Salvini e quelli del “blocca Italia”

Dopo aver garbatamente intimato a Prefetti, Questori e Vescovi di “non rompere le palle” ai Sindaci quando si tratta di immigrazione (clandestina, ça va sans dire), Matteo Salvini, europarlamentare e segretario nazionale della Lega Nord, in una intervistaRepubblica ha chiamato a raccolta tutti gli italiani che “sono stufi di questo governo” e li ha invitati a scendere in piazza per protestare: “L’obiettivo è far cadere Renzi. Faremo presidi davanti alle prefetture, alle banche, alle Agenzie delle entrate. Inviteremo a non acquistare i prodotti che finanziano lo Stato: le cinque Giornate di Milano iniziarono così, con lo sciopero del fumo e del gioco. Lavoratori, artigiani, allevatori, agricoltori, tassisti, partite Iva, trasportatori, poliziotti, nessuno escluso”. Parecchi i distinguo della politica, tranne La Destra e Fratelli d’Italia, ma Salvini tira dritto. Servono le maniere forti, dice: “me lo chiedono sempre più persone che non ce la fanno ad arrivare a metà mese, altro che ultima settimana. La cosa che mi ha colpito è che non sono più solo il pensionato al minimo, il disoccupato, che ci chiedono di fare qualcosa di forte, ma a questi si uniscono avvocati, medici, commercianti e il popolo della partite Iva”. Grande è la confusione sotto il cielo leghista. E per due motivi, pure al netto della evidente e legittima propaganda politica. In primo luogo, Salvini mescola artatamente due ingredienti affini, ma nettamente separati: le Istituzioni, che sono di tutti, e le aspirazioni politico-partitiche, per definizione di parte. La Lega vuole tre giorni di manifestazioni civiche, consumando, ad esempio, solo prodotti italiani: un’Italia che si ferma, “che non dà quattrini a questo governo, per poi ripartire”. Aldilà dell’intrinseco populismo della proposta, e della colossale bufala del non spendere per non foraggiare un Governo, è molto grave che si chieda a rappresentanti delle Istituzioni, “nessuno escluso” ad assentarsi dal lavoro per un’iniziativa di questo tipo, citando espressamente, ad esempio, i poliziotti. I quali, come ogni servitore dello Stato, non sono al soldo di questo o quel partito, ma pagati con le tasse di tutti, leghisti inclusi, per tutelare l’ordine pubblico. C’è da chiedersi, peraltro se nei giorni della protesta, almeno quelli lavorativi, Salvini, Maroni, Storace e la Meloni, per citare alcuni dei politici che hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa, si asterranno dal lavorare: non si va in Parlamento, in Giunta, in Consiglio? Non si vota? Non si firmano atti dovuti? Insomma, non si adempiono quei doveri istituzionali per cui si è stati eletti? In secondo luogo, volendo – con una certa fatica – seguire la logica di Salvini, medici, infermieri, insegnanti, vigili del fuoco, assistenti sociali, operatori socio-sanitari, magari anche qualche bel ministeriale, dovrebbero starsene a casa, così da mandar via il Governo. E con quale pretesto? Ferie? Sciopero? Aspettativa? Malattia? E ha pensato l’europarlamentare leghista che ci sono malati, alunni, persone non autosufficienti che, magari proprio in quei giorni, potranno aver bisogno di chi si prenda cura di loro? C’è un limite a tutto. Anche alla propaganda, talvolta.

Pubblicato su Linkiesta

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