza stessa delle questioni sottoposte ai cittadini, dall’altra. Partiti ondivaghi? Sì. Poca informazione? Di fatto inesistente. Il voto sul nucleare è certamente quello che, più degli altri, dopo la catastrofe giapponese, mobilita l’opinione pubblica, ma strumento e quesiti meritano, tutti, la massima attenzione democratica.

E mentre qualcuno, molto poco istituzionalmente, dopo che 350 milioni sono stati gettati a mare per non voler accorpare i referendum alle recenti elezioni amministrative (ne avevo parlato qui), dice che è tutto inutile, rimando ad una cassetta degli attrezzi minima per l’11 e il 12 giugno:

  •  la pagina istituzionale del Ministero dell’Interno con i dati nudi e crudi sui quesiti;
  •  la pagina per accedere alle pronunce della Corte Costituzionale sulla ammissibilità dei quesiti (basta digitare 2011 e referendum per il tipo di giudizio sottoposto);
  • le ragioni del no e quelle del per l’abrogazione delle norme in materia di acqua;
  • le posizioni del Forum Nucleare Italiano e le ragioni del per l’abrogazione delle norme in materia di nucleare;
  • le ragioni del alla abrogazione delle norme in materia di legittimo impedimento. Non ho trovato nessuno che sia esplicitamente per il no: si accettano contributi…
  • le guide di VITA, del Post e di SkyTG24.

Ne riparliamo il 13.

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Nel mondo dell’infinitamente piccolo

Dicono gli scienziati che la natura delle cose la si capisca soprattutto nel mondo dell’infinitamente piccolo, a livello sub-sub-subatomico. Ho fatto il classico, e non mi azzardo a discettarne, ma una controprova l’abbiamo grazie alle vicende dell’ormai celeberrimo gruppo dei Responsabili. Alzi la mano chi c’ha capito un cacchio fra i tira e molla, esci ed entra, aspirazioni e fregature, agopuntura e dintorni: eppure abbiamo un Governo che si regge sulla continua divisione cellulare della materia (politica?) responsabile. Arriva adesso la scissione di Noi Sud, determinante movimento politico che fa capo a Arturo Iannaccone, uno di coloro che ha fatto andare sotto il Governo perché in cerca di parcheggio. Pare che serva ad allargare la maggioranza, in ossequio al principio della perpetua espansione della materia universale. Tuttavia, un lato positivo in questo spaccare il capello in quattro, in otto, in sedici e così via in progressione geometrica c’è: speriamo che tutti i nuovi nuclidi che nascano dai Responsabili per allargare la maggioranza di Governo si diano da fare per comporre dei nuovi inni! E mica vogliamo lasciare soli soletti Scilipoti e Pionati! Dai!

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Ottocentosettantadue

Un uno-due niente male. I risultati delle amministrative, al netto dei ballottaggi, sembrano segnalare una inversione di tendenza netta nelle preferenze degli elettori, e la cosa ha un significato socio-politico molto chiaro. Almeno per me. Questa sterzata si appalesa, infatti, proprio nel momento del massimo scontro politico ed istituzionale continuamente attizzato nel Paese, quando sembrava che arrivasse il definitivo sfondamento guidato con pervicacia dal Presidente del Consiglio contro tutto e tutti, puzzoni inclusi.

Ed invece, evidentemente, una buona parte degli Italiani, a mio parere non necessariamente fidelizzati per il centro-sinistra, non gradisce o non gradisce più la modalità di fare politica imposta da un certa parte. Non ha amato, è lecito presumere, i disinvolti cambi di casacca, i manifesti anti-procure, gli sgarbi istituzionali, gli insulti gratuiti, le battute omofobe, l’aggressione verbale ostentata, le accuse di contiguità al terrorismo sparate in zona Cesarini (per tacer del bunga-bunga). Se una prima conclusione può esser tratta, aldilà delle formule politiche e di schieramento, è che ritorna una voglia di normale dialettica politica e lo testimoniano le 872 preferenze (francamente miserelle) assegnate a Lassini, che qualcuno voleva far passare come candidato simbolo a Milano.

L’altro fattore a mio modo di vedere importantissimo è lo strabiliante risultato del referendum sardo contro il nucleare. Quorum ampiamente superato e una valanga di no che manifesta una nettissima contrarietà alla installazione di centrali nucleari e allo stoccaggio di scorie radioattive nell’isola. Lo dico sempre: sono ideologicamente e parzialmente assestato su posizioni anti-nucleariste ma, in questo caso, c’è poco da discutere di fronte a percentuali del genere. E non può non essere messo in conto come uno scacco, chiaro e decisivo, alla politica del Governo in materia: consiglierei grandissima attenzione, quindi, a chi persegua l’obiettivo di non fare votare i cittadini su un tema così decisivo, soprattutto adesso. Ora la palla passa a chi ha avuto, e molto probabilmente avrà confermata la fiducia degli elettori. Ma questa è un’altra storia.

Nota a margine: c’è qualcuno che proprio non ha capito l’aria che tira. Però l’ha presa bene. Con moderazione, direi.

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