La sostanza di un rito civile

Oggi Barack Hussein Obama ha giurato quale 44° Presidente degli Stati Uniti d’America e milioni di persone in tutto il mondo hanno seguito l’evento in diretta.

 

Nessuna considerazione di merito in questa sede ma, ci si chiede, perchè una cerimonia civile come quella cui abbiamo assisitito oggi è praticamente impensabile in Italia? Difficile immaginare una analoga invocazione di un religioso in una occasione simile? Certamente. La inevitabile dose di retorica che ha accompagnato il cosiddetto inaguguration day ci fa un pò sorridere? Direi di sì. Eppure, sentire le parole di un uomo che pochi, fino a non troppi anni fa pensavano impossibile vedere alla Presidenza (qui una su biografia ufficiale), vedere le centinaia di migliaia di persone che affollano una capitale nella morsa del gelo e ammirare le tante bandiere un pò di invidia non può non suscitarla.

Un altro mondo? Sì, sicuramente. Epperò, mi domando, un pò di ritualità, che alimenti anche una scintilla di sana comunanza, farebbe così male a casa nostra? E, tanto per fare un esempio banale e rimestare nelle cose italiche, perchè il pubblico impiegato che viene assunto nello Stato non giura più? A volte, si farebbe bene a ricordarlo, la forma è anche sostanza.

Per un turismo etico e socialmente responsabile

Dal Corriere della sera dell’11 gennaio la notizia della campagna del Governo italiano contro il cosiddetto turismo sessuale, fenomeno tristemente diffuso soprattutto in alcuni paesi orientali. «Sono coinvolti almeno tre milioni di minori per un volume di affari di oltre 100 miliardi di dollari – ha detto Michela Brambilla, Sottosegretario al Turismo – il fenomeno ha messo le radici in tutto il mondo. Nel nostro spot infatti, non figurano bambini con particolari tratti somatici o colori di capelli. Il problema coinvolge per il 75% le bimbe, per il 25% i maschietti . A macchiarsi di questo crimine vergognoso sono soprattutto i giovani una cosa allarmante. Si pensa spesso all’anziano ma in realtà i primi interessati sono giovani e spesso padri di famiglia indotti dalla possibilità di fare altrove quello che in Italia non possono fare».

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A leggere il dossier presente sul sito del Governo, l’inizativa mi sembra si muova nella giusta direzione, con azioni di sensibilizzazione, campagne audiovisive e coinvolgimento degli attori interessati, operatori del turismo in primo luogo, in un’ottica di prevenzione. In materia si era discusso anche in sede Unicef non molto tempo fa, come una delle possibili strategie di responsabilità sociale avverso il fenomeno, con la partecipazione, fra l’altro, di ECPAT. Non è un caso, credo, che fra gli impegni assunti nella dichiarazione finale del Terzo Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, tenutosi a Rio de Janeiro dal 25 al 28 novembre 2008, si trovi il seguente: “Develop, where appropriate with the support of UN agencies, NGOs, civil society organizations and the private sector, policies and programmes to promote and support Corporate Social Responsibility of corporations, companies and others operating in tourism, travel, transport and financial services, and of communication, media, Internet services, advertising and entertainment sectors; in this regard ensure that child-rights focused policies, standards and codes of conduct are implemented throughout the supply chain and include an independent monitoring mechanism“.

Nuova legge danese in materia di RS

Una collega danese dell’IFU, organismo del Ministero per la Cooperazione e lo Sviluppo, membro della delegazione governativa per ISO26000, mi informa che il Parlamento della Danimarca ha approvato il 16 dicembre una legge in materia di responsabilità sociale, seguendo quanto già portato avanti da Francia e Svezia.

Di seguito il comunicato stampa.

“Tuesday the 16th of December the Danish parliament adopted a bill making it mandatory for the 1100 largest Danish companies, investors and state owned companies will have to include information on corporate social responsibility (CSR) in their annual financial reports.

The information shall include:  a) information on the companies’ policies for CSR or socially responsible investments (SRI) and information on how such policies are implemented in practice and b)  information on what results have been obtained so far and managements expectations for the future with regard to CSR/SRI.

A vast majority of the Danish parliament passed a law that makes it mandatory for the 1100 biggest companies in Denmark, listed companies, state owned companies and institutional investors to report on their work with CSR. However, it is still up to the company to decide if or how they want to work with CSR. 

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Deputy Prime Minister Lene Espersen: – I am very pleased that the Parliament has supported this law so strongly. Many Danish companies are good at working with CSR. However, often they don’t tell the outside world about their efforts. I hope that this law will strengthen the knowledge abroad that Denmark is capable of creating responsible growth. In a globalised world facing a financial crisis and climate changes, CSR becomes an even more important competitive parameter.

Members of the UN Global Compact (GC) or UN Principles for responsible investment (PRI) do not have to give this information, but can refer in their annual reports to their Communication on Progress – provided they fulfil their obligation towards GC/PRI in this respect. So with this particular provision we give an incentive to Danish companies and investors – both to join GC/PRI and also to fulfil the obligation to communicate progress.

Companies can choose to give the information in the annual report itself, in an addendum to the annual report or on the company’s website. If the information is not given in the annual report itself, the report has to say where you can find the information (e.g. on the company’s website). Regardless how companies choose to give the information an auditor must verify that the information on CSR/SRI is in accordance with the financial information given in the annual report. The new reporting requirement will take effect from 2010. More specific guidelines on how to report the required information will be issued.”

Contributi per comunicazione e trasparenza

Il MIPAAF (Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) lancia il finanziamento della realizzazione di programmi di comunicazione sulla qualità dei prodotti agroalimentari.

Con Decreto del 18 dicembre 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 gennaio scorso sono stati individuati criteri e modalità per la concessione di contributi ai quali possono accedere le organizzazioni professionali di rappresentanza dell’agroalimentare che realizzano programmi di comunicazione finalizzati al coinvolgimento della propria base associativa nelle tematiche relative alla qualità del settore.

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Nel decreto si parla di trasparenza, certezza dei cittadini, qualità: sono parole che certamente attengono al vocabolario della responsabilità sociale e l’iniziativa mi sembra abbia valenze positive. Non mi convincono in generale gli approcci di incentivi da parte dello Stato, e mi sembra che la preplessità maggiore sia quella del lato del consumatore: basta questo a irrobustire, se non costruire, la capacità di acquisto e scelta consapevoli e critici?

Il dossier è disponibile sulle pagine del sito del Governo.

P.A. e politica: un articolo di Sergio Rizzo sul Corsera

Sergio Rizzo, autore con Gian Antonio Stella dei volumi “La casta” e “La deriva”, dedica due fitte pagine al tema dell’invasività della politica nelle aziende pubbliche e nella P.A.

Le poltrone libere per i politici bocciati: trovano posto nelle società di Stato.

Dal Corriere della Sera del 29 dicembre, consultabile a questo indirizzo.

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