La proposta shock

Saranno promesse elettorali? A Roma al Pigneto si è avanti, l’ho sempre detto.

Profondo rosso

Non so se celebrare o meno ma finalmente, dopo anni di resistenza attiva, oggi sono andato in rosso sul mio conto corrente, alzando bandiera bianca. Sarà la crisi? Quella che ci dicevano non ci fosse?

Buone feste

Via Nandokan.

Feticismo contabile

Mi ero conservato il ritaglio di giornale con l’Amaca di Michele Serra del 10 dicembre per farci un post, trattando temi che mi interessano da sempre. Confesso che, rileggendolo, è un pezzo che non abbisogna di commenti e lo ripropongo qua, un po’ per pigrizia, un po’ per invidia.

Le paurose paginate di giornale sulla congiuntura economica, giungle di cifre e percentuali, labirinti di balzelli presenti e futuri, hanno alla fine l’effetto di farci sentire del tutto impotenti di fronte a quello che già alla fine del secolo scorso la saggista francese Viviane Forrester battezzò “L’orrore economico”. A meno di soffrire di una sorta di feticismo contabile, l’istinto è alzare le mani, chiedere il conto, pagarlo (se si è in grado) e andarsene in mezzo ai boschi o alla neve o al mare, per capire che cosa ci rimane da pensare, da vedere, da sognare al di fuori dei quattrini. Non é una questione di morale, ma di metabolismo. E il corpo che si rifiuta, alla lunga, di misurare il mondo solo con il metro economico, di parlare solo di soldi, di calcolare la giornata, la settimana, la vita come una variabile dipendente dai bilanci statali, aziendali, familiari. L’economia è un insieme di diagrammi dentro i quali cerchiamo giorno dopo giorno il nostro puntino. Ma non siamo solo quel puntino, per fortuna. Siamo fatti di carne e ossa, e dotati di cinque sensi che non riescono a nutrirsi solo di videate e di scartoffie. L’economia è roba metafisica, riguarderà magari l’anima degli umani: ma la vita fisica esige altre emozioni, e si sente soffocare nella galera dei conti pubblici e privati.

Troppo grossi per fallire (e da capire)

Mi è appena capitato di vedere “Too big to fail“, il film sul crac finanziario USA di un paio di anni fa. E poi, un po’ frastornato dalla tempesta perfetta che ci staziona sulla testa, leggo – sfogliacciando a caso – che, a proposito delle vicende di questi mesi, oggi è stato “raggiunto un accordo per abbassare di 50 punti base il prezzo degli attuali swap sulla liquidità in dollari Usa (che precedentemente era a 100 punti base sopra l’overnight index swap)”. Ma suona male dire che, nell’uno come nel’altro caso, non ci ho capito nulla?

Il supremo reggitore

Devo essere sincero: se dovessi dire che sono pienamente felice e soddisfatto per il prossimo Governo Monti, direi una bugia. E la direi perché, sia pure in parte, la costituzione di questo esecutivo di novembre ha – anche – la paternità della superna dimensione economico-finanziaria, che mi preoccupa assai. Sia chiaro, innegabili le responsabilità del Governo uscente ed evidente il peso della crisi di fiducia che alcuni coloriti atteggiamenti hanno contribuito a scatenare a livello internazionale. Tuttavia, questa cosa mi lascia un retrogusto amaro. Ci piaccia o meno, siamo in emergenza e sottoscrivo le riflessioni del Nichilista. E, di converso, ripesco dalle ormai lontanissime memorie dei miei studi di diritto costituzionale e penso che quel costituzionalista insigne ci avesse visto giusto a indicare come il Presidente della Repubblica, in caso di crisi del sistema, si erga a supremo reggitore dello Stato. Così, tanto per.

Fuga di cervelli

Bini Smaghi si è dimesso, Il banchiere andrà ad Harvard. E annatevelapijander. O fa il ministro con Monti?

Indignados

Il test della realtà

Tra ristoranti e aerei pieni, minacce di rivoluzione, anatemi del Financial Times e un diavolo di mal di schiena dopo una bella manifestazione, il Fondo Monetario ci sottopone al test della realtà. Ma davvero, eh!

E se lo dice il Papa

“Auspico che l’incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale”: questo l’appello che il Papa lancia ai partecipanti al G20 francese, che si apre nel mezzo delle drammatiche difficoltà di questi giorni. E ha perfettamente ragione: come ha richiamato nella Enciclica “Caritas in Veritate“, Benedetto XVI mette in risalto la profonda disumanizzazione del sistema economico finanziario globale che, lo dicono i fatti, sembra sfuggire ad ogni controllo nazionale e scarica i suoi effetti devastanti sui Signori Rossi, Smith o Gonzales. La cosa che mi stupisce è che ce lo (ri)dica una autorità religiosa e non i Capi di Stato “terreni”: appare paradossale che, alle prese con tempeste perfette sulle quali niente e nessuno può nulla, i potenti della Terra si riempiono la bocca di parole (un poco di sviluppo sostenibile non si nega a nessuno) attaccandosi pervicacemente alle stesse dinamiche che hanno portato ad una delle crisi più lunghe, gravi e profonde che la Storia recente ricordi.

Non che questo spazzi via il fatto che, volenti o nolenti, l’Italia oggi abbia una credibilità internazionale pari a quella di un pluriprotestato che minacci di gettarsi nel fiume: ognuno/a provi a trovare da solo/a i motivi della nostra perduta autorevolezza presso il consesso globale. E’ una figura che, con tutti i nostri bizantinismi congeniti, non ci meritiamo. Non è, tuttavia, possibile nascondere che la dittatura globale finanziaria, che può far cadere governi democraticamente eletti come birilli, è a dir poco inquietante. Un po’ 1984, insomma. Le prossime settimane, se non le prossime ore, ci diranno qualcosa di più su come proverà a cavarsela l’Italia e se ancora una volta dovremo pagare per motivi e ragioni a noi totalmente estranei. Tuttavia, “mercati e democrazia non vanno d’accordo tanto facilmente”, ricorda Guido Rossi sul Corriere (grazie a PR): la piovra resta abbarbicata là.