Movida? Ma per favore!

Lo faccio raramente: stavolta, però, non posso che riportare integralmente lo scritto di Maurizio Caprara apparso stamane sulle pagine romane del Corriere della Sera, a commento dell’ennesimo, sconcertante episodio di violenza accaduto a Campo de’ Fiori. Non basta che Piazza Farnese, Monti, Trastevere o Testaccio siano lasciate in balia di posteggiatori abusivi, traffico selvaggio, spaccio alla luce del sole, bancarelle da suk in un clima di far west. Chi vive, suo malgrado, le notti della dissennata movida romana (magari smettessimo di chiamarla così) sa bene di cosa si parla: lo sballo per lo sballo, l’incapacità di godere divertendosi di uno degli spettacoli architettonici ed urbanistici più belli al mondo, la totale noncuranza di ogni elementare norma di vivere civile. E Roma che, pian pianino, diventa un paesotto sporco ed insicuro. Movida? Ma per favore!

Nel Paese che per tradizione e decoro dovremmo essere, lasciamo perdere se normale o speciale, andrebbe considerata una terribile eccezione da non far mai ripetere quella riferita nelle cronache dei giorni scorsi su Campo de’ Fiori dal nostro Rinaldo Frignani: «Un giovane che si protegge la testa dai calci sferrati uno dopo l’altro. Il volto è già una maschera di sangue. Attorno al capannello di teppisti che lo sta massacrando altri ragazzi si picchiano, si lanciano bottiglie, si spintonano». Ma in quale città stiamo vivendo? Lo scempio di quell’aggressione e della rissa successiva va perseguito con decisione e presto, e anche questo non sarà sufficiente. Occorre ancora sangue per ravvisare che il livello di guardia è stato superato? Non possono non domandarselo quanti, in proporzioni differenti, hanno responsabilità per fermare l’imbarbarimento. Da chi dirige le forze dell’ordine, al Comune, a noi cittadini chiamati nel 2013 a votare. I futuri candidati a sindaco ci dicano da quale parte stanno su Campo de’ Fiori: a dispetto del nome, è diventato in troppe sere una zona franca per chi ha intenzione di vivere male e far vivere male. Una calamita per bulli e teppisti. Che cosa si aspetta per la bonifica? Come altre, la piazza va restituita subito al suo ruolo: luogo di incontro e di socialità. Premessa di entrambi è il rispetto per il prossimo. A chi lo rifiuta, a seconda dei casi o multe persuasive o carcere. La funzione di una piazza dall’aria familiare come il cortile di un caseggiato non consiste nel ridursi a un dominio di aggressori con corona di tavolini all’aperto. Di delinquenti ce n’erano parecchi fino agli ’70 a Campo de’ Fiori. Non è motivo per compiere passi indietro. Se invece rispetto ad allora sono aumentati i tavolini dei bar e si retrocede nell’evoluzione significa che qualcosa non funziona e va cambiata. A Campo de’ Fiori la polizia e i carabinieri ci sono spesso. Dunque le regole di ingaggio assegnate non vanno bene. Se a pochi metri la legge viene violata, la presenza delle forze dell’ordine ha l’effetto di una sanatoria dei comportamenti vietati. Prima di Ferragosto, sono stati aggrediti alcuni vigili urbani. Nel Paese che dovremmo essere, una divisa, il più delle volte, incuterebbe timore a delinquenti effettivi e potenziali. Ad agenti, carabinieri e vigili va impartita una direttiva: nessuna mancanza di rispetto per l’altro deve rimanere impunita. Nel resto dell’Unione europea non è normale buttare bottiglie per terra, vendere alcolici a minorenni, gridare in coro di notte e fare pipì per strada come viene permesso in troppi vicoli di Roma. Questa somma di sfregi al vivere civile non è estranea ai pestaggi. È l’atmosfera che rende il centro di Roma attraente per barbari di ogni provenienza. Il tam tam dei bulli ha inviato nel suo circuito un messaggio: a Campo de’ Fiori – come a Trastevere, Testaccio, San Lorenzo – la legge si può violare. Lo Stato ha il dovere di far arrivare un messaggio di segno opposto: non è vero. In modo altrettanto convincente.

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