Perché si fa il Gay Pride

Per questo. E per questo. E anche per questo. E, infine, per questo. Mi dispiace di questo, tuttavia.

Il solito tran(s) tran(s)

Altro giro, altra corsa. La vicenda del consigliere provinciale Zaccai ha fatto il giro dei tg, dei giornali e dei blog, suscitando curiosità, ilarità, un bel po’ di morbosità e qualche interrogativo. Inevitabile il paragone con le foto di Sircana e  il caso Marrazzo che, come la notizia di questi giorni, sono stati conditi da dosi massicce di ipocrisia. In primo luogo quella degli interessati, i quali, legittimamente e come ciascuno/a di noi, possono dividere le lenzuola con chicchessia, purché adulto/a e consenziente, tenendo a mente, però, che occorrerebbe avere un minimo di coerenza, evitando di sbandierare il motto “Dio, Patria e Famiglia” e di distribuire crocefissi. O, perlomeno, prendere attivamente ed energicamente le distanze da dichiarazioni o media che non fanno della difesa della libertà e riservatezza della sfera sessuale la loro bandiera.

Più in generale non riusciamo, purtroppo, a scrollarci di dosso questo insopportabile perbenismo un po’ sessuofobo che appesta la nostra vita pubblica e privata. Il macho latino è un modello che, sotto sotto, coltiviamo con amore, le barzellette sui froci ci fanno sempre ridacchiare e, tendenzialmente, è sempre meglio metterci al riparo con lavoro, matrimonio e (almeno) un figlio, non si sa mai. L’unica osservazione che posso fare, relativamente a situazioni del genere, è quella che non ho il minimo interesse con chi gli Italiani (e i politici italiani) si aggroviglino, purché non mi si rivenda che non lo debbano fare altri in libertà. Per la coca, mi sembra una cosa da fessi ma, almeno, dopo non si vada in aula o ci si metta alla guida.

Certo, fa specie prendere atto che se si frequentano escort (sarebbero le mignotte, per chi non lo sapesse) tutto sommato la cosa rientra nelle inevitabili necessità del maschio; al contrario, se ci si accompagna con trans, l’ignominia è praticamente trasversale. Questa la trovo l’ipocrisia peggiore. Gran parte dei/delle transessuali si prostituiscono, per tanti motivi che attengono a scelte personali, a bisogno, a giri di coercizione e così via, ma anche perché trovare un lavoro non è una cosa facile. Avere le tette e il pene (o non averlo più) sembra un ostacolo fenomenale ad una normale vita di società. Ma perché?

Non esistono negri italiani

Non seguo praticamente per nulla il calcio che, in realtà, mi sta anche un po’ sulle scatole per il vortice di soldi e spettacolo che lo circonda. Mi ha, però, colpito come a un giocatore nero di Brescia, Mario Balotelli, vengano continuamente rivolti simpatici cori negli stadi, del tipo “non esistono negri italiani” e altre amenità del genere. E le partite vanno avanti come nulla fosse, senza sospenderle. Sentivo oggi alla radio che se si fermassero le partite ogni volta che cori razzisti partono dalle curve, si giocherebbe sempre a porte chiuse. E allora?

Il diverso fa paura. E se il diverso è bravo e di successo, e magari anche un po’ antipatico, come Mario, diventa insopportabile. Poco da discutere, si tratta di dare un esempio chiaro, limpido. Mettere Balotelli in Nazionale come risposta? E perchè no? Ma fermiamo le partite al primo accenno di cori demenziali. E non basta, tuttavia. Si deve partire dall’inizio, frenare la paura irrazionale, capire e ragionare a partire dai ragazzi, che sono i più sensibili, nel bene e nel male, ai messaggi che vengono veicolati nel panorama dei mezzi di comunicazione, come la famigerata operazione White Christmas del Comune di Coccaglio (BS). Negri, froci o ebrei fa poca differenza.

Ne parlava in televisione stasera Gian Antonio Stella a proposito del suo ultimo libro, “Negri, froci, giudei &co. L’eterna guerra contro l’altro”, buttando là una semplice verità: l’Italia è una Paese razzista, né più né meno di tanti altri. Lo siamo stati in passato, sia in Africa sia quando solo 20 professori universitari dichiararono di non voler giurare fedeltà al fascismo. Non c’è da stupirsi, quindi, ma c’è molto da fare. Balotelli non è il primo sportivo italiano che non è proprio bianco, ne fa una bella storia Mauro Valeri in “Black italians“. Basta ricordare che Balotelli non è abbronzato. E’ proprio nero.

Le nuove frontiere del turismo sessuale

La stampa si è occupata delle polemiche sollevate dalla vicenda legata a Frédéric Mitterrand, ministro francese, e alle sue dichiarate relazioni con ragazzi più giovani raccontate nel libro “La mauvaise vie”, di qualche anno fa. Ora, posto che ognuno è libero di condurre la propria vita privata, anche sessuale, come meglio crede, purchè con adulti consenzienti, temo si stia facendo, come spesso accade, un po’ di confusione fra questioni assai diverse fra loro.

Vignetta-turismo-sessuale

Parlare di turismo sessuale, come viene comunemente definito, o pedofilia in questo caso mi sembra fuorviante. Il terribile  fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori, in Italia come nei paesi del Sud del mondo, è una vera e propia piaga delle società contemporanee, soprattutto di quelle più povere: ha risollevato il tema recentemente il Corriere della Sera, denunciando come queste pratiche odiose si allarghino a paesi come Cambogia, Nepal, Macao, oltre alle tradizionali terre del sud-est asiatico. ECPAT, l’Ong internazionale che lotta contro il fenomeno, ha da poco diffuso un rapporto sulle difficoltà di assicurare alla giustizia coloro che, per noia, per curiosità o per devianza, comprano la vita sessuale dei minori.

Ebbene, alla luce del dibattito che si è avuto sui media negli utlimi tempi, mi sembra ci muoviamo su piani diversi: una cosa sono le legittime e naturali tendenze sessuali di ciascuno di noi; altro è cercare sesso a pagamento con persone consenzienti (quale tipo di sfruttamento molto spesso sia dietro alla scelta di vendere il proprio corpo è questione ancora a parte); altro ancora è costringere un adulto o, addirittura, un minore, ad un rapporto sessuale. Questo, mi sembra, è il punto su cui impegnarsi sempre più e da tenere nettamente distinto, per evitare il rischio, nel frullatore mediatico, di non tenere alta la guardia.

Senza parole

Roma, Via Cavour, 8.9.2009, dopo gli attacchi omofobi dei giorni scorsi nei dintorni del Colosseo.

 Colosseo

Per un decalogo europeo contro l’omofobia

In un clima di non grande entusiasmo per le elezioni del nuovo Parlamento, mi sembra centrale l’iniziativa promossa da Ilga Europe, la federazione europea delle associazioni lgtb (persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender): sono state avanzate 10 richieste ai candidati parlamentari tese a continuare il cammino dei diritti delle comunità non etero.

Lithuania_ILGA_Gay

Il decalogo proposto chiede l’impegno dei futuri parlamentari europei, fra le altre cose, per una direttiva europea contro tutte le discriminazioni e per porre fine alla gerarchia dei diritti. Punto qualificante, ovviamente, è quello relativo all’aumento del riconoscimento reciproco fra gli stati dell’Ue delle unioni e matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Alla luce delle polemiche che stanno accompagnando il corteo del Gay Pride romano di quest’anno e delle piccole e grandi discriminazioni che molti cittadini europei vivono quotidianamente (immigrati inclusi), mi sembra un’iniziativa da sostenere e da seguire nel suo sviluppo nel nuovo Parlamento.