Lungomuro? No, grazie

Se non sapete cosa sia il Lungomuro di Ostia a Roma (muro, non mare, avete letto bene), basta rivedersi questo servizio di Rai 3 di un paio di anni fa, che faceva il punto sulla incredibile decisione dell’allora Governo Monti che, “per incrementare l’efficienza del sistema turistico italiano, riqualificando e rilanciando l’offerta turistica, fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione” introduceva  “un diritto di superficie avente durata di venti anni” (prima dell’intervento del Quirinale si volevano indicare ben 90 anni!). O, ancora, farsi rodere il fegato rivedendo una puntata di Report sull’argomento. Il risultato? Uno dei litorali – potenzialmente – più belli d’Italia è e resterà di fatto inaccessibilieai comuni mortali, e questo potrebbe essere il destino delle coste Italiane. Esagero?

Qualche giorno fa mi trovavo, da invitato, in uno dei più famosi stabilimenti di Ostia Lido che, peraltro, ad una rapida occhiata, è inaccessibile a persone con disabilità motoria, se non attraverso una ripida discesa utilizzata dalle auto. Mentre arrostisco al sole, dal mio lettino vedo che il bagnino di turno, con la grazia di un minatore del Klondike, apostrofa senza troppi complimenti due coppiette di adolescenti che stavano fermandosi sulla battigia, vietando loro di fermarsi ed anzi intimando di andarsene, perché “sennò questi che hanno pagato a fa’?”. La rabbia monta ma, per non imbarazzare il mio ospite, scelgo di scrivere una e-mail direttamente al responsabile dello stabilimento, facendo notare che quanto accaduto non era permesso dalle norme in vigore e che i 5 metri della battigia sono a disposizione di chi, senza dover pagare un centesimo, entri in spiaggia e voglia godersi la giornata. Dopo uno scambio epistolare e dopo aver sentito la Capitaneria di Porto competente per territorio, capisco per bene come stanno le cose. Reggetevi. Se Tizio vuole oltrepassare il lungomuro utilizzando l’entrata (sorvegliata) di uno stabilimento balneare, può farlo solo se per cento metri a destra e a sinistra non vi siano accessi a spiaggia libera, altrimenti deve forzatamente passare per la spiaggia libera. Se entra, e fortunosamente non deve mettersi a discutere con chi chiede illeciti biglietti di entrata (capita molto spesso, purtroppo), può arrivare alla battigia e fare il bagno, ma a quel punto avrà solo 3 opzioni: a) riuscire dall’acqua e andarsene; b) riuscire dall’acqua e restare i piedi (!); c) riuscire dall’acqua e sedersi senza telo, perché col telo non si può.

Ecco, l’assurdità di disposizioni del genere rende chiara una cosa, a mio modo di vedere assai semplice. Spiagge e mare sono beni comuni, cioè di tutti i cittadini. Chiunque deve poterne godere sempre e comunque, senza limitazione alcuna, se non per motivi di sicurezza e rispetto delle esigenze degli atri bagnanti. E che i lungomuri d’Italia sono un’offesa ai cittadini, alla Costituzione e al buon senso. Lo Stato ha concesso? Lo Stato può revocare. E allora che si fa? Chi ci si mette?

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2 thoughts on “Lungomuro? No, grazie

  1. Anonimo ha detto:

    Le Capitanerie, bodyguard dei proprietari degli stabilimenti, ma a carico della collettività…

    http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/multalicata/multalicata/multalicata.html

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