2011 Anno Europeo del Volontariato

Marian Harkin, parlamentare europea di nazionalità irlandese e membro del gruppo dell’alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (ALDE),  ha annunciato che la Commissione europea ha deliberato di avviare le procedure per proclamare il 2011 Anno Europeo del Volontariato.

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L’annuncio e’ stato dato lo scorso 9 febbraio nel corso della conferenza di presentazione del progetto di CSVnet “Volontari, cittadini europei”, il cui obiettivo e’ quello di produrre, attraverso la partecipazione dei volontari e delle organizzazioni locali, il “Manifesto del Volontariato italiano per l’Europa” da proporre alla prossima legislatura del Parlamento Europeo.

Scopo del processo avviato dalla approvazione della Relazione del Parlamento del 2008 sul contributo del volontariato alla coesione economica e sociale è quello di chiedere agli Stati membri e alle autorità locali di incoraggiare e facilitare il volontariato, di mettere a disposizione sufficienti fondi” per il suo ulteriore sviluppo e di coinvolgere ulteriormente il settore privato nel ruolo proprio della responsabilità sociale dell’impresa.

Uno standard per la finanza globale

Mi era sfuggito un articolo recentemente apparso sul Financial Times e che ho recuperato in rete: a proposito della crisi economica e finanziaria in corso,  il Ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti lancia l’idea di un legal standard globale per la finanza globale (tema ripreso in un altro articolo il giorno seguente).

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Lo standard, che Tremonti vorrebbe lanciare al prossimo G8 dei Ministri delle finanze del 13 febbraio, dovrebbe contenere un insieme di norme sulla trasparenza dei mercati che la comunità internazionale dovrà rispettare.

La base di partenza, ricorda il FT, potrebbe essere l’insieme di strumenti simili già in essere in ambito OCSE, come le Linee Guida per le Imprese Multinazionali in materia di responsabilità sociale.

Strade o zone di guerra?

La domanda è legittima, almeno a leggere il Rapporto  presentato dall’ASAPS, Amici della Polizia Stradale, secondo cui ogni tre giorni un cittadino italiano viene ucciso dai cosiddetti pirati della strada.

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“Dopo ogni incidente grave – riporta il sito dell’Associazione Italiana Familiari e vittime della strada ONLUS –  inizia un doloroso ed estenuante iter legale che dovrebbe portare alla individuazione delle responsabilità, alla punizione dei responsabili con pene commisurate alla gravità dei loro reati, e ad assicurare alle vittime o ai loro familiari un risarcimento equo. Anche in questo campo l’Italia si distingue negativamente dal resto d’Europa, con una giustizia lenta ed approssimativa, che calpesta continuamente la dignità dell’uomo e quei valori che la nostra costituzione dovrebbe tutelare.”

Il problema, mi sembra, è lontano dal godere di soluzioni adeguate. Se l’attività di prevenzione appare robusta (qui l’audizione del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali sul tema), troppe domande rimangono senza risposta. Sono sufficienti le regole in vigore per il conseguimento delle patenti di guida? Potrebbero rendersi più stringenti i controlli periodici sui guidatori? Perchè l’effetto punti sembra avere perso efficiacia? Il mondo dell’automobile e quello della pubblicità che ruolo possono (devono) avere? E, soprattutto, il fatto che i pirati, magari sotto effetto di alcol e stupefacenti, ben difficilmente restino in carcere e rarmente scontino detenzioni esemplari, non dovrebbe portare ad una riflessione seria sulla certezza della pena?

I numeri della Banca Etica

Con la crisi è arrivata la voglia di una finanza più etica. Con i portafogli che ancora soffrono per le ferite provocate dai titoli tossici, aumenta il numero di utenti che va alla ricerca di prodotti chiari e comprensibili. Per chi non insegue utili stratosferici, ma reputa importante sapere come viene impiegato il proprio denaro, l’offerta di Banca popolare etica può essere una valida opportunità.

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In un articolo nell’edizione odierna del Corriere Economia qualche notizia sul funzionamento dell’Istituto che ha impostato la propria operatività su principi etici.

Responsabilità sociale a Davos 2009

Anche a Davos, in occasione del World Economic Forum, si parla di responsabilità sociale.

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In un articolo di Kofi Annan, ex Segretario Generale dell’ONU e promotore nel 2000 del Global Compact, l’iniziatva delle Nazioni Unite in materia di responsabilità sociale, si lancia un monito a che gli imprenditori mondiali facciano di tutto per riconquistare la fiducia persa o, quantomeno, minata a seguito della crisi economica e finanziaria.

Il tema era già stato affrontato in sede di Forum e la difficile situazione dei mercati e del settore bancario e finanziario non può non mettere all’ordine del giorno le questioni relative all’etica degli affari e la trasparenza verso i cittadini ed i consumatori. Qui altre informazioni.

La sostanza di un rito civile

Oggi Barack Hussein Obama ha giurato quale 44° Presidente degli Stati Uniti d’America e milioni di persone in tutto il mondo hanno seguito l’evento in diretta.

 

Nessuna considerazione di merito in questa sede ma, ci si chiede, perchè una cerimonia civile come quella cui abbiamo assisitito oggi è praticamente impensabile in Italia? Difficile immaginare una analoga invocazione di un religioso in una occasione simile? Certamente. La inevitabile dose di retorica che ha accompagnato il cosiddetto inaguguration day ci fa un pò sorridere? Direi di sì. Eppure, sentire le parole di un uomo che pochi, fino a non troppi anni fa pensavano impossibile vedere alla Presidenza (qui una su biografia ufficiale), vedere le centinaia di migliaia di persone che affollano una capitale nella morsa del gelo e ammirare le tante bandiere un pò di invidia non può non suscitarla.

Un altro mondo? Sì, sicuramente. Epperò, mi domando, un pò di ritualità, che alimenti anche una scintilla di sana comunanza, farebbe così male a casa nostra? E, tanto per fare un esempio banale e rimestare nelle cose italiche, perchè il pubblico impiegato che viene assunto nello Stato non giura più? A volte, si farebbe bene a ricordarlo, la forma è anche sostanza.

Per un turismo etico e socialmente responsabile

Dal Corriere della sera dell’11 gennaio la notizia della campagna del Governo italiano contro il cosiddetto turismo sessuale, fenomeno tristemente diffuso soprattutto in alcuni paesi orientali. «Sono coinvolti almeno tre milioni di minori per un volume di affari di oltre 100 miliardi di dollari – ha detto Michela Brambilla, Sottosegretario al Turismo – il fenomeno ha messo le radici in tutto il mondo. Nel nostro spot infatti, non figurano bambini con particolari tratti somatici o colori di capelli. Il problema coinvolge per il 75% le bimbe, per il 25% i maschietti . A macchiarsi di questo crimine vergognoso sono soprattutto i giovani una cosa allarmante. Si pensa spesso all’anziano ma in realtà i primi interessati sono giovani e spesso padri di famiglia indotti dalla possibilità di fare altrove quello che in Italia non possono fare».

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A leggere il dossier presente sul sito del Governo, l’inizativa mi sembra si muova nella giusta direzione, con azioni di sensibilizzazione, campagne audiovisive e coinvolgimento degli attori interessati, operatori del turismo in primo luogo, in un’ottica di prevenzione. In materia si era discusso anche in sede Unicef non molto tempo fa, come una delle possibili strategie di responsabilità sociale avverso il fenomeno, con la partecipazione, fra l’altro, di ECPAT. Non è un caso, credo, che fra gli impegni assunti nella dichiarazione finale del Terzo Congresso Mondiale contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti, tenutosi a Rio de Janeiro dal 25 al 28 novembre 2008, si trovi il seguente: “Develop, where appropriate with the support of UN agencies, NGOs, civil society organizations and the private sector, policies and programmes to promote and support Corporate Social Responsibility of corporations, companies and others operating in tourism, travel, transport and financial services, and of communication, media, Internet services, advertising and entertainment sectors; in this regard ensure that child-rights focused policies, standards and codes of conduct are implemented throughout the supply chain and include an independent monitoring mechanism“.

L’Ue scende in strada

Il Parlamento europeo si è recentemente pronunciato sulla proposta di direttiva che istituisce un sistema di scambio di informazioni per agevolare il pagamento delle multe inflitte in uno Stato membro diverso da quello di residenza agli automobilisti che passano col rosso, guidano in stato di ebbrezza, non si allacciano la cintura e superano i limiti di velocità. Chiede di armonizzare i metodi di controllo, aumentare il numero dei controlli e valutare l’opportunità di equiparare l’importo delle multe in tutta l’UE.

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Approvando con 594 voti favorevoli, 35 contrari e 40 astensioni la relazione di Inés AYALA SENDER (PSE, ES), il Parlamento propone una serie di modifiche alla proposta di direttiva volta ad agevolare l’applicazione di sanzioni ai conducenti che passano col rosso, guidano in stato di ebbrezza o senza cintura di sicurezza o superano i limiti di velocità in uno Stato membro diverso da quello di immatricolazione del veicolo.

Una piccola buona notizia, credo, nel proliferare incredibile di morti e feriti sulle strade causati da disattenzione, superficialità e cialtroneria (qui il comunicato stampa).

Nuova legge danese in materia di RS

Una collega danese dell’IFU, organismo del Ministero per la Cooperazione e lo Sviluppo, membro della delegazione governativa per ISO26000, mi informa che il Parlamento della Danimarca ha approvato il 16 dicembre una legge in materia di responsabilità sociale, seguendo quanto già portato avanti da Francia e Svezia.

Di seguito il comunicato stampa.

“Tuesday the 16th of December the Danish parliament adopted a bill making it mandatory for the 1100 largest Danish companies, investors and state owned companies will have to include information on corporate social responsibility (CSR) in their annual financial reports.

The information shall include:  a) information on the companies’ policies for CSR or socially responsible investments (SRI) and information on how such policies are implemented in practice and b)  information on what results have been obtained so far and managements expectations for the future with regard to CSR/SRI.

A vast majority of the Danish parliament passed a law that makes it mandatory for the 1100 biggest companies in Denmark, listed companies, state owned companies and institutional investors to report on their work with CSR. However, it is still up to the company to decide if or how they want to work with CSR. 

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Deputy Prime Minister Lene Espersen: – I am very pleased that the Parliament has supported this law so strongly. Many Danish companies are good at working with CSR. However, often they don’t tell the outside world about their efforts. I hope that this law will strengthen the knowledge abroad that Denmark is capable of creating responsible growth. In a globalised world facing a financial crisis and climate changes, CSR becomes an even more important competitive parameter.

Members of the UN Global Compact (GC) or UN Principles for responsible investment (PRI) do not have to give this information, but can refer in their annual reports to their Communication on Progress – provided they fulfil their obligation towards GC/PRI in this respect. So with this particular provision we give an incentive to Danish companies and investors – both to join GC/PRI and also to fulfil the obligation to communicate progress.

Companies can choose to give the information in the annual report itself, in an addendum to the annual report or on the company’s website. If the information is not given in the annual report itself, the report has to say where you can find the information (e.g. on the company’s website). Regardless how companies choose to give the information an auditor must verify that the information on CSR/SRI is in accordance with the financial information given in the annual report. The new reporting requirement will take effect from 2010. More specific guidelines on how to report the required information will be issued.”

Contributi per comunicazione e trasparenza

Il MIPAAF (Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) lancia il finanziamento della realizzazione di programmi di comunicazione sulla qualità dei prodotti agroalimentari.

Con Decreto del 18 dicembre 2008 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 gennaio scorso sono stati individuati criteri e modalità per la concessione di contributi ai quali possono accedere le organizzazioni professionali di rappresentanza dell’agroalimentare che realizzano programmi di comunicazione finalizzati al coinvolgimento della propria base associativa nelle tematiche relative alla qualità del settore.

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Nel decreto si parla di trasparenza, certezza dei cittadini, qualità: sono parole che certamente attengono al vocabolario della responsabilità sociale e l’iniziativa mi sembra abbia valenze positive. Non mi convincono in generale gli approcci di incentivi da parte dello Stato, e mi sembra che la preplessità maggiore sia quella del lato del consumatore: basta questo a irrobustire, se non costruire, la capacità di acquisto e scelta consapevoli e critici?

Il dossier è disponibile sulle pagine del sito del Governo.