L’Inquisizione in diretta

Non avevo sinora voluto commentare la vicenda che ha portato in prima pagina sui giornali i cosiddetti “dirigenti del disastro” (parola di Corriere della Sera) dopo l’ennesima tragedia che ha colpito la città di Genova. Troppa l’emozione per quella catastrofe vista in diretta e poca la voglia di passare per il conservatore di turno, difensore dell’indifendibile. Spiegare costa fatica, soprattutto quando il clima è rovente. Oggi, tuttavia, due righe me le consentirete. Sono fresco della visione della puntata odierna de “L’Arena”, in onda su Rai1 la domenica pomeriggio, programma di approfondimento un po’ urlato condotto da Massimo Giletti. Giletti, professionista molto popolare e con una lunga carriera alle spalle, si contraddistingue da sempre per affrontare i temi della pubblica amministrazione in modo corsaro, denunciandone i malfunzionamenti: fa il suo lavoro ed è, anzi, dovere di ogni operatore dell’informazione scavare e portare all’attenzione del pubblico i fatti, sui quali farsi un’opinione, soprattutto quando si parla di denaro pubblico. Il tema è noto: alcuni dirigenti del Comune di Genova, impegnati nella tutela del territorio, prendono i “bonus” per l’anno passato, sebbene si sia verificato il disastro. Facile il ragionamento: i “premi” si danno per proteggere il territorio e se avviene quel che avviene, non solo i quattro hanno rubato il denaro pubblico, ma sono i veri responsabili di quello che è accaduto.

Vedete, mi metto spesso nei panni di chi non mastica necessariamente di pubblica amministrazione, sul serio. Lo so che tutto pare dannatamente astruso, difficile, complicato. Ed in buona parte lo è, per tanti motivi. Tuttavia, riflette anche il necessario rispetto di tutta una serie di (estenuanti) procedure a vantaggio della imparzialità dell’azione amministrativa e il fatto che i compiti dello Stato sono ormai cresciuti a dismisura al complicarsi della società moderna, piena di conflitti e tensioni talvolta divergenti. Per dirlo chiaro per l’ennesima volta: c’è tanto, tantissimo da fare per rendere migliore e più efficiente la PA e posso capire se ad un esterno possa sembrare facile cambiar le cose con un tratto di penna o un annuncio. Non è così, purtroppo, come non lo è per tutti i settori della vita quotidiana. E arrivo al primo punto: il sistema di valutazione che oggi esiste per la dirigenza deve cambiare, non c’è dubbio. Non è tanto sbagliato in sé ma è vero che si trasforma troppo spesso in adempimento. Questo è un fatto sui cui la politica dovrebbe impegnarsi, dato che la legge la scrive il Parlamento e gli obiettivi li fissa la politica, sentita la struttura.

Quello che però ho sentito oggi nulla ha a che fare con questi temi, su cui possiamo dibattere fino allo sfinimento. Oggi ho sentito dire che i cosiddetti premi – in realtà un parte del salario – ai quattro dirigenti comunali di Genova che avevano obiettivi legati alla tutela del territorio sono un’offesa ai cittadini vittime della catastrofe. Si è affermato che la retribuzione di  risultato è una clientela: una mazzetta, insomma. Nessuno della pur valida squadra Rai ha pensato di andarsi a leggere i contratti, capendo che quegli obiettivi li ha fissati l’Assessore, e  nessuno ha pensato di far parlare un dirigente pubblico al posto di un sindacalista (bravissimo, per carità) della CGIL che dirigente non è. Nessuno ha capito – nessuno, d’altronde, lo ha spiegato – che gli obiettivi fissati annualmente per la dirigenza rispecchiano solo una parte – spesso piccola – della quotidiana attività che un ufficio pubblico porta avanti. Si è data per acquisita la automatica corrispondenza obiettivi-alluvione e il fatto che impedire l’ultima alluvione di una lunga serie era chiara ed unica responsabilità dei quattro. Ma, sopratutto, si è voluto buttare in pasto alla – legittima – rabbia dei cittadini delle persone bollate come colpevoli sulla base dell’emotività: persone che lavorano e che hanno delle famiglie. Il morto e i danni a Genova ce l’hanno sulla coscienza: ecco il risultato. Il tutto in un clima che, a mio modo di vedere, nulla aveva a che fare con la necessaria obiettività di una vicenda così delicata ma che grondava demagogia spinta. E’ giornalismo questo? Io ho forti dubbi. Vedete, non si tratta tanto di garantismo, che pure male non farebbe. Si tratta di non soffiare sul fuoco di un clima di odio sociale che in troppi fomentano e che alla fine conta una sola, drammatica perdente: l’Italia. Chi la ferma questa deriva?

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4 thoughts on “L’Inquisizione in diretta

  1. Diciamo che la dirigenza se lo merita. Una categoria che non ha mai raggiunto una unità culturale, sindacale, uno status, un idem sentire, che si è lasciata manipolare in tutti i modi, che pensa di far carriera per conoscenza anziché per merito, merita di essere svillaneggiata. Non si può pretendere di essere classe dirigente e poi dire ‘io non c’entro’. Siamo dirigenti o caporali?

    Ho fatto il sindacalista per sette anni, e so quello che dico quando affermo che far crescere una coscienza di classe ai dirigenti pubblici è come lavare la testa ai muli.
    Poi, tutto quello che dici è vero. Ma io, ad ogni rinnovo di contratto, proponevo i miei obiettivi sfidanti. Il mio direttore generale nemmeno li leggeva, mi metteva in mano lo stampone, “zitto e firma”. Vabbè, ma almeno è agli atti che ci ho provato.

    Però adesso basta. Basta stare col cerino in mano, a cercare di turare le falle della barca che affonda, a tenere calmi i cittadini imbestialiti perché le code aumentano, i servizi peggiorano, ‘e prima non era così’. Grazie, ho perso il 30% del mio personale in 8 anni! La gente va in pensione, muore. E io dovevo stare lì a fare da parafulmine, mentre altri che non si sono mai fatti un giorno di prima linea (io 12 anni) venivano promossi direttori generali? Ma col cavolo!!!

    Sono andato via, all’estero e nel privato. Preso in base al curriculum da gente che ha scommesso su di me una commessa da 3 milioni di €. Niente conoscenze, niente amicizie, io e la forza della mia esperienza, delle cose che so fare. Perché, come dice la pubblicità, “io valgo”, e qualcuno se n’è accorto. E già il fegato migliora. Non ti dico il conto in banca.

    Miglior fortuna a chi resta, io mi sono rottoercà…

  2. Marcello ha detto:

    Complimenti per la pacatezza dell’analisi. Aggiungo un paio di riflessioni, avendo anch’io assistito all’indecoroso spettacolo andato in onda oggi.

    Che vogliano fare un programma fazioso sarà anche una scelta editoriale (Giletti stesso ha ricordato più volte che la trasmissione, non a caso, si chiama “l’arena”), ma qui si stravolge davvero la verità!
    Non solo confondono le idee sul concetto di retribuzione di risultato (ma ve la volete leggere un po’ di normativa, o anche solo un compendio di diritto??), ma non hanno neanche verificato di quali risorse disponessero i dirigenti del Comune di Genova per raggiungere gli obiettivi assegnati. E senza questo, qualsiasi valutazione di performance è sbagliata in partenza.

    L’obiettivo istituzionale di un giornalista dovrebbe essere informare. Ora, uno che fa esattamente il contrario di ciò che dovrebbe (disinforma su larga scala), a che titolo prende anche solo un centesimo???

    bleah!!

  3. Premesso che nel caso denunciato da Giletti la connessione con la tutela del territorio c’era (titoli su Repubblica di mercoledì 22 a proposito dei disastri di Genova a firma di Franco Monteverde:”Alluvione, l’ultima beffa premi ai dirigenti a processo per il 2011″ e Marco Preve: “Tursi, un altro premio beffa – soldi ai tre dirigenti a processo per il disastro di tre anni fa sul Fereggiano”.), e che Giletti ha sparato sui dipendenti pubblici in parecchie puntate, forse dimenticando che è un dipendente pubblico anche lui, vediamo se il caso della dirigente trasferita perché non voleva iper e albergo sulle sponde del Bisagno (delle Coop, tra l’altro), riceverà almeno altrettanta attenzione.

    Chissà, magari a qualcuno potrebbe sorgere il sospetto che avere una dirigenza autonoma dalla politica serve.

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/19/news/non_voleva_iper_e_albergo_sulle_sponde_del_bisagno_il_giallo_della_dirigente_trasferita-100907814/

  4. […] si inizia a sparare a palle incatenate ad altezza d’uomo, come avvenuto nel caso della recente alluvione di Genova. Approfondimenti? Spiegazione dei fatti? Lasciano il tempo che trovano: quello che conta […]

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