Mille proroghe, almeno due sciocchezze

Continua al Senato la corsa per la conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, il c.d. Milleproroghe, la zona cesarini legislatva di fine anno. Leggo oggi che il lupo perde il pelo ma non il vizio: un paio di emendamenti dei senatori Esposito e Latronico puntano nuovamente, dopo le ripetute polemiche degli scorsi mesi, a spostare la CONSOB a Milano. Tutto l’arco politico della Regione Lazio (Polverini, Zingaretti, Alemanno) contrario, ma il partito centrifugo (verso il Nord) non molla. A che pro?

Ancora. All’articolo 2 (Proroghe onerose di termini) si prevede da una parte la prosecuzione del 5×1000 per l’anno 2011 e, dall’altra una quota di 100 mln, nell’ambito della somma complessiva di 400 mln, “destinata ad interventi in tema di sclerosi amiotrofica per ricerca e assistenza domiciliare dei malati ai sensi dell’articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”. Ebbene, ad oggi, e fatte salve modifiche in sede di conversione, questa ulteriore ripartizione rischia di rivelarsi tecnicamente inapplicabile. In primo luogo, infatti, si legano i 100 mln per la SLA alle procedure individuate per il 5 per 1000 (“a valere su tale importo”, recita la norma), il che significa seguire i lunghi tempi legati al riparto che segue le indicazioni dei contribuenti, nonché la destinazione alle ONLUS ed agli enti individuati preventivamente per l’anno 2011. In secondo luogo, inoltre, ed in modo quasi schizofrenico, gli interventi per la SLA sono da intendersi “ai sensi dell’articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”, ovvero ai sensi della norma che ha istituito il Fondo nazionale per le non autosufficienze (FNA), che per il 2011 non ha, ad oggi, una nuova dotazione.

Insomma, 5 per 1000 o FNA? Welfare e Salute? E attraverso quale indicazione tecnica? Si rischierebbe, addirittura, di non sapere come utilizzare quei fondi e, in ogni caso, di provocare una sorta di lotta fra poveri fra le associazioni dei malati di SLA e delle loro famiglie e il mondo delle ONLUS e del volontariato destinatario delle risorse del 5 per 1000. Urgono emendamenti. Stavolta sensati.

Oltre la notizia, ma proprio oltre

Il tenero Giacomo era quello che, sulla Settimana Enigmistica, ci rimandava regolarmente all’ultima pagina. Stavolta però, anche all’ultima pagina, nessuna traccia del fatto che, con formale ratifica, l’Unione europea è diventata parte contraente della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, primo trattato generale sui diritti umani ratificato dall’Ue nel suo insieme. Una bella notizia davvero, sia per le persone con disabilità che per la strada della storia dell’integrazione europea. Peccato che praticamente nessuna testata di rilevo nazionale, della carta stampata o della televisione, ne abbia dato conto col rilevo che la notizia meritava, o anche solo di sfuggita. Rimandati e basta.

Diversamente cittadino

Milano, Italia, anno 2010. Ovvero, stai a casa che è meglio.

Diversamente alunni

“Classi separate per disabili” strilla il Corriere della Sera a proposito dell’idea del Presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, convinto che «le persone disabili ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici». Una botta da niente, cui fa eco La Repubblica con  “Scuola, vietata ai ragazzi disabili” sulla scarsità degli insegnanti di sostegno.

Faccio il Pierino e ricordo al Fontanini che l’articolo 24 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità dispone che: 

«1 “Gli Stati Parti riconoscono il diritto all’istruzione delle persone con disabilità. Allo scopo di realizzare tale diritto senza discriminazioni e su base di pari opportunità, gli Stati Parti garantiscono un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli ed un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita, finalizzati: (a) al pieno sviluppo del potenziale umano, del senso di dignità e dell’autostima ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della diversità umana; (b) allo sviluppo, da parte delle persone con disabilità, della propria personalità, dei talenti e della creatività, come pure delle proprie abilità fisiche e mentali, sino alle loro massime potenzialità; (c) a porre le persone con disabilità in condizione di partecipare effettivamente a una società libera.(e) siano fornite efficaci misure di sostegno personalizzato in ambienti che ottimizzino il progresso scolastico e la socializzazione, conformemente all’obiettivo della piena integrazione.

2. Nell’attuazione di tale diritto, gli Stati Parti devono assicurare che: (a) le persone con disabilità non siano escluse dal sistema di istruzione generale in ragione della disabilità e che i minori con disabilità non siano esclusi in ragione della disabilità da una istruzione primaria gratuita libera ed obbligatoria o dall’istruzione secondaria; (b) le persone con disabilità possano accedere su base di uguaglianza con gli altri, all’interno delle comunità in cui vivono, ad un’istruzione primaria, di qualità e libera ed all’istruzione secondaria; (c) venga fornito un accomodamento ragionevole in funzione dei bisogni di ciascuno; (d) le persone con disabilità ricevano il sostegno necessario, all’interno del sistema educativo generale, al fine di agevolare la loro effettiva istruzione;

3. Gli Stati Parti offrono alle persone con disabilità la possibilità di acquisire le competenze pratiche e sociali necessarie in modo da facilitare la loro piena ed uguale partecipazione al sistema di istruzione ed alla vita della comunità. A questo scopo, gli Stati Parti adottano misure adeguate, in particolare al fine di: (a) agevolare l’apprendimento del Braille, della scrittura alternativa, delle modalità, mezzi, forme e sistemi di comunicazione aumentativi ed alternativi, delle capacità di orientamento e di mobilità ed agevolare il sostegno tra pari ed attraverso un mentore; (b) agevolare l’apprendimento della lingua dei segni e la promozione dell’identità linguistica della comunità dei sordi; (c) garantire che le persone cieche, sorde o sordocieche, ed in particolare i minori, ricevano un’istruzione impartita nei linguaggi, nelle modalità e con i mezzi di comunicazione più adeguati per ciascuno ed in ambienti che ottimizzino il progresso scolastico e la socializzazione.

4. Allo scopo di facilitare l’esercizio di tale diritto, gli Stati Parti adottano misure adeguate nell’impiegare insegnanti, ivi compresi insegnanti con disabilità, che siano qualificati nella lingua dei segni o nel Braille e per formare i dirigenti ed il personale che lavora a tutti i livelli del sistema educativo. Tale formazione dovrà includere la consapevolezza della disabilità e l’utilizzo di appropriate modalità, mezzi, forme e sistemi di comunicazione aumentativi ed alternativi, e di tecniche e materiali didattici adatti alle persone con disabilità.

5. Gli Stati Parti garantiscono che le persone con disabilità possano avere accesso all’istruzione secondaria superiore, alla formazione professionale, all’istruzione per adulti ed all’apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita senza discriminazioni e su base di uguaglianza con gli altri. A questo scopo, gli Stati Parti garantiscono che sia fornito alle persone con disabilità un accomodamento ragionevole.»

E ora chi glielo dice al Fontanini che fra gli Stati Parti c’è pure l’Italia (“Padania” inclusa)?

Porte aperte

Lo vedo su Piovono Rane ripreso dal sito di Saverio Tommasi. E poi vado a rileggermi la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

 

C’era una volta

C’era una volta un piccolo dirigente che lavorava in un Grande Ministero. Il piccolo dirigente lasciava la sua piccola magione ogni mattina e cavalcava il suo piccolo ronzino blu fino al Grande Ministero. Grande era ogni giorno l’afflusso di pellegrini al Grande Ministero, provenienti da tutte le terre conosciute dell’orbe terracqueo, e tutti attraversavano la grande via segnata da piccole strisce bianche. Fra i pellegrini c’erano gagliardi vegliardi, pulzelle con prole e, di sovente, strani cavalieri su piccole ruote che s’arrancavano con fatica (i più fortunati godevano di un solerte scudiero che li spingeva). Il piccolo dirigente non voleva rendere difficile la vita ai pellegrini e cercava sempre di legare il suo ronzino nelle apposite stalle, anche se la maggioranza dei destrieri e dei carri stazionava ovunque, rendendo difficile il camminare ai tanti pellegrini, piccoli e pulzelle, vegliardi e su rotelline.

Il piccolo dirigente credeva che ciò non fosse una cosa buona e si era per ciò appellato in passato al Grande Sovrano del Grande Villaggio e al Valvassore del Piccolo Municipio, ma i Tutori dell’Ordine non si vedevano quasi mai. Finché, un bel giorno, arrivato al Grande Ministero, vedeva che un piccolo carro azzurro era fermo sulle piccole strisce bianche, proprio quando sapeva che un cavaliere a rotelle sarebbe venuto a fargli visita. Sarà forse stata l’uggiosità della giornata, forse Morfeo aveva tardato ad accoglierlo nelle sue dolci braccia la notte prima, o fors’era preoccupato per quello che poteva accadere: comunque fosse, il piccolo dirigente chiedeva ai Tutori dell’Ordine del Grande Ministero di chi potesse essere il piccolo carro azzurro. Orbene, la straordinaria risposta era che esso apparteneva proprio ad uno dei Sovrani dei Tutori dell’Ordine che, però, si dava la solenne parola d’onore, avrebbe rimosso il suo carro per permettere il passaggio al cavaliere a rotelle e agli altri stanchi pellegrini.

Passava una dura giornata di lavoro e il piccolo dirigente lasciava, stanco ma felice, il Grande Ministero per saltare in sella al suo piccolo ronzino. Ma, ohibò, straordinaria visione, il piccolo carro azzurro era ancora là, immobile sulle piccole strisce bianche. Proprio allora, incredibilmente, una visione s’appariva allo stanco piccolo dirigente: una leggiadra pulzella, anch’essa piccola dirigente del Grande Ministero, s’usciva dal Grande Ministero esso medesimo e, sferzando i cavalli del suo piccolo carro azzurro, proprio quello sulle piccole strisce bianche, si allontanava nella notte del Grande Villaggio (solo per fermarsi poche leghe dopo in una locanda per ristorarsi, lasciando il suo piccolo carro azzurro proprio dove usualmente si fermavano i piccoli cavalli di tutti i colori).

E tutti vissero felici e contenti.

Registra il tuo battito

Andate qui e registrate il vostro battito. E magari leggete qualcosa sugli Obiettivi del Millennio, che ci riguardano tutti. Noi e i nostri Governi.

Ci sono 5 anni per raggiungere 8 obiettivi di civiltà: se ne parlerà tra pochi giorni nella Conferenza di NY dove, agli inizi di settembre, si è anche discusso della necessità di non tralasciare nel quadro degli obiettivi il tema dei diritti delle persone con disabilità. Vale la pena saperne di più dato che molti dei media italiani sembrano non occuparsene.

Un’estate sostenibile. E per tutti

Arrivano i 40° nelle città e, nel fuggi fuggi generale per le spiagge nei fine settimana, si fanno progetti per l’estate. Premesso che sarebbe opportuna una riflessione più profonda sul concetto e l’idea stessa di vacanza, figlia diretta, così come la concepiamo oggi, del modello prevalente di società, due aspetti meritano di essere ricordati. Il primo è che, accanto ai villaggi tutti uguali, a prescindere dalla loro collocazione geografica, e alle vacanze mordi e fuggi, esiste anche una forma di turismo che può definirsi responsabile e sostenibile. “Turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture” si legge nel sito dell’AITR: è un approccio diverso, complesso direi, che va dall’ecoturismo, per evitare impatti ambientali (e sociali) nei territori,  alla scelta di vacanze responsabili con un occhio di attenzione ai comportamenti di tour operator e strutture turistiche, ad azioni proattive per la lotta allo sfruttamento sessuale e commerciale dei minori.

Si tratta di realtà consolidate, seppure, purtroppo, ancora non troppo familiari al grande pubblico. Basti pensare che sin dal 1999 esiste un Codice Globale di Etica nel Turismo, adottato dalle Nazioni Unite nel 2001, sia pure come strumento volontario da far crescere utilizzando la cassetta degli attrezzi della responsabilità sociale, e che proprio in Italia ha sede il Segretariato del Comitato Mondiale di Etica nel Turismo, presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo. Bene ha fatto Il Sole 24 Ore a ricordare il tema in un recente articolo, dedicando spazio anche al fenomeno dell’albergo diffuso, dove “si vive con gli abitanti condividendo abitudini, cibi e tradizioni”. C’è, tuttavia, un secondo aspetto trasversale legato a quanto riportato, e cioè la possibilità che il turismo, in tutte le sue forme, sia davvero accessibile a tutti, in primo luogo alle persone con disabilità, così come sancito – ce n’era bisogno! – dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ad esempio, all’articolo 30).

Sia chiaro: parliamo di un aspetto che puo’ sembrare marginale all’interno dell’ampia questione della piena integrazione delle persone con disabilità nelle società. Tuttavia, come ci ricorda Franco Bomprezzi sul Corriere della Sera, parlando di turisti disabili, che sono anche consumatori come tutti gli altri, “bisognerebbe considerare anche il beneficio, in termini di salute e di benessere, che una buona vacanza riesce ad assicurare ad una persona disabile. Spesso il riuscire a realizzare un viaggio importante (in una città d’arte, in una capitale estera, in una meta esotica) è la vera motivazione di vita che spinge a migliorare il proprio livello di autonomia e socializzazione. Nella vacanza le persone disabili sono infatti, una volta tanto, persone “normali” e non pazienti, malati, assistiti”. E non solo “a rotelle”.

Città a ostacoli

Città inaccessibili alle persone con disabilità: piccole, semplici cose, di sapore quotidiano per (quasi) tutti diventano imprese titaniche per chi si muove su una carrozzina. Hanno fatto notizia l’odissea di Alessandro, che voleva visitare Palazzo Venezia, e la vicenda della persona che, con la propria carrozzina, ha bloccato la via al bus che non poteva farlo salire per l’ennesima pedana non funzionante (il “disabile”, lo hanno definito, con una significativa ghettizzazione culturale).

Due brutti episodi, ultimi di una lunga serie, che accadono nella capitale d’Italia e nella città simbolo della cultura e del turismo mondiale. Strano? Neanche tanto, perchè Roma è una città ben rappresentativa dello stile di vita contemporaneo, che modella gli ambienti fisici e l’immaginario idealtipico (vedere quel che accade nella tv beota) per un ben determinato profilo di persone. Minori, donne con bambini, anziani e non autosufficienti, persone con disabilità sono semplicemente tagliati fuori dal circuito dei normali. La città delle auto in mano a chi ce la fa, magari con un bel permesso per disabili. Falso, ovviamente.

In questo fa certamente la sua parte l’anima menefreghista del romano doc, che tutto sopporta con una scrollata di spalle, tanto cosa ci si può fare. Ma vince, nel profondo, la perdita della capacità di indignarsi, di reagire a situazioni inverosimili che in Paesi più civili del nostro non accadono. Bene ha fatto Ileana Argentin a denunciare in prima persona quel che accade quotidianamente nella vita di tanti: e allora è giusto che che chi subisce alla fine si incazzi. Magari ci incazziamo anche noi, chissà.

La II Conferenza delle Nazioni Unite in tema di diritti delle persone con disabilità

Si terrà presso le Nazioni Unite a New York dal 2 al 4 settembre la II sessione della Conferenza degli Stati parte della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e avrò la fortuna di far parte, assieme ad altri colleghi, della delegazione italiana.

First Phase Digital

Il tema della sessione verterà, in particolare, sulle misure legislative nazionali tese ad implementare la Convenzione. L’Italia, dal canto suo, ha ratificato la Convenzione nel marzo del 2009 (legge 13 marzo 2009, n.18), isituendo, fra l’altro, un Osservatorio nazionale sulle condizioni delle persone con disabilità, ed è impegnata nella preparazione della III Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità del prossimo ottobre.

Rendere le nostre società a misura delle persone, di tutte le persone e specialmente di quelle in stato di fragilità, è un obiettivo cui tendere con tutte le energie, e il confronto tra le politiche e le iniziative portate avanti dai diversi paesi può costituire un fondamentale momento di passaggio per proseguire sulla strada della lotta a tutte le discriminazioni.