Un insulto al Paese

“La Giunta, respingendo a maggioranza la proposta del relatore Crimi messa ai voti dal Presidente, propone quindi all’Assemblea di ritenere che il fatto, per il quale è in corso il procedimento a carico del senatore Calderoli, concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell’ipotesi di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione”: così, testualmente, il verbale della seduta del 4 febbraio scorso della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato della Repubblica. La maggioranza dei senatori della Giunta, in altre parole, ha ritenuto che Roberto Calderoli, senatore della Lega Nord, che nel luglio del 2013 aveva paragonato l’allora Ministro per l’Integrazione del Governo Letta, Cécile Kyenge ad un orango, esprimesse una sua legittima opinione politica.

Il compito della Giunta era, infatti, quello di valutare la sussistenza o meno nel caso di specie del cosiddetto “nesso funzionale”, al fine di verificare se le dichiarazioni rese extra moenia (cioè fuori dalle aule parlamentari) dal senatore Calderoli potessero o meno assumere una funzione “divulgativa” rispetto ad attività parlamentari espletate dallo stesso. Nel novembre 2014 il Tribunale di Bergamo – Sezione penale – aveva trasmesso al Senato copia degli atti relativi al procedimento penale aperto a carico di Calderoli per accertare, da parte del Senato, se le parole del senatore integrassero o meno l’ipotesi di espressione di opinioni insindacabili a norma dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, in quanto connesse all’esercizio delle funzioni svolte da parte di un membro del Parlamento. In caso contrario, sarebbe scattata l’accusa per i reati di cui agli articoli 595, comma 3, del codice penale e 3 della legge 25 giugno 1993, n. 205, ovvero diffamazione con mezzo di pubblicità, aggravata da finalità di discriminazione razziale. Solo due i democratici a favore del via a procedere contro Calderoli, Doris Lo Moro e Stefania Pezzopane, insieme ai 5 Stelle, unico gruppo a favore. Terremoto nel PD, che si affretta a precisare che l’Aula del Senato si esprimerà contro Calderoli. Al momento, tuttavia, per i senatori della Repubblica è perfettamente normale che un membro del Parlamento dia dell’orango ad una Ministra nera. Non di colore: nera. Al massimo è diffamazione, come ha successivamente dichiarato il senatore PD Cucca, ma il razzismo non c’entra.

Non ci credete, vero?

Ecco dal resoconto sommario del dibattito alcuni estratti. Giovanardi (NCD-UDC): “le opinioni espresse nel caso di specie dal senatore Calderoli vanno inquadrate in un contesto meramente politico, avulso da qualsivoglia profilo di tipo giudiziario. Nella storia politica italiana sono ravvisabili numerosi casi nei quali sono state espresse critiche, anche attraverso locuzioni aspre, rispetto ad avversari politici”. Malan (FI): “nel caso di specie il senatore Calderoli, nell’ambito di un comizio politico, ha svolto delle critiche rispetto agli indirizzi politici per le immigrazioni seguiti dal ministro Kyenge, effettuando altresì talune battute a scopo satirico”. Moscardelli (PD): “nel caso di specie l’espressione usata dal senatore Calderoli non ha dato luogo ad alcuna querela da parte dell’interessata” e “le accuse relative alle incitazioni all’odio razziale risultano infondate, atteso il contesto politico nel quale le frasi in questione sono state pronunciate e attesa anche la configurazione del movimento della Lega, nel cui ambito operano anche diverse persone di colore (sic!)”. Cucca (PD): “le parole pronunciate dal senatore Calderoli vanno valutate nell’ambito di un particolare contesto di critica politica, evidenziando altresì che spesso nella satira si paragonano persone ad animali, senza che tali circostanze diano luogo a fattispecie criminose”. Buemi (Autonomie): “nell’attuale contesto storico la critica politica assume spesso toni aspri, evidenziando tuttavia che tale circostanza non può essere trasposta sul piano penale”.

Ecco: critica politica, satira, locuzioni aspre. Forse qualcuno potrebbe azzardarsi a pensare che certuni senatori siano degli asini, tanto per restare nell’ambito animale. Ma non ricoprendo la carica di parlamentare, quel qualcuno farebbe meglio ad astenersi. Quel qualcuno non può, tuttavia, non trovarsi d’accordo con Cécile Kyenge quando afferma: “Sono stata sorpresa. Poi triste. Non per me. Vorrei uscire da questa logica perché non stiamo valutando Calderoli come persona. Io lui l’ho perdonato. Quello che bisogna capire è se queste parole possano essere usate in un dibattito politico normale o se siano semplicemente espressioni razziste. Non è compito del Senato assolvere Calderoli. È come se quell’insulto fosse stato fatto a un paese intero per la seconda volta“. La parola all’Aula del Senato adesso.

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One thought on “Un insulto al Paese

  1. […] parlamentare in quanto opinioni di natura politica rese nell’esercizio delle proprie funzioni (qui il sunto della vicenda con le opinioni dei Commissari), si scatenava un terremoto nel PD, che si […]

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