Facciamole al meglio le #primarieparlamentari

Sembrava impossibile solo un anno fa, eppure è accaduto: il Segretario del Partito Democratico ha annunciato che si terranno primarie per la selezione dei parlamentari. Personalmente, credo che sia un fatto positivo e di altissima valenza democratica, come avevo tentato di spiegare su Lavoce.info qualche tempo fa. È con tutta probabilità la migliore risposta che poteva essere data allo stesso tempo alla incapacità, da parte di questo Parlamento, di riformare una legge elettorale semplicemente incredibile ed alle legittime aspettative dei cittadini a fronte di anni di brutta politica, segnando la dichiarata volontà del partito di cambiare marcia. L’elemento con cui fare i conti, tuttavia, è il tempo: come spiega chiaramente il video postato qua sotto, le date del 29 o 30 dicembre sembrano le uniche possibili e, come dicono gli amici di Prossima Italia, “in due settimane si dovrebbero approvare le regole, raccogliere le firme o quel che servirà per presentare le candidature, fare un minimo di campagna, e poi votare tra una fetta di panettone e una di cotechino”. Molto da fare in poco tempo, non c’è dubbio. Ecco perché non farà male porre attenzione ad alcuni aspetti da tenere in debita considerazione, se vogliamo che questa sia l’ennesima, bella dimostrazione di vitalità democratica del PD.

Molti dei dubbi si chiariranno dopo la Direzione Nazionale del prossimo lunedì, ma il grande rischio che intravedo è che le primarie possano risolversi in una conta interna fra nomi grandi e meno grandi nel partito, rendendo la consultazione non un confronto fra idee e proposte ma un mini congresso. Parto dagli obiettivi dichiarati, del tutto condivisibili, che sono stati illustrati: “fare in modo che ogni territorio abbia i propri rappresentanti parlamentari scelti con le primarie; un rafforzamento significativo della presenza delle donne nei gruppi parlamentari del PD; una presenza di competenze e di personalità esterne, in modo da comporre una rappresentanza parlamentare del PD che sappia affrontare la responsabilità di governare il paese per offrire all’Italia la possibilità di una riscossa civica, sociale, economica, politica”. E allora: le primarie servono a selezionare i migliori o chi gode di maggior rappresentatività nel partito (figure che non necessariamente coincidono)? Come garantire, in ogni caso, che nei corpi rappresentativi giungano le competenze necessarie a svolgere al meglio il mandato parlamentare, che comporta aspetti di elevato tecnicismo? Ebbene, il primo problema è che le condizioni date non consentono di tenere primarie davvero aperte, sia per l’elettorato attivo che per quello passivo. Se i collegi rimanessero quelli del Porcellum, di grande e grandissima estensione, diverrebbe praticamente impossibile per molti (se non coloro che muovono voti en masse) riuscire a raggranellare voti sufficienti a non rendere la loro presenza una mera comparsata. Se non altro perché molte persone fanno una cosa strana: durante la settimana lavorano.

A questo problema se ne collega un altro. Ove un ipotetico aspirante candidabile si desse da fare e mettesse in piedi comitato elettorale e banchetto, il bacino elettorale resterebbe limitato agli iscritti al partito e a coloro che hanno votato alle primarie, dei quali però è ben difficile ritrovare traccia, pur rendendo disponibili gli elenchi (senza e-mail e telefoni, in gran parte non riportati, sarebbero inutili): ecco perché credo che una procedura di registrazione in loco aiuterebbe i competitori meno noti, soprattutto in collegi molto ampi. Dal punto di vista dell’elettorato passivo, inoltre, sarebbe auspicabile una campagna nei circoli in cui chiunque possa far valere le proprie idee e i propri programmi, e su quelli poter votare. Ed ecco l’altra domanda: come si arriva nella lista che viene proposta alle primarie? Decideranno i territori? Con quali paletti? Dice il comunicato ufficiale del partito che saranno “gli organi territoriali e gli iscritti” a selezionare i candidati da sottoporre alle primarie. Spero che questo avvenga con un confronto aperto a tutti, senza vincoli impossibili di firme, pena il riproporsi dei “soliti noti” (che, in ogni caso, spero non rispuntino nel listino a disposizione del Segretario). Diciamolo, però: il passo è stato fatto e ogni congegno messo in piedi concorrerà a correggere l’infernale meccanismo del listone bloccato. Ed in questo spirito, mi permetto di dare un consiglio e suggerire tre ulteriori vincoli per i candidati. Il consiglio a Bersani è che faccia di tutto per assicurare una presenza qualificata di esperti e tecnici e di figure rappresentative di settori che è necessario trovino voce in Parlamento, soprattutto in un periodo di grave crisi economica e sociale: penso, ad esempio, all’area dell’associazionismo e del volontariato, al mondo delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, ai movimenti di cittadinanza attiva. I tre vincoli, di assoluto buon senso, constano di tre regolette, tre impegni sui quali misurare la forza infrastrutturale del partito e la credibilità delle loro candidature. Uno: chi fa il parlamentare fa solo quello. A tempo pieno. Servire la Nazione richiede impegno, mi dicono. Due: se cambi idea ti dimetti, non salti in un altro gruppo parlamentare. Non abbiamo la sveglia al collo. Tre: agli assistenti parlamentari si fa il contratto. Ripetete con me: c-o-n-t-r-a-t-t-o. In fin dei conti, mi sembrano cosine facili facili. O no?

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One thought on “Facciamole al meglio le #primarieparlamentari

  1. […] del PD si pronuncerà sulle regole per le primarie dei parlamentari. Sulla positività della scelta ho già scritto, come sulla bontà del sistema per la scelta dei candidati alle Camere, specialmente in vigenza di […]

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