Morituri te locant

Mi rendo conto di essere particolarmente antipatico nel fare ancora una volta le pulci ad una parlamentare donna, particolarmente preparata e meritevole di stima. Epperò sono convinto che sui principi occorre una sterzata decisa per tentare, una volta per tutte, di cambiare marcia nelle cose del Paese, ben prima dello spread. Giulia Bongiorno ha annunciato che difenderà i gladiatori che pullulano davanti il Colosseo, forse il male minore rispetto al suk che quotidianamente infesta le piazze e i monumenti della Capitale e su cui si sgolano invano i responsabili dei Beni Culturali. Auguri: sono sicuro che un avvocato del calibro della Bongiorno sarà un osso duro in tribunale, anche se, in questa occasione, mi auguro il definitivo allontanamento dei centurioni de noantri.

La cosa che, però, mi permetto di contestare è che la Nostra continui ad esercitare (con successo) la sua professione di avvocato mentre riveste una carica parlamentare: non solo, infatti, ella è membro della Camera dei Deputati, ma è addirittura Presidente della II Commissione Giustizia. Non v’è dubbio alcuno – anche alla luce degli esempi ben poco edificanti che ci ha offerto questo Parlamento dei nominati – che Giulia Bongiorno sappia gestire entrambe le cose e bene. E’ che io credo non debba farlo, al pari dei tanti, alla Camera come al Senato, che tengono un piede in due staffe. E se una delle staffe è pubblica, questa ha la precedenza. Anzi, l’esclusività. Il motto che ripeterò sino alla nausea è fare una cosa e farla bene: aver ricevuto il mandato di servire il Paese come parlamentare è di per sé un’occupazione a tempo pieno, cui adempiere con onore e correttezza, senza dedicarsi ad altre attività professionali che, per di più, possono implicare pericolosi conflitti di interesse. Intendiamoci: la Bongiorno è bersaglio facile, ma proprio perché sensibile a certi temi e perchè mi sembra figura di livello rispetto ai tanti figuranti che popolano le assemblee elettive di questo Paese, rappresenta l’occasione per dire basta. Fra le tante cose da fare e da ricordare da domani, almeno una: nelle prossime Camere, i parlamentari facciano i parlamentari. Lo facciano bene o lo facciano male, lo giudicheranno gli elettori (almeno speriamo possano farlo): ma facciano solo quello.

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