Una replica ai commenti dei lettori

Intanto grazie ai lettori che hanno voluto esprimere le loro osservazioni al mio articolo su “Lavoce.info” in materia di reclutamento della dirigenza pubblica. Provo ad articolare qualche replica.

E’ vero, leggere le nostre leggi è un’impresa titanica, da latinorum manzoniano. Ecco perché molto spesso gli stessi dirigenti e funzionari si trovano in forti difficoltà nell’applicarle. Sta al Parlamento riappropriarsi una funzione legislativa oggi lasciata agli Uffici Legislativi dei ministeri e, quindi, al Governo: meno leggi, scritte meglio. Sul lato economico-finanziario, invece, non sono d’accordo: proprio perché i soldi sono “degli altri” un funzionario pubblico deve esercitare grande cautela. E dirò di più: anche se non cerchiamo il profitto, questo non vuol dire che l’azione pubblica non debba essere efficace e, per quanto possibile in relazione agli scopi, economica. È come sempre una questione di regole. Ed una delle regole importanti credo sia formare i dirigenti in modo coerente e attuale con i bisogni di una società che evolve.

Un dirigente dovrebbe scegliersi la propria squadra? Magari! Il sistema, come lo descrive Valerio, è certamente opprimente: tuttavia, dobbiamo essere noi, aldilà di tutte le piccole grandi astruserie quotidiane, a imporre – imporre! – il cambiamento. È dura, lo so.

Sui “dirigenti istituzionali selezionati dall’oligarchia” non ho capito. Il senso della mia proposta è quello di rendere più forte la classe dirigenziale pubblica, autonoma e formata sui medesimi valori repubblicani: l’esatto contrario di quello che molti denunciano stia per accadere con alcune parti della riforma del Governo, ovvero rendere più influenzabile il dirigente dal vertice politico, di qualsiasi colore esso sia.

Infine, il rimprovero sulla trasparenza: vero, sono Presidente dell’Associazione degli ex allievi della Sna, un’associazione culturale che si rivolge a coloro che provengono dall’esperienza del corso-concorso. Non siamo un sindacato. E nulla ci verrebbe in tasca dal mantenere, rafforzare o cancellare l’istituto del reclutamento tramite Sna: parlo per il futuro, convinto che migliorarlo ed estenderlo sia un vantaggio per un’amministrazione che voglia dirsi moderna. Tuttavia, premesso che spero questo non tolga valore argomentativo alla mia proposta, si trattava solo di un mancato aggiornamento della bio, ora invece on line. Quindi parziale, ma spero intellettualmente onesto. Sul sistema romanocentrico, non colgo il problema: se la Sna (ex Sspa) ha avuto un merito, è stato quello di mettere assieme, giorno dopo giorno, caso unico nella storia amministrativa di questo Paese, neolaureati e funzionari da tutto il Paese, formandoli su valori e indirizzi comuni e creando legami che durano nel tempo. E questo, di per sé, in una Italia dominata dalla sindrome di Guelfi e Ghibellini, è già un risultato enorme (da lavoce.info).

Ah, per i feticisti del genere, imperdibile un serrato botta e risposta coi lettori del Fatto Quotidiano, che hanno commentato l’articolo ripubblicato su ilfattoquotidiano.it. Pepati, direi. Ma grazie comunque.

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