La nipotina e il Commissario

No, non si tratta di un B movie anni ’70 con una delle procaci attrici italiane dell’epoca. Molto più banalmente, quello che segue è il breve resoconto di una serie di telefonate che, a leggere quello che riportano i quotidiani, sarebbero state mirate a favorire l’ingresso in amministrazione comunale di Roma Capitale della nipote dell’ormai celeberrimo Salvatore Buzzi, e che vedono protagonisti la giovane aspirante, lo zio amorevole, il Commissario di commissione di concorso solerte e premuroso. Una edificante lettura, di esempio per i giovani che studiano.

Il 29 ottobre 2013 il cellulare di Buzzi squilla, dall’altro capo del telefono c’è il cognato, Maurizio Turchetti. Gli ricorda che la figlia Irene «c’aveva quella visita… da quel dottore», specificando «il sette me pare (…) va beh, insomma… un appuntamento pigliaglie». In effetti, Buzzi chiama subito Angelo Scozzafava, all’epoca dirigente all’ospedale Sant’Andrea e componente della commissione esaminatrice, per fissare un appuntamento l’indomani alle 13 in un ristorante sulla via Flaminia. A conferma che l’incontro è avvenuto, c’è una telefonata del 30 novembre sera in cui Annamaria Buzzi si offre di pagare «il pranzo di oggi» e il fratello Salvatore la tranquillizza: «È un regalo mio (…) ho fatto pagà la cooperativa». Il giorno prima degli orali, alle 20,15 Irene Turchetti manda un sms a Buzzi: «Ziooo ti ricordi di domani? Che ansia!!! Baci». E lui: «Tranquilla vai a dormire o meglio…». Subito dopo invia un messaggio a Scozzafava: «Ti ricordi di domani? Grazie». Il commissario del concorso risponde: «Certo». La mattina del 7 novembre Buzzi scrive alla nipote: «Tutto avvisato, vai tranquilla. Al massimo ti bocciano. In bocca al lupo». Alle 14,25 la chiama per sapere l’esito dell’esame e la 28enne gli dice di aver ottenuto il punteggio di «9,8». «Quindi che vuol dire?», le chiede lo zio, e la ragazza: «Quindi vuol dire buonissimo, su dieci…». «Eh, allora che cazzo vuoi de più… brava!». Subito dopo Scozzafava invia un messaggio a Buzzi per sapere se fosse rimasto soddisfatto dell’esito della prova e lui gli risponde: «Sei un grande, ci vediamo presto. Grazie». Ecco, grazie.

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