L’epic fail dell’informazione sulla disabilità

Il rischio delle giornate internazionali che celebrano qualcosa è dietro l’angolo: a forza di celebrare, passano in cavalleria, a dispetto del timbro ONU. Mi pare, tuttavia, che il sostanziale disinteresse della grande stampa e della prima serata televisiva sulla giornata internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre abbia marcato davvero un fallimento informativo su cui riflettere. Come ha acutamente osservato un bel pezzo del Redattore Sociale, testata di settore, non “il Quirinale e neppure Palazzo Chigi: nella Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità a far parlare di più sono Fabrizio Bracconeri e il leader della Lega. Un tweet di sfogo e un appello (interessato) in tv hanno più successo delle parole del premier”. Le condizioni per entrare un pelo di più nel dettaglio e spiegare al grande pubblico che quando parliamo di disabilità parliamo di diritti, garantiti non solo dalla nostra Costituzione (ad es, l’art. 3) ma anche da una Convenzione dell’ONU, c’erano davvero tutte: per la prima volta, a mia memoria, una mattinata a Palazzo Chigi con tre ministri e il Presidente del Consiglio, organizzata assieme alle federazioni delle persone con disabilità. E, aldilà di quello che poteva esser detto o non detto, approvato o criticato in quelle poche ore, un segnale importante. Eppure no: sui quotidiani il giorno dopo le solite paginate di incomprensibili grovigli della politica condite da un po’ di nera. Di fare un po’ di cultura sulla disabilità pare proprio non cali a nessuno. E senza ricordare quello che è accaduto un annetto fa durante la Conferenza Nazionale sulla disabilità a Bologna, mi ha colpito un piccolo episodio avvenuto durante la mattinata di lavori a Palazzo Chigi. Si aprono i lavori, introducono i ministri, poi voce alle testimonianze: il tutto neanche troppo paludato, con parola a chi la disabilità la vive e con qualche video. I ministri intanto si allontanano perché attesi da Napolitano al Quirinale: da lì a poco arriverà Renzi. Piccola ressa fuori dalla sala di circo mediatico vario con videocamere e riflettori. Giornalisti agitati: “Ma i Ministri?”, “E Renzi?”, “Ma chi c’è?”, “Ma non c’è nessuno!”, “Mica possiamo fotografare un tavolo!”. No, in quel momento non c’erano i ministri o Renzi: c’erano tante persone che si erano alzate la mattina presto, tanti in carrozzina, tanti con accompagnatore, tanti che accompagnavano i figli, per sentire e raccontare. E per loro ci vuole rispetto. Ecco, avrei dovuto dirglielo, probabilmente.

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