Io non sguazzo

creature from the black lagoon movie (2)

Ha dichiarato il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, che quelli che si oppongono al cambiamento sono “un esercito di rosiconi e di gufi”, che vogliono che nulla cambi per mantenere uno status quo per loro vantaggioso. E’ politica: e sarà la politica stessa a gestire questa fase di cambiamento, al netto di future elezioni. Punto nodale di questa spinta riformistica è l’intervento sulla Pubblica Amministrazione e, in particolare, sulla dirigenza pubblica. Chi ha la pazienza di seguire queste pagine ha avuto modo di leggere delle mie perplessità su alcuni aspetti che – per quanto è dato sapere al momento – caratterizzerebbero la riforma in cantiere, e non ci torno: il 4 aprile l’Associazione dei dirigenti pubblici ex allievi della Scuola Nazionale di Amministrazione, nella sua assemblea, proporrà le proprie idee di riforma, convinti come siamo che cambiare è necessario per dare una mano ed essere leva della ripresa del nostro Paese. Tuttavia, non posso accettare di essere insultato e non posso tollerare che la categoria dei lavoratori pubblici sia dileggiata gratuitamente e pesantemente in questo modo: “Nella palude i funzionari, i dirigenti pubblici, i burocrati ci sguazzano; ma nella palude le famiglie italiane affogano”. Io non sguazzo, signor Presidente, io lavoro e faccio il mio dovere a favore della comunità nazionale di cui faccio parte. Non sguazzo io e non sguazzano le persone con cui lavoro. Tutti vogliamo fare andare sempre meglio la macchina dello Stato: sparare alla schiena al guidatore non è il modo migliore per farlo.

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6 thoughts on “Io non sguazzo

  1. Aldo Arnieri ha detto:

    Per voi la PA avrebbe dovuto continuare ad essere come gli anni 80… si creavano i posti per accontentare l’amico o il parente, e naturalmente il posto statale doveva essere molto appetibile.. e allora: baby pensioni, orari più corti di quelli dei privati, sconti su treni, su bollette, sicurezza dello stipendio a fine mese, sicurezza di non essere lasciati a casa anche per motivi per cui in un posto privato si veniva mandati via a pedate… e rendimento lavorativo? un optional!!!! vogliamo parlare dell’efficenza di quei posti dove ci sono il doppio dei dipendenti necessari? di quei dipendenti che timbrano per colleghi assenti o che dopo aver timbrato vanno a farsi i caz.. voli loro? di quegli uffici pubblici dove le pratiche si ammucchiavano per anni? di quei dirigenti che difendono e coprono quanti commettono vere e proprie truffe ai danni dello stato? è proprio questa la cosa ancora più grave: vedere dirigenti che assalgono quei pochi giornalisti che hanno avuto il coraggio di documentare il malcostume della P.A. comunque sentire che per lei è giusto uno stipendio di 240.000, €. per un dattilografo del parlamento fa incazzare non poco chi per guadagnarsi uno stipendio che è un decimo di questa cifra deve lavorare magari in una fonderia giocandosi la salute. La cosa grave è che avete completamente perso il senso della vergogna!!!!!!

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Guardi, io non la conosco, ma le devo fare i complimenti: in poche righe ha fatto un tale condensato di luoghi comuni, banalità e odio sociale (che non guasta mai) da meritarsi una speciale menzione. Si commenta da solo. Saluti cordiali

  3. […] dal pregiudizio, dal sentito dire, dal pressappochismo, se non dal manifesto disprezzo (ah, la palude), il risultato sarà l’opposto di quello che serve all’Italia. Giocare col fuoco, in un […]

  4. […] questo Paese: bloccare l’Italia e portarla alla catastrofe. Non era sufficiente l’immaginifica palude in cui funzionari e dirigenti sguazzano allegri mentre le famiglie affogano. Non bastava l’ardore […]

  5. […] con idee e proposte di buon senso; dall’altra, uscite assai discutibili del Premier su palude, ruspe e burocrati e dirigenti colpevoli d’ogni male. A leggere la lettera che Renzi e Madia […]

  6. […] impersonato dal Presidente del Consiglio, ha abbordato il tema con dichiarazioni al calor bianco, concentrando la potenza di fuoco sulla dirigenza pubblica, da sempre frammentata e con la testa […]

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