Senza sconti per nessuno. O quasi

La storia è di quelle che periodicamente si riaffacciano sui giornali, scatenando polemiche e poi ricadendo nel dimenticatoio: ricordate la desolante spola allo stadio Olimpico dei galoppini dei Potenti per prendere in consegna gli agognati biglietti gratuiti per godersi la partitella? O la battaglia condotta dal Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda? Bene, spostiamoci a Milano, dove una convenzione fra il Comune ed il Consorzio San Siro garantisce che politici e burocrati entrino a vedere Milan, Inter e concerti gratis. A sbafo. A ufo. Portoghesi de luxe, insomma. Il riflusso anticasta ha spinto il Sindaco Pisapia a dare una ritoccata alla Convenzione, lasciando la gestione della vicenda nelle mani dell’Assessora allo Sport, Chiara Bisconti che, ci si immaginava, di sconti non ne avrebbe fatti a nessuno. Risultato? Le cifre indicate su diversi quotidiani divergono, ma pare che i 150 biglietti disponibili (altrettanti vanno a scuole e centri anziani), tutti nel primo anello rosso, andranno ai dodici assessori, al direttore generale, alla segreteria generale, ai 48 consiglieri comunali, al direttore centrale del settore Sport, ai 9 presidenti e presidentesse dei consigli di Zona: ognuno avrà diritto a due biglietti a partita. Comincio a vedere rosso: ma perché dovrebbero essere distribuiti ingressi gratis a chi si può tranquillamente permettere di pagarsi una seggiola allo stadio? Ed anzi, a pensarci bene, ma perchè dovrebbero essere riservati dei posti? Tanto di cappello a Marco Cappato, consigliere radicale, che da tempo mette a disposizione i suoi biglietti attraverso riffe gratuite su internet. A mio modesto avviso, posti riservati in manifestazioni di interesse sportivo o artistico dovrebbero essere attribuiti solo ai rappresentanti della Comunità cittadina e nazionale, ovvero Sindaco e Presidente della Repubblica (e consorti). Punto.

La cosa che però trovo davvero sconcertante è la spavalderia con cui l’Assessora Bisconti ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla vicenda. Nessun dubbio, sia chiaro, sullo spessore professionale della Bisconti, e facciamo anche un po’ di tara dovuto al passaggio su carta. Tuttavia, a leggere quel che è riportato sulla stampa, c’è da trasecolare. Dice l’Assessora, stuzzicata dal giornalista, che occorre dire “no alla mania anticasta, i consiglieri sono eletti dai cittadini”. Eh, già: “Sono biglietti che spettano (sic!) al Comune, come previsto dalla convenzione con l’ente gestore dello stadio. È giusto (ri-sic!) che chi lavora per l’istituzione acceda alle sue strutture». E a far che? Le ispezioni? La motivazione è che “a differenza dei dipendenti, gli assessori e i consiglieri sono eletti dai cittadini, cosa che li pone in una condizione particolare“. Condizione particolare? “Questa mania anticasta – continua – rischia di fare apparire come ingiuste anche cose ragionevoli». No, Signora Assessora, riservare dei posti gratuiti a chi ricopre incarichi pubblici – elettivi o di amministrazione – non è ragionevole, è semplicemente ingiusto. Anzi, insopportabilmente ingiusto. Mi complimento, senza ironia, per aver riservato dei posti alle scuole ed ai centri anziani, ma finché anche un solo posto (eccezion fatta per il primo cittadino, che portà benignamente rinunciare) verrà riservato ad un rappresentante del popolo od ad un burocrate, non si farà altro che perpetuare il male italico della raccomandazione e del privilegio che ha affossato questo Paese. E Lei, Signora Assessora, che ha lavorato con successo in grandi multinazionali (che pure non riscuotono la mia simpatia, sono franco), dovrebbe saperlo meglio di altri. Sconti a nessuno, Signora Bisconti.

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3 thoughts on “Senza sconti per nessuno. O quasi

  1. eDue ha detto:

    Eh, la Rivoluzione Arancione…

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    Un passo falso lo fanno tutti… speriamo in ravvedimenti operosi! 🙂

  3. Luca ha detto:

    Chiara bisconti..ex direttore risorse umane (tutt’altro che umili origini) di una spietata multinazionale che, come tante aziende simili, nasconde la sua disumanità dietro una policy aziendale volta a tutelare il benessere dei lavoratori e gli orari flessibili.
    Ma anche la flessibilità, eh sì, ma quella dei contratti precari che vengono rinnovati a stento 4 o 5 volte per 2 anni dopodiché a casa per coloro i quali, nonostante l’impegno l’ambizione e l’intelletto, non sono paraculati o non possiedono una laurea in Bocconi (o entrambe le cose..quasi mai disgiunte).
    Giusto per restare in tema, uno dei nuovi A.D. di Nestlé, non ricordo se Waters o Purina, è riuscito a chiedere nel 2011 un abbonamento gratuito allo stadio di circa 10000 euro, cioè il valore di 8 mesi di lavoro a 1200 euro al mese (lo stipendio di un precario).
    Se anche le aziende che vogliono farsi rispettare come ottimi esempi di modernità, equità e qualità di vita aziendale ricorrono allo sfruttamento di lavoratori assunti con contratti atipici a termine, senza dar loro alcuna possibilità di inserimento futuro, privandoli quindi di un futuro che dovranno continuare a cercare…figuriamoci cosa puó accadere in una struttura pubblica!?Quando sono quelle stesse merde di persone ad occuparla.
    In compenso, tornando alla multinazionale, si tengono vecchie capre da scrivania che non sanno neanche usare un pc o un comune software di gestione aziendale, in quanto assunte “forever” giusto perchè Biagi non aveva ancora iniziato a perpetrare la cazzata della flessibilità che ci ha gentilmente concesso.

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