Il mostruoso Leviatano della Coca-Cola. O forse no

Tutti contro lo Stato Etico, come un sol’uomo a dare addosso al Governo Bacchettone, il Grande Fratello che ci vuole per forza belli e sani. Queste in buona sostanza le prime reazioni liberal all’annuncio del Governo di una serie di interventi a tutela della salute dei cittadini. A dire il vero, il c.d. decretone messo a punto dagli Uffici del Ministero della Salute prevede una serie articolata di misure, fra le quali, ad esempio meccanismi di maggiore trasparenza per le nomine a Direttore delle Asl ed il limite a 65 anni per queste posizioni, di fondamentale importanza ai fini del tentativo di estromettere (o limitare lo strapotere del-) la politica nella Sanità regionale. L’attenzione, anche grazie ai titoli dei giornali, si è concentrata però sulla tassazione di bibite analcoliche ed i superalcolici e l’intenzione di lottare più efficacemente contro la ludopatia e il fumo (multe salate a chi vende sigarette a minorenni e divieto di collocare slot machine e affini nelle vicinanze di scuole e ospedali). Ha cominciato Piero Ostellino, il liberale per definizione del Corriere della Sera, che ha aspramente ed articolatamente condannato la pretesa dello Stato di imporre cosa bere o mangiare: “La salute è un fatto personale, che ciascuno gestisce in relazione diretta con la propria libertà di scelta”. Ha martellato garbatamente Enrico Mentana sullo stesso punto, denunciando l’assurdità dell’imposizione etica a chi ha pieno diritto di alimentarsi come vuole. Anche il Sole24Ore (e non c’è naturalmente da meravigliarsene) titola significativamente un corsivo “più educazione e meno balzelli”. I produttori di superalcolici e bibite analcoliche, dal canto loro, parlano di provvedimento odioso. Risultato? Il decreto è già in forse, pronto a slittare.

Ma insomma, al Ministero sono impazziti? Si sono trasformati in una banda di ultraortodossi vegani impegnati in una Guerra Santa contro lo junk food? O sono una banda di arpagoni che vogliono solo spremere tutto il possibile dal cittadino-pollastro? Premesso che il Ministro Balduzzi non è uomo da crociate, a me sembrano provvedimenti di buon senso e credo che le critiche, che pure comprendo, mosse al complesso delle misure, manchino un punto che a me appare di tutta evidenza. Dire che abbiamo il pieno diritto di decidere cosa bere, se fumare, di mangiare sino a scoppiare mi trova perfettamente d’accordo, pena un vulnus alla libertà dell’individuo. Epperò, anche un corretto laissez-faire trova qualche limite. Il primo: pure a non voler richiamare l’art. 32 della Costituzione (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”), i danni che alcuni cibi o bevande procurano vanno poi curati con i soldi di tutti noi. Parliamo, quindi, di un risparmio finale per la collettività. Ecco però l’obiezione: allora perché, ad esempio, non tassare il vino per stroncare l’alcolismo? La mia prima osservazione è che paragonare una Coca-Cola o una Sprite al Vermentino o al Sangiovese è semplicemente segno di malafede, quando non crassa ignoranza. Parliamo di una tradizione millenaria di una bevanda che è stata per i popoli della Terra un alimento al pari del pane o della carne e che, più prosaicamente, oggi per l’Italia significa qualità e mercati internazionali. La seconda è che qui non si tratta di vietare il consumo (altra disinformazione) ma di renderlo più oneroso. Ribattono però coloro che pongono in primo piano il libero arbitrio dell’individuo che un adulto debba avere tutto il diritto di giocarsi anche lo stipendio, se vuole. Un adulto (forse) sì. Ma un minore? O un anziano?

Ricordo la domanda che ci fece un professore statunitense in un corso di Etica e Politica. Poniamo il caso che arrivi un circo in città e che come numero clou abbia il “lancio di nani”. Vi sia, cioè, lo spettacolo in cui cinque forzuti gareggino nel lancio di persona piccole, una a testa: vince chi le lancia più lontano. Le cinque persone piccole sono ovviamente consenzienti, ed anzi vengono ben remunerate per partecipare. Che ne pensate? Lo Stato dovrebbe vietarlo? Va tutelata la libertà dell’individuo o la dignità dell’essere umano? Va da sé che ero d’accordo nel vietarlo in quanto profondamente ingiusto e lesivo della persona umana. E’ facile capire, insomma, che non è tutto bianco e nero. Pensate all’incommensurabile impatto che la pubblicità di alcune bevande (e prodotti in generale) hanno sui ragazzi. Non siamo forse in una situazione di oggettivo squilibrio in cui chi non ha tutti gli strumenti interpretativi delle cose del mondo (diciamo così) si trova sbatacchiato nella tempesta delle sollecitazioni del mercato? Senza scomodare Naomi Klein credo sia un dovere dello Stato imporre dei limiti e mettere dei paletti a tutela dei più fragili. C’è, tuttavia, un’obiezione che trovo sensata e che mi è stata rivolta via Twitter: spostare le macchinette da gioco sposta solo il problema di 500 metri. Vero. Ecco perché un’attività di controllo non può prescindere da un’efficace attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione alimentare ed al gioco. E ha ragione chi nota la schizofrenia di uno Stato Biscazziere da un lato (“Fatemi giocare con la schedina in mano”, ricordate?) e lo Stato Papà che ti sposta le macchinette. Legislatore, Governo, regioni, corpi intermedi vanno ognuno per suo conto, purtroppo: non siamo fortunatamente nel Leviatano di Hobbes ed è difficile individuare una linea di senso concreto, lo ammetto. Tuttavia, ben vengano queste prime misure. E d’altronde, non si ponevano le medesime obiezioni all’utilizzo della cintura di sicurezza sulle auto? Perché dovrei legarmi all’automobile? Se mi schianto sono affari miei? No, sono affari nostri: ed è quello che ci definisce come comunità e non semplice insieme di monadi liberal.

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One thought on “Il mostruoso Leviatano della Coca-Cola. O forse no

  1. eDue ha detto:

    Sopratutto, dovendo proprio dare contro allo stato etico…

    http://edue.wordpress.com/2012/08/28/pet-verde/

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