No, niente regali di Natale per gli idonei

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Fossimo in un film natalizio, la storia potrebbe avere il classico happy ending, in cui vince la bontà e tutti si abbracciano sotto l’albero attorno a George Bailey mentre la campanella che suona ci fa capire che Clarence si è appena guadagnato le ali. In questo caso, tuttavia, le cose sembrano aver preso una piega diversa. La vicenda è ormai nota: resiste, quasi fossero gli ultimi giapponesi, uno sparuto drappello di funzionari pubblici che sono risultati idonei a concorsi per dirigenti pubblici e che, da anni, attendono lo scorrimento delle graduatorie, come prevede la legge. Si tratta, per capirci, di chi, pur avendo superato le prove concorsuali, non è rientrato nel numero dei posti al momento allora disponibili e banditi: aveva, dunque, le carte in regola per accedere ma si è trovato indietro nella graduatoria rispetto alle posizioni da coprire. Costoro, dice la giurisprudenza, hanno una legittima aspettativa ad essere chiamati in caso di bisogno, mentre le amministrazioni godono, in ogni caso, di ampia discrezionalità alla chiamata. Sino ad oggi, con molta fatica e con non poche resistenze da parte di ministeri ed enti, sempre molto gelosi nel gestire le proprie procedure di reclutamento, i “giapponesi” sono stati man mano pescati, in un processo esasperatamente lento dovuto all’arcinoto fenomeno del blocco delle assunzioni che, ovviamente, ha impattato anche sullo scorrimento delle graduatorie. Ebbene, se ogni fine anno si moltiplicano puntualmente gli appelli e i richiami alla opportunità di prorogare le graduatorie, stavolta pare che nella discussione in Parlamento vada emergendo l’opzione di non procedere più alla proroga, salvando – pare – le sole graduatorie più recenti, spazzando via quelle più risalenti. La politica è, naturalmente, sovrana e ci si può render conto di come la vicenda possa apparire marginale rispetto alle tante e rilevanti questioni in gioco nella approvazione della legge di bilancio di questo scorcio d’anno. Eppure, una riflessione ulteriore sarebbe opportuna, per diversi motivi. Il primo è legato a principi di mera economicità: parliamo di un numero ridottissimo di funzionari (ormai non superiore a 150 superstiti), in servizio in diverse amministrazioni e che, a fronte di acclarati bisogni, sono pronti a dare il loro contributo. Conoscono la macchina, hanno esperienza e sono disponibili alla bisogna, senza necessità di bandire ulteriori concorsi, lunghi e costosi. Sarebbero, persino, “dirigenti scontati”, comportando una loro entrata in servizio solo la spesa del differenziale fra stipendio di funzionario, che già percepiscono, e emolumenti da dirigente. Il secondo attiene alla necessità di evitare macroscopiche disparità di trattamento fra chi, fino a pochissimo tempo fa, sia stato chiamato in servizio e chi, nelle medesime condizioni, si veda sbarrata la porta con un piede già sulla soglia. Da questo punto di vista, non è da escludersi la possibile incostituzionalità di una norma taglia-graduatorie. Il terzo motivo, infine, richiama al puro buon senso. Si può certamente discutere se sia opportuno o meno che si prendano in considerazione gli idonei ad un pubblico concorso: chi scrive, peraltro, sostiene da sempre che la dirigenza pubblica centrale – tutta – debba essere reclutata attraverso il solo sistema del corso-concorso della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, una delle leve principali per dare coesione e forza ad una categoria da sempre frammentata e tuttora senza un vero spirito di corpo, a differenza di prefetti, diplomatici o magistrati. Si può, insomma, legittimamente scegliere che in una pubblica selezione contino solo i vincitori, assunti i quali il resto vada al macero. Da questo punto di vista, il Governo e il Parlamento sono liberi nei fini e con legge hanno tutto il diritto di imboccare tale strada. Una scelta del genere, tuttavia, può avere spazio esclusivamente per il futuro: in base a quale principio, infatti, Tizio e Caio hanno acceduto ad una posizione dirigenziale ieri e Sempronio e Mevio non potranno farlo il giorno dopo? Varie forze politiche, in passato, hanno sostenuto, in modo assolutamente trasversale, la necessità di chiudere una volta per tutte la questione. Il momento può esser questo: non si tratta di un regalo di Natale, ma di una questione di giustizia. E di equità.

Pubblicato su Linkiesta 

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