Primarie, la soluzione democratica

Indipendentemente da quale sarà alla fine la legge elettorale e al di là della contingente crisi di legittimazione della politica, il meccanismo delle primarie è un principio irrinunciabile. Rappresentano la piena realizzazione del dettato costituzionale, perché i cittadini possono davvero aver voce lungo tutta la filiera della vita democratica dell’organizzazione-partito, che comprende anche la fase che precede la consultazione elettorale. Per i partiti sono poi un’occasione per ricostruire e consolidare i legami democratici con tutti i cittadini, e non solo con gli iscritti (pubblicato su Lavoce.info del 25 settembre 2012).

Prossime elezioni politiche e riforma della legge elettorale sono due fra i temi più rilevanti nell’agenda delle forze politiche che, come mai nella storia repubblicana, devono far fronte alla crescente disillusione dell’opinione pubblica. La fine della legislatura è venata da profonda sfiducia verso la classe politica, ritenuta incapace di porre rimedio alla profonda crisi socio-economica e “commissariata” da tecnici, mentre si lamenta, accanto all’inadeguatezza della politica nel suo complesso, la scarsa qualità di gran parte della rappresentanza parlamentare.

RIPARTIRE DALLA COSTITUZIONE

In questo quadro, è opportuno ripartire dall’articolo 49 della Costituzione che, limpidamente, recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Se è evidente che non siano ammessi, in primo luogo, partiti antisistema, ovvero formazioni che utilizzino metodi violenti per “determinare la politica nazionale”, l’espressione “concorrere con metodo democratico” si lega al concreto dispiegarsi delle dinamiche interne ai partiti e, in particolare, per quel che qui interessa, alla selezione per le candidature alle cariche elettive. Occorre, in altre parole, tener conto della definizione delle modalità attraverso le quali il/la candidato/a giunga a esser proposto/a al giudizio degli elettori, qualunque sia il sistema elettorale adottato. Il cosiddetto “Parlamento dei nominati” è senza dubbio alcuno scandaloso. Aldilà di meriti e (in)competenze personali, rappresentare la nazione per il sol fatto di avere graziosamente ottenuto un buon posizionamento in lista, è inaccettabile. Se aver reciso il legame del parlamentare col corpo elettorale ha messo in piena luce il totale asservimento ai maggiorenti di partito di buona parte degli eletti, la lista bloccata è considerata la naturale conseguenza della incapacità dei partiti di operare un’efficace selezione interna. Da questo punto di vista, l’eco suscitata da movimenti in rete e da “rottamatori” e “formattatori” all’interno delle tradizionali formazioni politiche si lega alla richiesta di un rinnovamento dei (e nei) partiti, cui si rimprovera di essere fortini impermeabili al ricambio interno e alla partecipazione esterna e di non permettere penetrazioni o ascensioni che non siano controllate o guidate, non sapendo/volendo sfruttare risorse e competenze disponibili in un’ottica meritocratica. Di qui la necessità, declinata in modi diversi dai diversi soggetti, di una spallata. Il metodo democratico che la Carta solennemente sancisce non può che sostanziarsi, dunque, nell’assicurare una corretta, equilibrata e trasparente dinamica dei rapporti interni e, quale ulteriore, naturale declinazione, una selezione interna aperta e competitiva anche al fine della proposta al corpo elettorale. Si ricordino, a tal proposito, le parole di Costantino Mortati nel dibattito in Costituente: “È nei partiti […] che si preparano i cittadini alla vita politica e si dà modo ad essi di esprimere organicamente la loro volontà, è nei partiti che si selezionano gli uomini che rappresenteranno la nazione nel Parlamento”.

PERCHÉ LE PRIMARIE

Il metodo delle consultazioni primarie, che da tempo hanno fatto la propria comparsa nel panorama politico italiano, sembra il più adatto per far sì che la lista di candidabili sia risultato del consenso degli iscritti (e dei simpatizzanti, nell’opzione primarie aperte) correttamente formatosi ed espresso e non la mera espressione di una pur legittima – entro certi limiti – allocazione a cura del gruppo dirigente secondo logiche di pesature interne. L’esigenza è assicurare la massima compartecipazione nella scelta delle figure da proporre al corpo elettorale attraverso il più ampio coinvolgimento dei cittadini (“tutti i cittadini”), oggi peraltro facilitato e amplificato dall’utilizzo dei social network. Non tutto è così lineare, tuttavia. Le primarie servono a selezionare i migliori o chi gode di maggior rappresentatività nel partito (figure che non necessariamente coincidono)? Come garantire, in ogni caso, che nei corpi rappresentativi giungano le competenze necessarie a svolgere al meglio il mandato parlamentare, che comporta aspetti di elevato tecnicismo? Il procedimento non si presterebbe a indesiderate influenze esterne? Infine, una nuova legge elettorale che restituisse la parola agli elettori (basata su collegi uninominali o sulle preferenze) non sarebbe di per sé sufficiente a mettere in soffitta il dibattito sulle primarie per i parlamentari? Proprio alla luce della serietà di tali obiezioni, sono auspicabili primarie aperte anche ai non iscritti, seppur necessariamente controllate, ad esempio attraverso la costituzione di un preventivo albo degli elettori e con dichiarazioni di futuro sostegno elettorale. Se, inoltre, irregimentazioni per cordate e controllo di voti a cura dei ras locali sono fenomeni difficilmente eliminabili in toto, peraltro connaturati a sistemi elettorali che prevedano preferenze, una reale possibilità di accesso alla competizione e procedure certe e trasparenti per chiunque voglia partecipare sono utili elementi correttivi. Indipendentemente dagli esiti del negoziato per la riforma elettorale e aldilà della contingente crisi di legittimazione della politica, il meccanismo delle primarie è un principio irrinunciabile in quanto espressione della piena realizzazione del dettato costituzionale, perché i cittadini possano davvero aver voce lungo tutta la filiera della vita democratica dell’organizzazione-partito, che comprende anche la fase prodromica alla consultazione elettorale. In quest’ottica, le primarie per le assemblee rappresentative (accanto a quelle per la premiership o per il candidato sindaco) costituiscono per i partiti un’occasione per (ri)costruire e consolidare quei legami democratici che vivono una crisi acuta. Con i cittadini, “tutti i cittadini”, che non necessariamente sono identificabili in coloro che siano tesserati, a riconoscere che si può e si deve far politica anche al di fuori dei partiti. Mai contro i partiti.

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5 thoughts on “Primarie, la soluzione democratica

  1. eDue ha detto:

    Il concetto di primarie non è male; però non funziona.

    Te ne ho già scritto in passato e ti ho riportato i link in cui ne parlavo, quindi ometto di farlo nuovamente.

    Però, ripeto – questo sì – così non funzionano.
    Non è possibile che chiunque possa andare a votare le primarie di un partito se non è almeno iscritto a quel partito. Il motivo è autoevidente, ma pare essere più affascinate il dito del satellite: il giorno delle primarie precetti quelli di un altro partito e li mandi in massa a votare per il candidato che meglio ti si avvicina, ovvero che più si allontana dal partito per il quale poi correrà.

    O qualcuno mi dimostra che i meccanismi per evitarlo ci sono (e non ci sono) apparte il restringerle ai tesserati, oppure dobbiamo inventarli. Prima.

    Sennò diamo una falsa speranza a chi vi partecipa e, ciò che è peggio, rendiamo un pessimo servizio al Paese.

    E no, non vale l’idea che in questo modo chi ha una qualche simpatia per certe idee ma non s’iscriverebbe mai ad un partito le diserterebbe, perché ho idea che si stia parlando di un infinitesimo di ordine superiore.

    Tutto questo per dire cosa? che se le persone non tornano a fare politica, qualunque meccanismo, qualunque tecnica, qualunque iniziativa, anche se ben etichettata come democratica, finisce con l’essere una perdita di tempo.

    * * *

    Posso chiederti una cortesia?
    Cancella il termine “prodromica” dal tuo vocabolario, oppure usalo da solo davanti allo specchio; è anche per queste cose che le persone si sono allontanate dalla politica 😉

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Ciao, certamente ci sono aspetti che destano perplessità e su cui occorre capire come muoversi. Certamente, a leggere le cronache di questi giorni, non ci si può non chiedere come alcuni personaggi siano stati selezionati dai partiti. E poi cos’hai contro prodromico? È così cool! 😀

  3. Alfredo Ferrante ha detto:

    Simpatico, ma quello è proprio il modello di amministrazione che rifiuto

  4. eDue ha detto:

    Sì, ma quel modello di amministrazione è fondato su termini come prodromico, appunto.

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