Il Governo Renzi alla prima prova dei fatti (ma senza equivoci)

Il nuovo Presidente del Consiglio avrà l’occasione di esporre al Parlamento e al Paese le linee programmatiche della sua azione di governo che, come ben sappiamo, si articolerà su riforma elettorale e istituzionale, scossa all’economia e sburocratizzazione dello macchina dello Stato. Ancor prima, tuttavia, di dar corpo agli indirizzi di governo, affidati ai titolari dei dicasteri, c’è una prima, importante prova che sarà fondamentale per testare il reale cambio di marcia del “Renzi I”. In più occasioni il neo Premier ha fatto sapere che intende agire sulle burocrazie dei ministeri, che a suo dire tirano il freno alle riforme: come ho avuto modo di osservare in diverse occasioni, non sono d’accordo con questa impostazione che, a mio modo di vedere, soffre di un approccio “ideologico” al problema e di equivoci di fondo. Invitare la neo Ministra alla PA e all’Innovazione a “introdurre misure per l’Italia sconvolgenti come la licenziabilità dei dirigenti o l’obbligo di rotazione degli incarichi dirigenziali”, come fa oggi il Corsera, senza sapere che sono aspetti già disciplinati dalla legge, significa, purtroppo, fare propaganda (chiaritevi le idee qui). Hanno, invece, fondamento, le critiche al c.d. gabinettismo, ovvero il vecchio vizio della politica di riservare i vertici degli uffici di diretta collaborazione dei ministeri ai magistrati amministrativi e contabili, con altissimi rischi di confusione fra amministrazione attiva e attività di controllo e di conflitti di interesse che possono danneggiare la corretta formazione dell’azione amministrativa a danno del principio di imparzialità a favore dei cittadini. La soluzione è semplice: ognuno faccia il suo mestiere. La magistratura nei tribunali, la dirigenza (quella di ruolo, non fiduciaria nominata dalla politica) negli uffici. Se questo è vero, i nuovi ministri, che dovranno organizzare le strutture serventi all’interno delle amministrazioni, hanno una preziosa opportunità: come sostiene Riccardo Franco Levi sul Corriere della Sera, al momento di scegliere i titolari dei Gabinetti e degli Uffici Legislativi, non peschino nel novero dei soliti noti, buoni per ogni stagione, ma si guardino dentro casa, dove troveranno potenzialità ed entusiasmo. Se la politica ha sempre fatto a gara per accaparrarsi consiglieri di Stato, magistrati contabili e Avvocati dello Stato, l’occasione di #cambiareverso è a portata di mano. Se sarà davvero così, lo sapremo nei prossimi giorni.

Pubblicato (salvo alcune modifiche) su Linkiesta.it

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