Trasparenza sulla fiducia

Ha ragione Guido Scorza. Ma non stona un pelino che il Governo annunci l’introduzione per decreto della più avanzata riforma in materia di trasparenza assoluta mai varata in questo Paese e non ne renda fruibile – e discutibile – il testo? Se tutta la documentazione in possesso delle autorità pubbliche deve essere resa disponibile allo scrutinio dei cittadini e delle formazioni sociali, come si può non farlo con le norme che disciplinerebbero la totale accessibilità agli interna corporis della macchina dello Stato? Fail!

Aggiornamento del 26 gennaio: qui il comunicato stampa dell’Iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act in Italia sugli annunci del Governo secondo il quale se si vuol far passare l’adozione del decreto da parte del Consiglio dei Ministri come una legge che garantisce a chiunque l’accesso ai documenti della Pubblica amministrazione, come il FOIA statunitense o le altre normative analoghe, si ingannano i cittadini. Guai a strafare!

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4 thoughts on “Trasparenza sulla fiducia

  1. eDue ha detto:

    Non ho voluto commentare ieri sullo stesso argomento, ma visto che ci torni, allora ti dico che NO, non è nulla strano, visto che è tutto e solo marketing elettorale.

    Questo governo lascerà una lunga scia di decreti non convertiti, o di decreti non emanati. Alcuni di questi solo annunciati, in modo da finire sui giornali, altri semplicemente persi nei corridoi dopo anni di lavoro da parte di chi li ha faticosamente limati tenendo conto delle esigenze di tutti i soggetti coinvolti, spesso tra loro contrastanti; esempio:

    http://www.funzionepubblica.gov.it/lazione-del-ministro/wcag-20/nuovi-requisiti-e-punti-di-controllo-per-l%E2%80%99accessibilita.aspx

    e ti parlo non per sentito dire, ma per esperienza diretta.

    * * *

    Ora, sulla Amministrazione Aperta, già data per morta in favore dell’Aministrazione Trasparente (la prima ai sensi dell’Art. 18 DL 83/2012, ovvero UN MESE fa), ho detto fino allo sfinimento che rendere i dati disponibili senza che vi sia una strutturazione a monte e senza che i dati siano confrontabili, lasciando alla libera coscienza della singola PA quali e come rendere disponibili, è marketing.

    Il risultato è che si potranno confrontare pere con mele, e come con tutti i dati numerici, ognuno potrà tirarci fuori quel che vuole. Segnalo inoltre che i bizantinismi *introdotti* negli ultimi 5 anni dai vari tecnici e dai semplificatori hanno fatto sì che per poter continuare a sopravvivere e garantirsi il funzionamento, le PA abbiano dovuto inventare veri e propri artifici in assenza dei quali avrebbero chiuso o bloccato la propria attività. Così la loro attività primaria ha finito per diventare creare artifici per sopravvivere.

    Ecco, adesso con questi dati scaricati dai camion della monnezza sui siti delle diverse PA, sarà gioco facile iniziare il tiro al piccione a chi ha autorizzato e richiesto voci di spesa apparentemente senza senso.
    Marketing e gogna mediatica.

    Con la qual cosa non voglio dire che la trasparenza o e l’open data siano negativi in sé; dico che prima rendiamo le amministrazioni efficienti, poi eliminiamo le circonvoluzioni di fumo cui sono costrette per vivere (e costano in termini di ore-uomo per formularle), poi strutturiamo se non i dati almeno tipi e formati in cui vanno rilasciati in modo da essere semanticamente sensati e strutturalmente confrontabili e poi, solo poi, facciamo dell’open data una bandiera.

    Invece così ne facciamo solo l’ennesimo obbligo per persone che hanno già la giornata piena di cose spesso inutili, obbligatorie, che finiscono per rendere quelle utili un di più lasciato alla buona volontà del singolo.

    Se non fossi stato chiaro, non costringiamo a comprare lampadine o portamine o tamponi assorbenti per china per finta e per cifre da capogiro (esempio in astratto, nessun riferimento alla realtà), se poi lì dietro ci sono dei triangolati che costano quattro volte il necessario (per il fatto di essere triangolati!) e che con il loro lavoro precario mantengono in piedi una struttura pubblica, che finirà sui giornali perché in un anno ha comprato lampadine per centinaia di migliaia di euro, dando anche da mangiare ai giornalisti che ne sanno una più dei camionisti e ci faranno i titoli.

    Argomento troppo lungo per poterlo discutere compiutamente nei commenti di un post, scuserai.

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Non posso che sottoscrivere e incorniciare: “così ne facciamo solo l’ennesimo obbligo per persone che hanno già la giornata piena di cose spesso inutili, obbligatorie, che finiscono per rendere quelle utili un di più lasciato alla buona volontà del singolo”. Ciao!

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