È l’amministrazione, bellezza

Dopo il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica, l’Italia ha un nuovo Governo, guidato da Enrico Letta. Dopo una (pare) scontata fiducia da parte delle Camere, l’Esecutivo entrerà nella pienezza dei suoi lavori e prenderà possesso della stanza dei bottoni. Tutto fatto? No, perché il vero lavoro di assestamento e consolidamento comincia ora: partono, anzi, le vere e proprie Grandi Manovre, che andranno a identificare il profilo della macchina centrale che da oggi e sino al Governo successivo guiderà il Paese.

 

Intanto le nomine di sottosegretari e vice-ministri che, nel delicato gioco degli equilibri di ogni Governo, sono parte fondamentale. Pesare i sottosegretari secondo precise ponderazioni, infatti, è atto complesso e laborioso, tanto più in un Governo di “solidarietà nazionale” o di emergenza come quello appena varato. Alla cosiddetta seconda fila vengono assegnate deleghe su una serie sterminata di dossier, da gestire in coabitazione col Ministro di riferimento, ed è importante dar vita ad un quadro per quanto possibile coerente. Altra partita importante riguarda poi gli altissimi funzionari di Stato, i cosiddetti apicali, cinghia di collegamento fra il vertice politico e le amministrazioni, unici ad essere soggetti per legge a meccanismo di spoils system. Si tratta di capi dipartimento e segretari generali dei Ministeri, per intenderci, che, a meno di una rinnovata fiducia, dovranno lasciare le stanze ai piani alti (magari trasferendosi allo stesso piano di qualche palazzo un paio di traverse più in là). E non basta: il terremoto investe tutta la galassia degli uffici di diretta collaborazione, come Gabinetti, Uffici Legislativi, Segreterie Tecniche. Sono le squadre che ogni Ministro si costruisce intorno per il viaggio che lo attende e che lo consigliano sulla gestione più politica del suo dicastero. Ed infine le scosse di assestamento che arrivano giù giù sino ai piani bassi. Nessun ricambio forzato, sia chiaro, ma qualche riposizionamento che si accompagna anche a processi di ristrutturazione delle amministrazioni che, in misura maggiore o minore, ogni Governo mette in moto, con piccoli e grandi spacchettamenti o accorpamenti che portano inevitabilmente a qualche successione, gradita o meno.

Tutto fisiologico, tranquilli. Con un’avvertenza: assieme ad un Governo c’è sempre una macchina amministrativa che lavora indipendentemente dalle urgenze della politica. Nei ministeri, nelle regioni, negli enti, nelle province e nei comuni ci sono donne e uomini che, sia pure con mille difetti, portano avanti quell’ordinaria amministrazione che regge la quotidianità del Paese: pensioni, ospedali, giustizia, risposte ai cittadini. Insomma, parafrasando Bogart, è l’amministrazione, bellezza!

Pubblicato su Linkiesta

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