La linea di confine del fascioleghismo

La manifestazione anti Renzi organizzata dalla Lega di Matteo Salvini ha fatto centro: piazza piena, attenzione mediatica, articoli sui giornali. E proprio i giornali non hanno mancato di far notare la presenza di una nutrita truppa di fascisti del terzo millennio, come piace essere definiti ai militanti di Casa Pound. A dire la verità, fino alle 15 circa, con i primi interventi dal palco di Piazza del Popolo da parte di agricoltori ed esodati, si vedevano solo leghisti in ordine sparso: delegazioni dal Veneto, dall’Umbria, dalla Lombardia, e un gruppo di Giovani Padani al grido di “Ho un sogno nel cuore, bruciare il tricolore”. Già visto, già fatto. All’improvviso, però, si alzano le bandiere sulla discesa di Via Gabriele D’Annunzio (neanche a farlo apposta), il serpentone che si snoda dalla terrazza del Pincio alla piazza. Al suono della musica che governa la giornata, una specie di cupo peplum hollywoodiano, marcia compatta la schiera di fascisti, ad occhio circa 500, guidati da un efficientissimo servizio d’ordine con maglia rossa e tartaruga. Tricolori e bandiere Ue con una vistosa croce rossa che la sfregia, scendono scandendo “Sovranità!”, guidati con fare marziale da Simone di Stefano, vice presidente del movimento e volto più rassicurante rispetto al numero uno, Gianluca Iannone, che scende defilato in mezzo al corteo. Quando entrano nella piazza, annunciati dal palco, applausi scroscianti. Pianificazione perfetta e tempi scanditi al secondo, il servizio d’ordine con megafono fa sistemare il corteo, con una base sotto l’obelisco a guardia degli stendardi per i marò e piazzando strategicamente i militanti nell’area antistante il palco, tanto che ad un certo momento le bandiere leghiste appaiono nettamente in minoranza. Donne e uomini prevalentemente vestiti di nero, uomini in maggioranza, età molto giovane con quarantenni a sorvegliare. Una maglietta di Alba Dorata. Qualche basetta extra large e orecchini, giacche simil-militare nere, croci celtiche, occhiali neri e parecchie teste rasate, si salutano come Charlton Heston e Stephen Boyd in Ben Hur, prendendosi per l’avambraccio. Saluti affettuosi per Borghezio, europarlamentare della Lega, ex fascista e espulso dai gruppi parlamentari a Strasburgo. Non parlano molto, si sgolano solo quando interviene Di Stefano dal palco, che urla “Basta immigrazione, basta!”. Io tanti fascisti tutti assieme non li ho mai visti. Con i caschi legati alla cintola, fanno paura. Qualche saluto romano, poca roba. E francamente mi interessa il giusto di come possano conciliarsi le idee di chi canta “Veneto libero!” con gli ultranazionalisti di Casa Pound. Trovo però incredibile che chi si candida alla guida dell’Italia possa apertamente proporre – e vedersi accettata! – una alleanza con un movimento apertamente e dichiaratamente fascista. Non contenti di aver spaccato l’Italia per vent’anni lungo una linea di confine immaginaria, ora la si vuole ridividere su un confine moto più pericoloso: quello democratico.

Pubblicato su Linkiesta

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