Più famiglie per tutti

Occorre analizzare con molta attenzione il movimento alla base del “Family Day” che ha avuto luogo a Roma in Piazza San Giovanni, così come le parole ed i toni che sono stati usati dal palco, perché rivelatori di una certa, sorprendente concezione assolutista ed integralista del mondo. Aldilà delle sigle e dei singoli politici che legittimamente hanno dato sostegno all’evento, la cosa che mi ha molto colpito è che la manifestazione sia stata promossa al grido di “proteggiamo i nostri figli”: secondo il Comitato art. 26, infatti, non si può “assistere inermi all’avanzata della propaganda dell’ideologia gender che fin dagli asili nido sta colonizzando le nostre scuole” e che nega “ai bambini il diritto ad avere una mamma e un papà”. Rilancia Mario Adinolfi dalle pagine del quotidiano “La Croce”, sostenendo che considera “una verità, non un elemento opinabile, che ognuno di noi è nato da un uomo e da una donna, che ognuno di noi è nato maschio o femmina, che l’identità maschile e quella femminile non sono intercambiabili”. Insomma, secondo una galassia che potremmo definire pro-famiglia, la cosiddetta “ideologia gender” parte dal presupposto dell’indifferenza tra l’identità maschile e femminile, concepite più come categorie culturali che biologiche e, facendo leva proprio sui bambini in età scolare, mina il nucleo familiare che, una volta arrivati al matrimonio per gli omosessuali, sarà di per ciò stesso distrutto.
familyday; gay; lgbt; matrimoniogay
Ma chi, in Italia, può credere che ci sia chi è contro la famiglia? Chi, in Italia, può credere che se un uomo ed una donna eterosessuali desiderano sposarsi e avere dei figli (magari non necessariamente in quest’ordine), il fatto che attorno a loro circolino delle persone omosessuali le distoglierà dal loro proposito? Chi, in Italia, può pensare che le persone omosessuali, per il solo fatto di esistere o di voler godere degli stessi diritti delle persone eterosessuali, vogliano opporsi a che queste vogliano sposarsi? Beh, costoro esistono, e sono un cospicuo gruppo, almeno pari a coloro che si sono ritrovati in piazza. Mi chiedo, allora, perché? Perché alcune persone, cui va senza dubbio garantita la libertà di manifestare la loro opinione, ritengono che l’orientamento sessuale di alcuni, divergente dalla cosiddetta normalità, possa addirittura condurre alla fine della civiltà? Esagero? Beh, a sentire alcuni degli interventi che si sono susseguiti dal palco dell’evento di sabato scorso, pare proprio di no. Se lo slogan della manifestazione era la difesa dei figli, occorrerebbe capire da cosa i “nostri” figli andrebbero difesi. Secondo Massimo Gandolfini, direttore del dipartimento di neuroscienze e primario di neurochirurgia alla Fondazione Poliambulanza di Brescia, l’omosessualità non è una variante naturale del comportamento umano ma un disagio identitario che va corretto dall’educatore che deve spingere il gay verso l’eterosessualità. Disagio per chi, in realtà? Non importa, la libertà sessuale dell’individuo non esiste, ma va riportata nel solco del corretto e del giusto: insomma, Mao era un dilettante, in confronto. Rincara la dose Costanza Miriano, la quale, in merito alla tanto deprecata dottrina gender, sostiene che “essere genitori viene dalla differenza di maschile e femminile. Innanzitutto biologicamente, sembra ovvio ma forse serve ricordarlo: solo così si possono fare figli, e non è una discriminazione, ci dispiace, è la natura. Solo la differenza è feconda, dà la vita. Il buio si definisce rispetto alla luce, la terra al cielo, l’acqua all’aria. Il mondo è stato creato così, con le distinzioni che hanno messo fine al caos. Ecco, quando vogliamo fare questo, cioè dimenticare da dove viene la vita, dalla differenza feconda di maschio e femmina, produciamo sofferenza, perché Dio perdona, ma la natura no. La legge di Dio è la misericordia, ma la natura non è misericordiosa, ha delle sue leggi che non possono essere infrante senza conseguenze”. Quindi, deduco, l’orientamento omosessuale di centinaia di migliaia di donne e di uomini è semplicemente contro natura, senza appello alcuno: si fottano. E non basta. Il rappresentante dei giuristi cattolici si lancia urlando contro “le scuole italiane che sembrano campi di rieducazione al pari delle dittature genocide del XX secolo”, sostenendo che l’ideologia gender (daje!) rappresenta un regime totalitario frutto del tentativo di colonizzazione di lobby che niente hanno a che vedere col popolo. Ancora? Ecco il magistrato Alfredo Mantovano, ex ministro dei governi Berlusconi, che sostiene che “sta per essere lanciata una bomba: il matrimonio fra persone di stesso sesso” che sarà la causa dell’estinzione del genere umano, dato che, a suo vedere, la crisi delle nascite sarà alimentata dal matrimonio omosessuale, definito “destino di morte”. E se Mario Adinolfi definisce pericolosa la teoria gender perché sostiene l’intercambiabilità dei sessi, quasi che a uomini e donne uno Stato etico imponga l’obbligo di mutare il proprio orientamento sessuale per decreto, una precisazione è d’obbligo: se sei etero, lo sei, e nessuno ti obbliga a esser gay. E se sei gay meriti stesso rispetto. Sostenere qualcosa di diverso è una falsità, semplicemente. Magari dettata dal sacro terrore sessuofobico di qualsiasi cosa non risponda alle proprie, personalissime, coordinate esistenziali morali o religiose. Ma nulla più. Trovo di una inaudita violenza pretendere che affetto, amore e sesso seguano una sola strada, la stessa per tutti: quella propria di un gruppo minoritario. Ad ognuno, senza neppure voler richiamare le posizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’omosessualità, deve essere consentito di seguire le proprie inclinazioni sessuali, in piena libertà ed autonomia. E questo lo garantisce la nostra Carta Costituzionale che, all’articolo 3, solennemente statuisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Come hanno stabilito i nostri Padri Fondatori, ognuno di noi non può essere discriminato per il proprio sesso o per il proprio orientamento sessuale e, dunque, la possibilità di contrarre matrimonio deve essere loro garantita. E le adozioni? Come a coppie etero viene concessa l’adozione di un bambino avendo come priorità il bene del bambino stesso, verificando con attenzione i requisiti che la legge richiede a tutela del bene supremo del benessere del minore, allo stesso modo si proceda con coppie dello stesso sesso, di cui nessuno – nessuno! – può mettere in dubbio il proprio patrimonio affettivo. Piazza San Giovanni per un pomeriggio è stata purtroppo il regno dei guardiani delle vite altrui: un triste mondo unidimensionale che non comprende che l’identitarietà la vuole chi non ammette la diversità, non il contrario. Sappiano, costoro, che nessuno in Italia vuole abolire la famiglia: in realtà c’è chi ne vuole di più.
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Pubblicato su Linkiesta
m
Aggiornamento del 1 luglio: mi scrive il Comitato Art. 26 comunicandomi che il prof. Gandolfini non è promotore del Comitato stesso, come veniva riportato nel post e chiede rettifica. Rettificato (anche nel testo, sia qui che su Linkiesta, dove il post è stato originariamente pubblicato). Sarei curioso di sapere, a questo punto, per supplemento di informazione, se il Comitato sposi in pieno o meno le idee del Professore.
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3 thoughts on “Più famiglie per tutti

  1. Si richiede di effettuare rettifica: il prof. Gandolfini non è promotore del Comitato Articolo 26.
    Si richiede rettifica anche sul sito Linkiesta
    Saluti

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Così riportavano articoli su diversi giornali. Ne prendo atto AF

  3. Oltre alla presa d’atto, si richiede la rettifica sia qui che su Linkiesta

    Si prega inoltre di fornire la fonte dei giornali dai quali è stata divulgata questa informazione erronea

    Saluti

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