Anche i #guerrieri, nel loro piccolo, si incazzano

Posso dirlo? A me questa campagna non è piaciuta fin dal primo momento. La mia percezione immediata, a pelle, è stata quella di un reazionarismo orwelliano strisciante. Non voluto, magari, ma presente. La gente comune, con facce e sembianze da prigionieri da campo, che vive in una terrificante società fatta di difficoltà e di sfighe e che non ha via d’uscita se non quella di combattere per sopravvivere, ma senza speranza di cambiamento reale. Enel offre la sua energia per andare avanti, lottare insieme e vincere: “raccontaci la tua storia e condivideremo insieme sfide, fatiche e speranze”. Insieme? Vincere? Ma vincere cosa? Alla iniziale irritazione aggiungete una campagna martellante in televisione, sui giornali, alla radio e persino su Twitter (con post sponsorizzati!) e la frittata è fatta: repulsione allo stato puro.

Secondo Enel #guerrieri è “un’iniziativa che ti permette di far sentire la tua voce. Cerchiamo i #guerrieri del quotidiano (ma per fare cosa, di grazia?). Quelle persone che, tra mille difficoltà, stringono i denti e vanno sempre avanti. Che sia sul posto di lavoro, in famiglia, nel volontariato, che sia in risposta a una malattia o a un problema economico, i #guerrieri non mollano”. Ma io non faccio la guerra, al massimo lavoro. E la guerra contro chi? Chi diavolo è il mio nemico? E non contenta, diabolicamente perseverando, Enel aggiunge che si tratta di uno storytelling (sic!) che prevede anche dei seguaci: “tu puoi diventare Seguace delle storie che ti piacciono. In questo modo potrai sostenere altri #guerrieri che lo meritano, in uno spirito di collaborazione, più che di competizione: la lealtà è una caratteristica importante dei #guerrieri”. Una via di mezzo fra il Gladiatore e Dolce Remi, insomma.

In sostanza: le menti che hanno dato vita a questo messaggio ci mandano a dire che non c’è niente da fare: dovete soffrire, soffrire e soffrire, e l’energia per schiattare ve la diamo noi, tanto non andate da nessuna parte. Peccato, a voler essere puntigliosi, che Enel l’energia non ce la regali, ma ce la venda: non si capisce, insomma, quale sarebbe lo spirito di condivisione con cui una grande azienda promuova questa sorta di fratellanza degli schiavi. E poi, a volerla vedere in un’ottica di responsabilità sociale, che ne sappiamo noi di cosa fa davvero Enel, di quali accorgimenti usa per tenere in debito conto le aspettative dei suoi stakeholder, lavoratori e clienti? Cosa ci trasmette con questa campagna? Che livello di coinvolgimento c’è rispetto alle dinamiche interne dell’azienda? Zero: sta alla finestra a vederci sgobbare. C’è sul piatto un mero marketing che sta diventando, anche alla luce delle voci di costruzione artificiosa della rete di sostenitori, un clamoroso boomerang. Dopo Barilla ed Enel, forse è ora che alcune aziende comprendano che consumatori e cittadini, soprattutto in tempi di crisi profonda, non sono disposti a bersi qualsiasi cosa tutto d’un fiato e che possono anche girargli le scatole. Anche i #guerrieri, nel loro piccolo, si incazzano.

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4 thoughts on “Anche i #guerrieri, nel loro piccolo, si incazzano

  1. magari Enel stesse solo in finestra a guardare: è parte attiva di chi ci tiene come schiavi, sfrutta i beni comuni per profitto, distrugge l’ambiente e le popolazioni che vivono in ecosistemi delicati, inquina con centrali a carbone e spinge per il nucleare ovunque. come testimoniano le storie di lotta che in questi giorni si stanno raccogliendo grazie al dirottamento dell’hashtag #guerrieri

  2. nandokan ha detto:

    L’Azienda ci sta accanto. Non proprio davanti, ché tocca a noi combattere come animali per sbarcare il lunario, ma accanto. Anzi, non proprio accanto, per non impallarci se no pare brutto: dietro, ecco. Giusto alle nostre spalle.
    Parafrasando Omar Calabrese, una cagata di dimensioni epiche, una di quelle chiaviche truffaldine che ultimamente le aziende, che ti scorticano vivo, si inventano per tentare di coinvolgerti, per farti capire che sono con te e sono come te. In modo da scorticarti col tuo compiaciuto sorriso.

  3. Da quando Orwell è reazionario?

  4. Alfredo Ferrante ha detto:

    Il regime del 1984 lo era, non Orwell naturalmente. Totalitario e quindi rivoluzionario permanente, ma brutalmente reazionario avverso le coscienze. Mi sono spiegato o mi sono perso?

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