Spiegatemelo, per favore

Diciamolo: il Ministro Brunetta non è stato, con tutta probabilità, il titolare della Funzione Pubblica più amato dai dipendenti pubblici nella storia della Repubblica. Ma se dovessi scegliere fra le innovazioni introdotte durante la sua tenuta di Palazzo Vidoni, la novità costituita dal concorso pubblico per la posizione di Direttore Generale sarebbe certamente ai primissimi posti. Il nuovo articolo 28-bis del decreto legislativo 165 del 2001 riporta, infatti, che “l’accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, e negli enti pubblici non economici avviene, per il cinquanta per cento dei posti […] tramite concorso pubblico per titoli ed esami indetto dalle singole amministrazioni”. A chi non mastichi di amministrazione la norma dirà poco, ma rappresenta una vera e propria rivoluzione, togliendo, di fatto, al vertice politico la totale discrezionalità nella scelta della dirigenza apicale nei ministeri e negli enti, riducendo di molto rischi di fidelizzazione e parzialità che non di rado appestano la macchina dello Stato. Insomma, con tutti i suoi limiti, si faceva largo l’idea che la modalità del concorso potesse essere la strada giusta anche – soprattutto, direi – per la dirigenza di prima fascia, addirittura prevedendo un peridodo di formazione di sei mesi, una volta vinto il concorso, “presso uffici amministrativi di uno Stato dell’Unione europea o di un organismo comunitario o internazionale”. Risultato sperabilmente atteso: figure di particolare preparazione, valore ed esperienza, con un taglio il più possibile europeo, per gestire al meglio risorse umane e finanziarie.

Merito, trasparenza, competenza: tre parole magiche che non sono un mero accessorio della vita di un’amministrazione, ma devono costituirne la parte fondante. E allora, se è vero questo, trovo stupefacente che il recente decreto sulla spending review preveda (art. 2, co. 15) che “fino alla conclusione dei processi di riorganizzazione […] e comunque non oltre il dicembre 2015 sono sospese le modalità di reclutamento” che descrivevo poco sopra. Ragioniamo: se la manovra mira a ridurre gli organici pubblici, questo non comporta automaticamente che da qui a fine 2015 non possano rendersi disponibili dei posti da direttore generale nell’amministrazione centrale. E se così sarà, questi posti, pur in un quadro di generale riduzione del numero dei dirigenti, dovranno pur essere ricoperti. E se comunque dovranno essere ricoperti, quale diavolo è la ratio nel farlo con le usuali procedure di individuazione – più o meno mediata – da parte del Ministro piuttosto che affidare la selezione ad un pubblico concorso? E anche se la disposizione, come dice la Relazione Tecnica che accompagna il provvedimento, consentisse alle amministrazioni interessate di “non sostenere le spese relative all’espletamento dei concorsi previsti”, questo ben magro risparmio andrebbe davvero a compensare il mancato vantaggio in termini di autorevolezza che ne guadagnerebbe il pubblico? Ecco, spiegatemelo perché mi sfugge proprio la relazione di questa “pazza idea” con una sana, necessaria ed auspicabile revisione della spesa pubblica.

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