Scuse e pedalare

Una serata da ricordare, non c’è dubbio. La fine cena dal “kebabbaro” di Porta Pia viene interrotta dal patron del locale che chiede se qualcuno avesse occupato il posto riservato a persone con disabilità lì davanti. Nessun colpevole fra i clienti, fortunatamente: allora usciamo e assistiamo ad uno spettacolino tutto italiano. Da una macchina in seconda fila sta scendendo dalla piattaforma mobile un ragazzo in carrozzina, guidato dal padre e accudito dalla madre. Nel posto loro destinato, intanto, una signora fa per salire nella sua macchina e arrabbatta una qualche scusa, del tipo “Non è mio costume, mi creda”. La signora, che nel frattempo ha fatto scendere il figlio in mezzo alla strada e lo guida verso il portone di casa, si ferma e, con calma olimpica risponde: “Cara, sono 19 anni che ascolto scuse, mai nessuno che abbia ammesso di averlo fatto e basta“. Scusa e pedalare, insomma. E cala un gelo nella via. Ce ne andiamo col magone ma fortunatamente, incamminandoci verso casa, vediamo che all’angolo sono parcheggiate tre-diconsi-tre macchine blu con tanto di lampeggiante sul marciapiede della corsia preferenziale in attesa di un gruppetto di importanti uomini in grisaglie che parlottano davanti al ristorante poco più avanti. Un po’ di sana normalità italiota, meno male.

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