La Sardegna non è Disney World

in un video su facebook il sindaco di milano giuseppe beppe sala

La querelle che si sta sviluppando sul cosiddetto patentino sanitario ha davvero un che di grottesco. Come noto, il Presidente della Sardegna Solinas ha sostenuto di voler attuare misure che assicurino un flusso turistico nel periodo estivo in modo da prevenire possibili recrudescenze del Covid-19. C’è in gioco, come è facilmente intuibile, una fetta importante delle entrate sarde, per le quali il turismo rappresenta, in estate, una voce fondamentale. Allo stesso tempo, è sul piatto la tutela della salute, soprattutto in una regione che, fortunatamente, non ha vissuto le tragiche morti di altre zone d’Italia, Lombardia in testa. Difficile capire come possano tenersi insieme al meglio queste due esigenze, ed appare arduo valutare se l’idea del Presidente sardo sia la migliore da prendere in considerazione. Auspicabilmente, Governo e autorità territoriali addiverranno ad una composizione soddisfacente. È, tuttavia, innegabile che siano state del tutto fuori luogo le conseguenti esternazioni di chi ha ingaggiato battaglia avverso tale decisione, finendo, come il Sindaco di Milano Sala, a pronunciare parole che possono prestarsi a pesantissimi equivoci. “Alcuni presidenti di Regione dicono che per i milanesi ci vuole una patente d’immunità? Io però, e parlo da cittadino più che da primo cittadino, quando poi deciderò dove andare per un weekend o per una vacanza, me ne ricorderò”, ha dichiarato Sala. Il Sindaco di Milano ha anche aggiunto: “Non penso che la Sardegna possa vivere solo di turismo autoctono. Sono i milanesi che, almeno in parte, l’hanno inventata come meta turistica. Non dico che i sardi debbano esserci riconoscenti, ma trattarci da untori, no”. Lasciando da parte l’immancabile cagnara che si è sviluppata sui social network, colpisce che anche un amministratore misurato come Sala possa lasciarsi andare a considerazioni che suonano come un inaccettabile dichiarazione di guerra delle ripicche: se è ben poco opportuno parlare “da cittadino” quando si ricoprono cariche pubbliche così rilevanti, che dovrebbero consigliare la massima prudenza nei comportamenti come nelle affermazioni, appare francamente poco edificante minacciare di passare le ferie altrove. Ognuno è naturalmente libero di investire i propri denari ed il proprio tempo libero come e dove meglio crede, ma se a pronunciare certe parole è il Sindaco di Milano, è ragionevole immaginare che una qualche ripercussione possa subirla l’economia sarda e, in ultima analisi, le famiglie sarde. In secondo luogo, appare lunare la neanche troppo velata denuncia di “razzismo sanitario” verso i cittadini lombardi o chi per loro, mentre si cerca, del tutto comprensibilmente, di coniugare sicurezza e turismo. Quel che, tuttavia, è davvero pericoloso è dare adito – involontariamente, diamolo pacificamente per acquisito – a venature di una qualche forma di superiorità – morale? economica? – verso la popolazione sarda, quasi che si debba con riconoscenza accogliere il turista con bicchierini di mirto e suonando launeddas. Il turista è un gradito ospite, che porta ricchezza e, in cambio, usufruisce di bellezze paesaggistiche e ricchezze enogastronomiche uniche al mondo. Sono probabilmente difficili da reperire prove, a favore o contrarie, dell’invenzione meneghina del turismo sardo, ma quel che è urticante è il retropensiero di molti che pervicacemente continua ad identificare la Sardegna come la terra delle spiagge, una regione da mordere ad agosto per poi fuggire nel tran tran quotidiano. Magari, per chi può, vedendola da lontano su un cabinato che pigramente si porta lungo la costa (beati costoro). Si perpetua, in altre parole, nei messaggi pubblicitari e in tanta – o poca? – politica del turismo, l’immagine di una regione a mezzo servizio, modello Disney World o movida estiva, in cui quel che spesso manca è vivere appieno il territorio. L’economia di una regione è affare complesso, e quella della regione Sardegna, per molti motivi, ha non pochi nodi da sciogliere. In questo quadro, il turismo gioca un ruolo fondamentale e, a dirla tutta, molto potrebbe essere migliorato in termini di servizi ricettivi e di accoglienza, tenendo in debito conto l’amara lezione dello sfacelo ambientale che, in anni non troppo lontani, ha subito parte del territorio, specialmente nel nord dell’isola. Insomma, quel che non appare nei radar è il rispetto dovuto alla cultura sarda, che non si risolve solo nelle acque cristalline o nel porceddu arrosto. La Sardegna ospita con affetto, come ha sempre fatto e continuerà a fare, e riceve in cambio amore che dura negli anni, ma i sardi, che hanno lavorato ovunque duramente nei momenti più difficili della nostra storia, non tollerano, né tollereranno, di essere considerati i camerieri o i raccattapalle d’Italia. L’Italia è una: patti chiari, amicizia lunga.

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