Il gioco delle coppie. Omo

Mentre mi trovavo l’altra sera a cena da uno dei miei più vecchi e cari amici assieme al suo compagno e gustavo un’abbondante calamarata, pensavo alla questione dei diritti civili delle coppie omosessuali (e dei singoli, naturalmente) in questo Paese. E pensavo, tra una forchettata e l’altra, come inevitabilmente la discussione del vero tabù, su cui probabilmente si giocherà parte della partita elettorale nel 2013, sia impostata quasi sempre in termini puramente ideologici (religiosi, prevalentemente). Diverte, in fondo, vedere come in tanti ci si nasconda dietro un dito per non volere ammettere la possibilità che due persone dello stesso sesso si sposino: se è tutto un dichiarare che “nella vita privata ognuno fa come gli pare”, il matrimonio gay rappresenta ancora le Colonne d’Ercole della civiltà.

Ecco, solo per entrare nel blob politico di riferimento entro il quale si discutono i temi relativi all’omossessualità, un breve sunto delle posizioni espresse a destra e manca dell’arco costituzionale. Il Sindaco di Roma non ha esitazioni nel proclamare che “dobbiamo dire no a queste cose che sono contro la vita e contro la natura di Roma” (addirittura contro la Capitale!), mentre un moderato Calderoli si limitava ad osservare  che “Pacs e porcherie varie hanno come base l’arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni sono fuori luogo e nauseanti”. Per un Casini (Carlo) che dichiara che il problema è la “generazione”, dato che le coppie omosessuali non possono avere figli naturali (il timore è addirittura l’estinzione della specie umana), c’è una Rosy Bindi che si appella niente di meno che alla Costituzione (“in questo Paese c’è la Costituzione. Il matrimonio è un istituto che è stato pensato storicamente per gli eterosessuali. Potreste avere più fantasia per inventarne uno vostro”). Per un Buttiglione che giudica ”moralmente sbagliato, come non pagare le tasse” essere gay, c’è una Maria Pia Garavaglia che pensa che i veri problemi del Paese siano altri. Per una Mussolini che orgogliosa dichiarava che è meglio essere fascista che frocio, si staglia, su tutti, ancora una volta Silvio Berlusconi che sentenziava soddisfatto: “Qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay”. E se chi, nel governo tecnico, evidenzia il suo no ai matrimoni tra omosessuali, ma pone attenzione ai diritti delle persone (ma sposarsi non è un diritto?), c’è un Casini, quello “vero”, che vede il matrimonio tra persone dello stesso sesso come “un’idea profondamente incivile, una violenza della natura sulla natura”. L’oscar, tuttavia, va ai 173 parlamentari del Popolo della Libertà (quanta involontaria ironia!) che hanno dichiarato in un documento che non si può ”svuotare l’istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive, anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a quello matrimoniale”, perché vogliono “una società ispirata a valori ben fondati nella nostra tradizione culturale e nella Carta Costituzionale” e per questo si oppongono “a qualsiasi tentativo di decostruzione (sic) della famiglia basata sul matrimonio, che resta il cuore della eccezione italiana”. Alla faccia dell’amore che vince sempre sull’odio.

Insomma, una paura assolutamente trasversale, atavica, feroce nella sua brutale semplicità, senza volere (o potere) neppure immaginare che due persone possano condividere affetti, speranze e progetti di vita e che vogliano che la comunità riconosca loro, chiaramente ed univocamente, la stessa dignità concessa ad altre coppie, solo anatomicamente differenti, anche attraverso la forma tangibile, espressa del matrimonio. No. No a prescindere, senza appelli. In questo paradossale gioco delle coppie (omo), la reale, inconfessabile angoscia la svela chiaramente il rottamatore Matteo Renzi: “Il vero problema sono le adozioni”. In una visione che potrei definire vittoriana, gli omosessuali non hanno prole, quindi hanno meno doveri e, per conseguenza, meno diritti delle coppie etero. Il timore profondo che alberga nei cuori delle donne e degli uomini timorati è che se una coppia omosessuale adotta un bambino o una bambina, per emulazione o per vero è proprio contagio da infezione diretta quel bambino o quella bambina diventerà certamente gay. Ma qualcuno degli strenui difensori della famiglia uomo/donna si è mai fermato a riflettere da dove vengano fuori i figli i le figlie gay? Da quelle famiglie naturali o da sotto un cavolo? E se magari da una coppia gay uscisse fuori un figlio etero? In attesa di risposte, la calamarata era ottima.

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