Perle d’estate

Sarà l’anticiclone che fa straparlare, ma le due chicche della politica italiana di questi ultimi giorni danno davvero da pensare. Prima ci si mette Giuseppe Fioroni, ex Ministro dell’Istruzione e dirigente del PD che rilascia un’intervista che molti hanno giudicato stupefacente (tagliente il commento di Corrado Augias su La Repubblica del 26 luglio). La vicenda è quella delle famose multe che la sua auto di servizio ha ammassato nel periodo 2010/2011, per la bellezza di 36.595 euro: un autorevole dirigente di partito gira con una macchina di servizio (del Partito) a spese del Partito, ovvero dei contribuenti, e, nel macinare legittimamente 240.000 chilometri, becca multe a ripetizione, ancora non pagate e che pagherà, forse, il Partito. Ovvero noi. La risposta? Limpida: “Non è la mia auto personale, veniva usata per fare politica, mica la spesa. Se devo andare a un convegno, non posso rimanere nel traffico. E’ anche una questione di sicurezza. Si cambiano i percorsi, si passa col rosso, si accelera, si fanno le preferenziali”. Insomma, un Marchese del Grillo dei nostri tempi. Altro parlamentare, altra stoffa, stessa solfa. Il celeberrimo Mario Pepe, onorevole del Gruppo Misto, ex PdL, che per motivare il suo no al taglio del vitalizio parlamentare, annunciava all’orbe terracqueo: “Ma lo sapete a quanti matrimoni devo partecipare io?” (grazie al solito Wil per l’affetto con cui ricorda il passato). Il Nostro, emulo di tanti suoi blasonati e lamentosi predecessori (come non ricordare il Signor “Ora me sape” o l’attore/deputato/regista Barbareschi?), piange lacrime amare nel dipingere un quadro di povertà desolante: “Oramai per noi parlamentari le ferie non esistono più, e sono finiti anche i tempi dei privilegi. Ora ci vogliono togliere pure i biglietti gratis del treno […] Alla faccia di chi dice che i parlamentari guadagnano troppo. Chi pensa di fare politica per fare i soldi, è meglio che valuti altre professioni. Oramai i deputati guadagnano come gli impiegati. Ok, magari proprio come un impiegato no, ma ci andiamo vicino. Noi prendiamo 4 mila, 4 mila e 4 mila”.

Cito queste due perle, fra le tante che il Parlamento dei Nominati, grazie alla “porcata” caldaroliana, ci ha offerto in questa Legislatura, non tanto per far colore, che pure non guasta. Lo faccio per rilevare che evidentemente molti eletti dal popolo, i quali rappresentano la Nazione (art. 67 della Costituzione) e che, in quanto affidatari di funzioni pubbliche, hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore (art. 54 della Costituzione), hanno a mio modo di vedere platealmente perso il contatto con la realtà che lo stesso popolo che li ha eletti quotidianamente vive. In un momento di crisi profonda come quella che l’Italia sta attraversando credo fermamente che non ci saranno abbattimenti degli spread o tagli del settore pubblico che tengano se non porrà rimedio a queste fughe dal mondo reale. Rimettere in sesto il peculio di famiglia va bene, ma se madre, padre e figli sono una banda di scapestrati si ritroveranno tutti a carte quarantotto in men che non si dica. Basta modificare la legge elettorale? Probabilmente sì, almeno per tentare di riannodare quel filo tagliato di netto che in una democrazia deve legare, mandato imperativo o meno, eletti ad elettori. E, in ogni caso, cominciamo a selezionare chi andrà a sedere in Parlamento secondo criteri trasparenti di competenza e merito, a partire dai territori e cercando chi meglio può fare quel lavoro, a tempo pieno. Senza farsi completamente governare dalle correnti, dai capibastone e dalle tessere. E magari, una volta eletti, impegnandosi a sparare qualche castroneria di meno.

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3 thoughts on “Perle d’estate

  1. eDue ha detto:

    Sai che sono davvero in pochi a conoscere e meno ancora a capire l’Articolo 67?

    http://edue.wordpress.com/2011/01/31/beppe-laqualunque/

    Leggi i commenti…

  2. Alfredo Ferrante ha detto:

    @eDue: il problema e’ non lo capisce proprio chi siede in quegli Augusti Consessi! Mah!

  3. […] devo andare a un convegno, non posso rimanere nel traffico”. Giuseppe Fioroni, […]

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