Ho un amico che fa il dirigente al Ministero

Ho un amico che fa il dirigente al Ministero. Sì, certo, è un periodaccio, sembra che tutti ce l’abbiano con lui. Ma non si lamenta troppo: non naviga nell’oro ma grazie al suo lavoro ha potuto prendere un mutuo, che di questi tempi è un lusso. Ha fatto un concorso lui, e un po’ di fortuna ce l’ha anche avuta, dice. Fa il suo dovere tra passione e incavolature, un po’ come tutti. Insomma ci prova. Ci voleva proprio lavorare nel pubblico, dice il mio amico: gli piace pensare che il suo datore di lavoro siano i cittadini. Nel sistema ci crede. E fare carriera non gli dispiacerebbe: dispiacerebbe a qualcuno fare qualcosa di nuovo con maggiori responsabilità? Sa che ci sono i concorsi per fare il Direttore Generale ma che, non sa come mai, sono stati sospesi un paio di Governi fa. Però mi dice che gli è capitata un’occasione, si sono liberati dei posti da Direttore e che ormai si fanno gli interpelli, i bandi. Si diventa Direttore per merito, dice. Fa domanda, il mio amico dirigente, e manda il suo curriculum. Dice che magari il Ministro se li legge i cv e che magari va bene: non è un genio l’amico mio, ma ha le carte in regola. Se la gioca, dice: sulla linea di partenza tutti uguali. Sì, qualcuno gli ha detto: a illuso! Ma nel sistema ci crede, ripete. E che se pure sa che sotto sotto, chissà, qualcuno ricorre a qualche aiutino, lui no, non vuole. E tanto chi lo spinge a lui? Scrive la domanda, firma e spedisce. Poi aspetta di sapere chi sono gli altri che hanno fatto domanda, che magari mettono on line tutti i cv, così chiunque potrebbe farsi un’idea. Dice che è strano, ma non li trova e che gli pare curioso perché di trasparenza parlano tutti, ma tutti proprio, eh. Poi succede un’altra cosa strana: un bel giorno vede che viene pubblicata sul sito del Ministero una paginetta in cui vengono scritti i nomi dei nuovi direttori. Dice che s’aspettava di sapere come erano andate le comparazioni dei cv, che magari si capiva perché era stato scelto Mario invece di Alessandra. Però dice che sicuramente avranno perso del tempo per leggere, valutare e comparare e che i tempi erano stretti. E poi è lui che non sa smanettare tanto in internet. A mezza bocca mi dice che a pensarci bene sono almeno tre governi che si scrive in tutte le salse di trasparenza totale, di accessibilità degli atti della P.A.: e dice, l’amico mio dirigente, che un pelino s’immaginava un altro modo di gestire la cosa. Che, magari, gli arrivassero due righe: “Le faremo sapere, grazie”, o “Riprovi, sarà più fortunato”. O, ancora: “Grazie, ma ci serve uno che sia bravo più di lei”. Dice pure che lo sa che i colleghi scelti sono tutti bravi, ci mancherebbe. Sì, qualcuno è un dirigente esterno, che un concorso non l’ha mai vinto. E sì, forse sarebbe stato meglio che tutti, pure i cittadini, avessero potuto seguire in rete passo per passo come stavano andando le cose, dice l’amico mio. Ma che poi uno rischia di passare per rosicone, che è un termine che va di moda. E poi, dice, guarda che la motivazione per aver scelto Tizio o Caio la mettono. Una riga, sì, ma motiva come venti, dice. E allora, gli faccio? Che fai? E allora l’amico mio che fa il dirigente mi guarda, con una faccia da gufo, e sta zitto. In fondo un lavoro ce l’ha, e di questi tempi, si sa, è tutto grasso che cola.

Pubblicato su Linkiesta

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3 thoughts on “Ho un amico che fa il dirigente al Ministero

  1. eDue ha detto:

    Magari se era muratore…

  2. Anonimo ha detto:

    bellissimo articolo complimenti

  3. Nandokan ha detto:

    Vedi, a monte di questo articolo c’è un colossale granchio interpretativo da parte tuo a proposito del concetto di “trasparenza”: nel caso eccipuo (cit.) va intesa nel senso che sei trasparente, cioè che non compari, che nun te vede nessuno, che è come se non ci fossi.
    Una volta compresa l’esatta declinazione del termine, la serenità può e anzi deve farsi largo nella tua alma, acciocché tu non sia fregiato, come opportunamente da te paventato, di distintivi di rosiconismo abituale, così disturbante e così dissonante rispetto allo Zeitgeist.

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