Io la nomina da te l’ho avuta

E’ ben nota la vicenda che vede coinvolta la Ministra Nunzia De Girolamo, titolare del Dicastero dell’Agricoltura, in merito al presunto direttorio politico che avrebbe gestito la politica sanitaria del territorio di Benevento. La Ministra si è difesa in Parlamento, davanti un’aula di Montecitorio inspiegabilmente vuota, e il Presidente del Consiglio, per ora, tace. Come si usa troppo spesso dire, sarà la magistratura ad accertare se le vicende abbiano una rilevanza penale, ma, poiché mi sembra opportuno esprimere una valutazione generale della vicenda, io partirei dalla puntata dell’altra sera di “Otto e Mezzo”, durante la quale la stessa Ministra in modo esemplare ha spiegato il funzionamento delle nomine in sanità sui territori. Alla domanda della Gruber sul le riunioni in casa del padre, De Girolamo chiarisce: “Funziona che sono i Presidenti di Regioni, la politica, il partito di riferimento, a nominare i Direttori Generali delle Asl all’interno di una rosa, di un elenco, e il Presidente di Regione chiede al partito nel suo complesso di indicare delle rose di nomi”. Il punto è proprio questo: funziona così. E se funziona così, non ha senso scandalizzarsi: tutti sanno come vanno le cose, tutti (o quasi, si veda la “rivoluzione” di Zingaretti nel Lazio) si adeguano, tutti sono contenti. Ha ragione Ostellino quando sul Corriere scrive che “siamo un Paese che considera scandalosa la realtà effettuale in nome della realtà come vorrebbe che fosse”. E, sebbene non concordi sulla alternatività coatta col regime delle spoglie, la conclusione mi sembra chiara: o si cambia metodo, o si accetta la preponderanza, peraltro accolta a braccia aperte da tutti gli interessati, della politica. Ho spesso scritto sulla mia visione assai critica della dirigenza fiduciaria e del tema delle nomine, questioni sulle quali si è espressa in modo molto severo più e più volte l’Associazione dei dirigenti pubblici che provengono dalla Scuola Nazionale di Amministrazione. Resta, tuttavia, un solo, amarissimo boccone: il dirigente che viene nominato dalla politica dovrebbe pur sempre e comunque render conto alla collettività. Dovrebbe, per così dire, abbandonare il seno materno e farsi la propria vita, rispondendo non alle sollecitazioni della “sua” parte politica, ma a quello che la legge e i bisogni dei cittadini prescrivono. Dovrebbe: la realtà che vorremmo. E allora – scusate la mia naiveté – che diavolo ci va a fare un dirigente pubblico, convocato addirittura, a casa di un parlamentare a discutere di cose che si devono trattare nelle sedi istituzionali e con gli attori appropriati? A dire che “io la nomina da te l’ho avuta e a te rispondo, ed è giusto che ci sia un riscontro”? Un antiemetico, please.

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5 thoughts on “Io la nomina da te l’ho avuta

  1. Alfredo Ferrante ha detto:

    Grazie del reblog!

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Riporto la mail trasmessami da un collega di corso della SSPA (oggi SNA, Scuola Nazionale di Amministrazione) e dirigente generale.

    ———————-

    Caro Alfredo,

    leggo sul Blog il tuo interessante, e ovviamente, condivisibile articolo. Temo, però, che dovremo sempre più auto-considerarci come i Giapponesi asserragliati nella savana a 40 anni dalla fine della guerra. Il futuro del dirigente civil servant e “terzo” (cd. “modello francese”) è già deciso (fonte: http://www.matteorenzi.it/enews-381-8-gennaio-2014/) nella cosiddetta “bozza del Jobs Act” (sic!), che –per l’aspetto in questione – giova riportare integralmente:

    Parte A – Il Sistema

    1. Energia. Il dislivello tra aziende italiane e europee è insostenibile e pesa sulla produttività. Il primo segnale è ridurre del 10% il costo per le aziende, soprattutto per le piccole imprese che sono quelle che soffrono di più (Interventi dell’Autorità di Garanzia, riduzione degli incentivi cosiddetti interrompibili).
    2. Tasse. Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.
    3. Revisione della spesa. Vincolo di ogni risparmio di spesa corrente che arriverà dalla revisione della spesa alla corrispettiva riduzione fiscale sul reddito da lavoro.
    4. Azioni dell’agenda digitale. Fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete.
    5. Eliminazione dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio. Piccolo risparmio per le aziende, ma segnale contro ogni corporazioni. Funzioni delle Camere assegnate a Enti territoriali pubblici.
    6. Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico. Un dipendente pubblico è a tempo indeterminato se vince concorso. Un dirigente no. Stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali.
    7. Burocrazia. Intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell’Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari. I Sindaci decidono destinazioni, parere in 60 giorni di tutti i soggetti interessati, e poi nessuno può interrompere il processo. Obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo.
    8.Adozione dell’obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato.

    —–

    La filosofia “a monte” è chiara, ed è inutile far finta di non capirlo, o capirlo troppo tardi: adozione del sistema anglosassone “doc”; con connesso spoils system totale, sulla base della nota teoria delle scienze politiche (la traduco banalmente): “Siccome io sono stato eletto, e rispondo solo politicamente del mio operato, è giusto che la cinghia di trasmissione delle mie decisioni sia totalmente fiduciaria. Se sbaglierò (e/o sbaglieranno i miei collaboratori) ne risponderò alle prossime consultazioni”.

    Che poi il modello nei paesi anglosassoni funzioni benissimo (forse per la presenza di una diversa cultura dell’etica pubblica?) è un fatto; è pure un fatto che non funzionerebbe in Italia, essendo stato appunto ampiamente già sperimentato nelle Autonomie Locali, con gli esiti finanziari che potrai leggere in questo articolo: http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2014/01/13/news/le_spese_fuori_controllo_di_regioni_comuni_e_provincie_in_20_anni_600_miliardi_in_pi-75776299/.
    Articolo che (chissà perché) non ha avuto molta eco nella stampa, pur essendo basato su dati statistici (fonte: ISTAT) difficilmente oppugnabili. Nel mentre, la stampa stessa appare tutta concentrata, da un po’ di tempo, sullo “strapotere delle burocrazie ministeriali”, e non sui 600mld (seicentomiliardi/00) che “mancano al conto” degli Italiani (vedi articolo citato), grazie forse (anche) a dirigenti asserviti ai propri sponsor politici (ma privi di “strapotere burocratico”?).

  3. […] dell’ormai celebre “io la nomina da te l’ho avuta e a te rispondo” che ha visto protagonista l’allora Ministra dell’Agricoltura? Non era che un banale esempio di come nomine di […]

  4. […] la vicenda dell’ormai celebre “io la nomina da te l’ho avuta e a te rispondo” che ha visto protagonista l’allora Ministra dell’Agricoltura? Non era che un banale esempio di come nomine di favore o […]

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