Un vuoto bello pieno

Siamo nel pieno della sindrome da Ruzzle: soluzioni difficili da trovare e combinazioni che non vanno. E si continua a perdere. Arrivano i cosiddetti saggi per cercare di gettare una qualche luce (un lumicino, magari) sulle cose da fare e forse di indurre i diversi attori in Parlamento a non farsi la guerra. In questa situazione che si va configurando come una delle più difficili di tutta la storia Repubblicana (crisi politica che si assomma alla crisi economica e sociale) una buona parte dei destini e della reputazione del Paese stanno nelle mani di un uomo di quasi 90 anni. Un vecchio comunista. Migliorista, ma comunista, che appartiene a quella tradizione che qualcuno ama moltissimo definire del Pci-Pds-Ds-Pd. E come spesso accade nei momenti di crisi, non tutti riescono a mantenere il sangue freddo necessario per continuare a fare buon uso della materia grigia: denunciare l’avvento di un surrettizio presidenzialismo e straparlare di golpe bianco, come qualcuno ha improvvidamente fatto, o gridare al lupo per improvvisi vuoti di potere che faranno crollare la baracca, non sta in piedi. Non sta in piedi, intanto, perché aveva ragione un insigne costituzionalista, Carlo Esposito, che parlava di Presidente supremo reggitore dello Stato nei momenti di crisi. Nel disegno che la Costituzione tratteggia, il Presidente della Repubblica è un elemento di equilibrio indispensabile, e ha a propria disposizione una serie di importantissimi poteri che hanno una fondamentale caratteristica: la loro grande elasticità. In un sistema politico-istituzionale che funziona, in cui sono numericamente chiare maggioranza e opposizione che si riconoscono vicendevolmente, la necessità di interventi diretti del Presidente è meno avvertita e serve principalmente a dare impulso e contribuire al funzionamento complessivo del quadro. Insomma, tanto più le cose vanno da sole, più il ruolo presidenziale tende al notarile o giù di lì (il che non è vero, ma serve ad intenderci). Di converso, più il meccanismo si inceppa e l’agone politico è in burrasca, maggiore è il peso del Capo dello Stato, che ha il dovere di intervenire per sbloccare gli ingranaggi. E oggi gli ingranaggi sono bloccati in una impasse politica che investe individui, formazioni e regole del gioco. Non deve stupire, quindi, la apparente novità della formula del pre-incarico esplorativo al Segretario del Pd: Napolitano non poteva che partire da là, ma non poteva non tenere in conto la bizzarra situazione che una pessima legge elettorale (sia sempre reso grazie agli alti et illuminati artefici di cotanto capolavoro) ha portato a galla sulla base di un Paese spaccato come non mai. E di fronte ai veti espressi dalle diverse forze politiche, nonché sulla base dei numeri, il Capo dello Stato, nella fase finale del suo settennato e nel pieno del c.d. semestre bianco, ha ritenuto imporre (con un intervento inedito) una pausa di decantazione, di fatto congelando il pre-incarico e ricorrendo a due commissioni tecnico-politiche che aiutino, col loro lavoro istruttorio, a chiarire il quadro. E poco hanno da lamentarsi i partiti: hanno o non hanno accolto unanimemente con favore (all’inizio, almeno) la gestione del Presidente, rimettendo tutto alla sua saggezza? Hanno o non hanno parlato per mesi e mesi di riforma della legge elettorale per poi arrivare ad un nulla di fatto? Hanno o non hanno di comune accordo affidato, sia pure temporaneamente, i destini della Nazione ad un Governo oggi detestato? Hanno o non hanno passato una campagna elettorale dai toni truculenti gettandosi accuse a vicenda e portando 1 elettore su 4 a starsene a casa invece di andare a votare? Meno male che Giorgio c’è, quindi. E meno male che ha ricordato a tutti che c’è un Governo. C’è sempre un Governo. Anche se dimissionario, in carica per gli affari correnti finché un prossimo esecutivo non giurerà nelle mani del Capo dello Stato. Chiunque esso sia. Ed assieme ad un Governo c’è anche giù giù a scendere una macchina amministrativa che lavora indipendentemente dalle urgenze della politica. Nei ministeri, nelle regioni, negli enti, nelle province e nei comuni ci sono i tanto bistrattati fannulloni che portano avanti quella ordinaria amministrazione che regge la quotidianità del Paese: pensioni, ospedali, giustizia, risposte ai cittadini. Quella burocrazia così ottusa fatta da quei deprecati oscuri funzionari mangiapane a tradimento che oggi continuano a fare quello che fanno tutti i giorni e che magari adesso lo fanno senza il fiato sul collo di una politica che insegue il titolo sui giornale con l’ennesimo intervento ad effetto. E che, adagiato il polverone, talvolta produce più guasti che benefici, le cui magagne ricadono sui cittadini assieme a quei dipendenti pubblici che cercano di interpretare, adattare, risolvere. Altro che vuoto di potere: c’è un vuoto bello pieno. Calma e gesso, ragazzi.

Annunci
Contrassegnato da tag , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: