Noi e il nostro latinorum

Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale ?

Ecco, ricorderete con orrore uno dei quesiti referendari su cui noi Italiani siamo stati chiamati a dire la nostra nel giugno del 2011, mettendo una croce sul “si” per la cancellazione delle norme e sul “no” per il loro mantenimento. Ed ecco: devo dare – con l’amaro in bocca – ragione piena a Michele Serra che oggi su Repubblica ricorda che in Italia la pompa e la frase imparruccata sono la paradossale garanzia della dignità del potere. Allora almeno noi, noi mezzemaniche che stiamo sul pezzo negli uffici e sulle scrivanie, ce lo dobbiamo dire: a fronte di un referendum sull’indipendenza scozzese in cui ci si trova davanti una domanda secca (“La Scozia dovrebbe essere indipendente?”) sembriamo dei matti da legare. Sì, certo, la questione della scrittura delle leggi è uno dei veri, grandi problemi dell’arretratezza dell’Italia con una storia di secoli e su questo si giocano grandi equivoci, ma se persino chi deve applicare le norme si trova in difficoltà a comprenderle appieno (sì, mea culpa), è un problema di sistema che investe tutti. E allora, cari amici e colleghi burocrati, siamo noi a doverci rimboccare le maniche per primi, a rifiutare per primi questa forma mentale per cui il brodo va allungato a tutti costi, in cui una risposta o una posizione chiara è temuta come una condanna a morte perché poi qualcuno – chissà chi, chissà quando – potrà venire a chiederci conto di quella nostra modesta assunzione di responsabilità di fronte a qualche giudice contabile o amministrativo. Ma non sentite questo insopportabile tanfo di vecchio, di stantio? Non siete stanchi di questa prudenza a tutti i costi e di doversi mettere al riparo dietro quel tal comma di quel tal articolo di quella tal legge rivista, modificata riformata da qualcuno chissà quando?

Non sarò io a dimenticare le tante, troppe colpe che la politica ha sulla questione. Ma il povero Renzo non aveva tutti i torti quando rimproverava a don Abbondio di prendersi gioco di lui: “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?”. E allora sta – anche – a noi maledetti burocrati. Con l’esempio, giorno per giorno, lettera per lettera, dossier per dossier: o vi aspettate che risolviamo tutto con l’ennesima, bella legge?

Advertisements
Contrassegnato da tag , ,

3 thoughts on “Noi e il nostro latinorum

  1. Il commento a questo articolo potrebbe essere considerato, per un verso, di natura non strettamente appartenente alla categoria di ciò che andrebbe archiviato tra sensazioni prive di positività.
    Se, tuttavia, si riguardasse la questione sotto un piano prospettico più problematico, da un lato la concretezza che dimostrano gli appartenenti alla parte geografica più a nord dell’Isola britannica, potrebbe anche rivelare una stringatezza da considerare, anche solo in parte, non proprio consona ad un linguaggio meno scevro di sfumature e complessità quale quello che viene proferito nella penisola centrale del Mediterraneo, anche per la storia fonetica e glottologica e la filiazione dalla complessità latina.
    In conclusione, le due diverse opzioni potrebbero annullarsi oppure lasciar propendere per l’una, piuttosto che l’avversa, in relazione ad ulteriori approfondimenti.

  2. Mah, è soprattutto un problema dei giuristi puri, soprattutto i magistrati che scrivono sentenze alluvionali per paura (ma un magistrato perchè dovrebbe avere paura?) che non siano giudicate sufficientemente motivate. Per questo c’è un incentivo a scrivere sempre di più, una delle cause della giustizia lenta…

  3. Ecco, leggi una notizia del genere e dimmi se dobbiamo rimboccarci le maniche oppure se non facciamo già più del nostro dovere. http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_20/pagaci-l-erba-che-tagli-cosi-piante-invadono-casa-parmenide-2d118e86-40b3-11e4-ada3-3c552e18d4d4.shtml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: