Un posto in Paradiso

I Paperoni d’America, capitanati da Bill Gates, si uniscono in un club dedito a donare in beneficienza parte dei loro immensi patrimoni. Sei settimane fa, riporta la stampa, è stata lanciata “The giving pledge“, una iniziativa volontaria che vede l’impegno di un gruppo di milionari USA a versare cifre da capogiro a scopi sociali mentre sono in vita o dopo la loro morte, per un ammontare che pare si aggiri sui 600 miliardi di dollari.

Bello, per carità. Però, quando sento parlare di beneficienza come questa, non riesco a scrollarmi di dosso l’impressione che probabilmente avrebbe giovato di più alla comunità nel suo complesso un modello di sviluppo diverso ed un mondo dell’imprenditoria meno selvaggio e che mi piacerebbe tanto una società in cui la filantropia non servisse. Certamente saranno denari utili, fors’anche utili a guadagnarsi un posto in Paradiso. Non si sa mai.

Taglia che ti passa

Tra poco saremo alla ghigliottina in piazza: per primi toccherà ai dirigenti generali ed agli apicali dei Ministeri, poi si passerà alla dirigenza di mezzo calibro (a cui mi onoro di appartenere) e, infine, fatte rotolare tutte le teste, non rimarrà che far salire sul patibolo i dipendenti pubblici tutti, vera causa dei mali del paese, mangiapane a tradimento e divoratori di bambini. Questo è il clima, bellezza. Non ci credete? Date una letta ai commenti ad una intervista che un segretario generale di un Comune del Lazio ha dato oggi al Corriere, in cui, caparbiamente, dichiarava la sua intenzione di fare ricorso ove avessero toccato il suo stipendio di 128.000 euro (lordi, naturalmente). Apriti cielo!

Ora, qualche considerazione, pur trattenendo l’irritazione, è d’obbligo, soprattutto in un momento come quello che sta passando il Paese. La crisi, innanzitutto. Fino a ieri si faceva a gara tra i politici (ricordi il lettore quali) per tranquillizzare, per dire che il peggio è passato, per incoraggiare al consumo. In un batter d’occhio, tuttavia, ci piomba in testa la Grecia e siamo alle prese con una manovra economica di guerra: vai di forbice, quindi, tagliando con un occhio di riguardo ai tanto vituperati dipendenti pubblici. E sapete perché? Perché non evadono! E’ impossibile farlo, tanto che, per molti di loro (me incluso), i salari sono disponibili su internet. E’ troppo percepire 128.000 euro lordi per fare il segretario generale di un Comune? Ma qualcuno ha un’idea di cosa vuol dire supervisionare un Comune medio italiano? Purtroppo, sembra che il momento della ragione sia passato: mal comune, mezzo gaudio.

Insomma, io la vedo così. Prima si gioca a dadi con la vita delle persone, in particolar modo chi ha reddito fisso o pensione, da una parte, e i precari dall’altra: tutti costoro, è bene ricordarselo, sono sulla stessa barca. Poi, quando il giochino si rompe, i cocci si mollano all’equipaggio (e ai passeggeri), che deve arrangiarsi nel pagare il conto. A questo punto il panico: siamo al tutti contro tutti per abbandonare la nave e ci si pesta i piedi per guadagnare le scialuppe senza riguardo per nessuno, mentre qualcuno le snobba per tirare fuori un bel fuoribordo (in nero). Il Titanic in salsa nostrana, insomma. Se solo fossimo un Paese civile in cui tutti pagano le tasse saremmo almeno sicuri di viaggiare tutti assieme, magari in seconda classe, ma comodi. Se non fosse per l’economia canaglia….