Non sono una Signora

Prefettura di Napoli, 18 ottobre. Si svolge una riunione fra Istituzioni e cittadini e prende la parola Don Maurizio Patriciello, prete di Caivano, un paese tra Napoli e Caserta. Don Maurizio, noto per la sua attività contro la situazione di degrado in cui versa l’area, parla della condizione di allarme delle terre dell’hinterland partenopeo e casertano, che sono infestate da roghi tossici: si parla della cosiddetta «terra dei fuochi» dove, solo nell’ultimo anno, sono state controllate oltre 3500 persone ed 800 quelle che sono state denunciate o arrestate. Stiamo parlando, per esser chiari, di uno di quei preti che, oltre alla cura delle anime, si batte per la preservazione dell’ambiente e della salute dei cittadini contro l’ingordigia dei clan, rischiando in prima persona. Il parroco, nel discorso, si rivolge al Prefetto di Napoli Andrea De Martino, padrone di casa, e al Prefetto di Caserta Carmela Pagano, usando per quest’ultima il termine “Signora”, ed esprimendo apprezzamento per l’attenzione dimostrata dalle Istituzioni su questi drammi. Il Prefetto Carmela Pagano, non casualmente con competenze specifiche nella comunicazione istituzionale, ascolta con attenzione, annuendo. Improvvisamente, il Prefetto De Martino interrompe il Parroco con un “Ma quale Signora? La Signora è un Prefetto della Repubblica Italiana“, ammonendo Don Maurizio che “ci vuole rispetto per le istituzioni” e che deve rivolgersi al Prefetto Pagano con l’appellativo di Signor Prefetto, mentre una voce dagli astanti dice che “di rispetto ce n’è, ce n’è ancora”. Il parroco, quasi incredulo, ribatte che non voleva offendere nessuno, ma il Prefetto De Martino incalza, dicendo che ha offeso i Prefetti seduti a quel tavolo, oltre che tutti i presenti, mentre si sente un’altra voce che dice che “i cittadini vengono offesi da anni”. Insomma, una reprimenda pubblica in piena regola, cui il parroco replica scusandosi, e dicendo che non è avvezzo a certi consessi, da prete di periferia.

No, Don Maurizio, non ti devi scusare. Siamo noi, i rappresentanti dello Stato, della Repubblica, a doverti delle scuse. Io, almeno, certamente. Sì, ti do del tu, un po’ arrabbiato per quanto accaduto ed un po’ vergognandomi del trattamento che ti è stato riservato. Ti do del tu per la vicinanza che sento istintiva a chi si impegna per la comunità. Per chi, pure a fronte del clima di fine Impero in cui versa questo Paese, si rimbocca le maniche e spende il suo tempo per riaffermare le regole della convivenza civile, soprattutto nei territori in cui questa maledetta criminalità mafiosa la fa da padrona. E lo fa chiedendo l’aiuto delle Istituzioni. Ti chiedo scusa, Don Maurizio, perché il ruolo che tu e tutti coloro che non si limitano a scrollare le spalle rivestono rappresenta, per chi lavora per lo Stato, una ricchezza che non va sprecata. Il rispetto per le Istituzioni è doveroso: lo è in primis per il corpo prefettizio, una delle poche grandi élites di questo Paese, l’ossatura dell’Amministrazione Pubblica, la faccia dello Stato in tutto il territorio nazionale. Ed è per il rispetto che provo per questa preziosa squadra di Servitori dello Stato che spero che il Signor Prefetto di Napoli vorrà ammettere di aver commesso un errore. Non uno “spiacevole incidente di lavoro“, ma un passo falso, definiamola una gaffe, che può capitare. E che testimonia, però, quanto ancora ci sia da fare per avvicinare davvero l’amministrazione ai cittadini e perché le tante belle parole come trasparenza, compartecipazione, performance, che segnano lo sforzo di chi lavora nella macchina dello Stato per rendere le amministrazioni delle organizzazioni al passo coi tempi, siano riempite di concretezza, anche nell’interagire quotidiano con gli Italiani.

2 Replies to “Non sono una Signora”

  1. in occasione del funerale della giovane vittima Pasquale Romano, quando intravisto don Patriciello di spalle, l’ho avvicinato facendogli una carezza sulla nuca”, conclude il prefetto

    Mecojoni!

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  2. Alfredo, come sempre sei estremamente garbato. Poiche’ io lo sono meno, posso permettermi di dire che non si e’ trattato di una gaffe. Purtroppo ci troviamo alle prese con una casta arrogante che confonde lo spirito di servizio con il privilegio. In questo caso al titolo istituzionale andrebbe aggiunto….del Regno anziche’ …della Repubblica. Alessandro.

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