Quel leggerissimo sospetto

Al pari del ragionier Fantozzi Ugo il quale, scoprendo filoni di pane nascosti in ogni dove in casa, cominciava ad essere assalito da un leggerissimo sospetto sull’affaire fra la moglie Pina e Cecco, il nipote del fornaio, anch’io inizio a pensar male. Il dinamico duo Alesina&Giavazzi sono tra le firme di punta del Corriere della Sera e da sempre sostengono che per riformare la macchina dello Stato occorre intervenire sulla burocrazia: oggi sul quotidiano milanese sostengono che se il nuovo Governo vuole essere efficace deve sostituire “radicalmente i burocrati che gestiscono i ministeri (riformando i contratti della dirigenza pubblica e allineandoli a quelli del settore privato) cominciando dalla casta dei capi di gabinetto. Per farlo ci vuole coraggio perché questi signori sono depositari di “dossier” che tengono segreti per proteggere il loro potere. Bisogna avere il coraggio di mandarli tutti in pensione. All’inizio i nuovi ministeri faranno molta fatica, ma l’alternativa e non riuscire a fare nulla”. Cari professori, pietà. Ma lor signori hanno idea di come funzionino le cose in un ministero o è solo una mefistofelica strategia per mettere alla prova i nervi dei poveri paperini di Stato? Andiamo con ordine.

Un sereno commento all'editoriale del Corriere

Un sereno commento all’editoriale del Corriere

Sorvolo sull’esortazione di sostituire tutti i burocrati: tutti? Cos’è, un attacco di grillismo acuto al grido di #tuttiacasa? E chi ci mettiamo? Il primo che passa, magari con un bel contratto fiduciario che lo renderà fedele esecutore dei voleri della politica? E poi: mandarli a casa con contestuale riforma presa dal mitico settore privato in cui regna efficienza ed efficacia? Ovvero? Licenziamento ad nutum? Perché, nel dorato mondo del privato funziona cosi? Attenzione però, andiamo al sodo: dicono i Nostri che occorre cominciare dai capi di gabinetto. E qui occorre fare chiarezza una volta per tutte. Chi ha la pazienza di seguire queste pagine sa bene che come Associazione dei dirigenti ex allievi della Scuola Superiore della PA (oggi Scuola Nazionale di Amministrazione), da anni ci battiamo contro la cattiva usanza di riservare i vertici degli uffici di diretta collaborazione dei ministeri ai magistrati amministrativi e contabili. Nessun particolare astio verso costoro, naturalmente, ma la constatazione che non può farsi confusione fra amministrazione attiva e magistratura di controllo, rischiando conflitti di interesse che possono danneggiare la corretta formazione dell’azione amministrativa a danno del principio di imparzialità a favore dei cittadini. Ma non è che, come mi è capitato di leggere e come insinuano Alesina&Giavazzi, consiglieri di Stato e magistrati della Corte dei Conti puntino pistole alla testa dei ministri e li costringano a farsi affidare questi fondamentali incarichi. Tutt’altro: da sempre è la politica che fa a gara per accaparrarsi i migliori fra loro, affidandogli le redini dei Ministeri, nei Gabinetti e negli Uffici Legislativi, ed anzi scambiandoseli allegramente da una legislatura all’altra. E, consentitemi, io non ce li vedo questi ministri sprovveduti che si fanno mettere nel sacco da coloro che hanno scelto fiduciariamente: se non si fidano non devono far altro che mandarli a casa, dall’oggi al domani.

Allora, prof.: se vogliamo sostituire i capi di Gabinetto, facendo sì che ognuno faccia il proprio mestiere, sono d’accordo. Ma se per cominciare da loro si intende passare ad una dirigenza fiduciaria che soppianti quella di ruolo, non ci siamo. E non perché lo dica la Costituzione più bella del mondo o perché non ci siano tante cose da aggiustare nella P.A. Perché basta rispondere alla solita, noiosa domanda: ma voi vi sentireste più garantiti da chi ha vinto un concorso e agisce secondo i dettami di legge o da chi deve il proprio posto al politico di turno che vuole tutto e ora?

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2 thoughts on “Quel leggerissimo sospetto

  1. […] dei ministeri, che a suo dire tirano il freno alle riforme: come ho avuto modo di osservare in diverse occasioni, non sono d’accordo con questa impostazione che, a mio modo di vedere, soffre di un approccio […]

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