Due auspici semplici semplici

La trasparenza nella cosa pubblica è cosa buona e giusta. Tanto è stato fatto a partire dalle norme Brunetta del 2009 e su quella strada occorre proseguire, con buon senso, per agire su una leva (non l’unica, certamente) che serva a ricostruire il rapporto di fiducia fra cittadini e apparato dello Stato. A margine di un processo che investe leggi, tecnologia informatica, privacy e le possibilità della rete e che continua fra molti ostacoli, formulo due auspici semplici semplici per qualche passo avanti nel 2014. Semplici ma, spero, di sostanza.

trasparenza1

Che il 2014 ci porti il medesimo formato di base che tutte le pubbliche amministrazioni (ministeri, regioni, enti, comuni, etc…) possano utilizzare per i propri siti web istituzionali, dando un taglio alla rete-arlecchino delle amministrazioni, così che chi cerca informazioni di qualsiasi tipo si abitui ad uno stesso “albero” da sfogliare e vada direttamente a trovare quel che gli interessa senza perdere tempo.

E che il 2014 ci porti la benedizione di trovare in linea per tutti i pubblici dipendenti (tutti: impiegati, funzionari, dirigenti, direttori generali, magistrati, diplomatici, prefetti, funzionari di organi costituzionali) un curriculum vitae in formato europeo con il medesimo, congruo pacchetto base di informazioni, incluse quelle relative alle modalità del loro reclutamento, che dicano alla nostra amica casalinga di Voghera non tanto e non solo quanto Tizio o Caio prendano di stipendio, ma come siano finiti a fare quel che fanno.

Complicato?

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2 thoughts on “Due auspici semplici semplici

  1. eDue ha detto:

    Già il CAD e prima ancora la Bassanini imponevano più o meno apertamente una struttura minima identica per i siti istituzionali della PA non centrali, ma li hai visti tu? Le famose Fasi della vita, e compagnia si sono viste da qualche parte per poi finire rapidamente mischiate nel fango comunicativo delle PPAA.

    Prima ancora, dalla 4/2004 in poi, o meglio dal D.lgs 8/7/2005 e successive modifiche, fino a quello di quest’anno (cui ho contribuito con un modestissimo e pure faticosissimo apporto) ovvero il DM 20 marzo 2013 (pubblicato in GU il 16.09.2013) le norme stabiliscono i criteri minimi di accessibilità per il siti web delle PA e dei concessionari e le relative sanzioni. Che ne è stato nei fatti?!

    * * *

    Hai visto cosa ho fatto qui sopra?

    Ho fatto il circolarista, quello che cita a memoria DM, DLGS, DPCM, Cip, Ciop, che sta lì col ditino teso come un Letta di Makkox ( http://www.ilpost.it/makkox/2013/07/18/kazzakistan/ ) e non conclude un cazzo.

    Perché qualcuno, nella PA, oltre che scrivere norme che finiscono lì sul portarotolo assieme alle altre non ha realizzato un sito modello, con relativo backoffice, prendendo prodotti opensource e modificandoli, in modo che le amministrazioni che dovessero mettersi in regola potessero disporne con TRE vantaggi immediati?

    1) software gratuito, libero e a sorgente aperto fornito dalla PA per la PA; utilizzando le ENORMI competenze che la PA ha in sé; e non scherzo.

    2) essendo Software Libero anche i privati possono scaricarlo e modificarlo e volendo rivenderlo (sempre rilasciando il sorgente e sempre come SL), in modo da innescare un circolo virtuoso digitale che parte dalla PA, passa per il PIL e torna alla PA ed a chi la fornisce; e a chi la fruisce, ovvero i cittadini.

    3) Servizi migliori per i cittadini, perché garantiti in termini di comunicazione (l’uniformità che auspichi), in termini tecnologici (gli stessi che hanno minutato il DM sono esperti nel loro campo) perché accessibili in base a principi internazionali (WCAG, ad esempio), e amministrazioni che invece di perdere tempo e soldi, possono dedicarsi al loro “core business” (o se preferisci scopo precipuo) invece che ammattirsi appresso a norme e codici che non capiscono e spesso li lasciano in balia di terze parti a volte mutuate dall’agricoltura.

    Senza contare che essendo il SL per sua natura basato sulla comunità, ed essendo la gestione dei requisiti (oltre a quelli di legge, s’intende) una fase in cui DEVONO essere coinvolti tutti gli attori e quindi anche i cittadini, questi vedranno le soluzioni che si vanno a loro proporre come protagonisti assieme a quelli che le realizzano.

    In una parola, una PA usabile.

    Ecco il mio auspicio è che si prenda finalmente atto che la PA come qualunque altro essere pluricellulare reagisce agli incentivi; trovarsi le cose già fatte oltre che gli obblighi da adempiere, significa quasi certamente adozione di quelle soluzioni (senza imposizione, che non funziona), e vantaggi per l’economia e per i cittadini.

    Il mio auspicio è che si finisca di parlare e si cominci a fare una PA usabile.

    Auguri.

  2. […] Due auspici semplici semplici | TANTOPREMESSO.it […]

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