E le soluzioni quali sarebbero?

Credo ormai sia evidente a tutti: le cose stanno cambiando velocemente. La fine dell’era berlusconiana, la crisi economica che colpisce con violenza gli Italiani, specie quelli più fragili, l’insofferenza ai privilegi, sono alcuni fra gli elementi che probabilmente condurranno a scenari che potrebbero essere molto diversi da quelli attuali. Ecco, di fronte a questa prospettiva, sarebbe auspicabile uno scatto di coraggio da parte dei partiti, tutti i partiti, i quali restano indispensabili per la vita politica e democratica di un Paese. Alessandro Gilioli, che seguo religiosamente, ha rimproverato a Ilvo Diamanti una qual certa naiveté nel sostenere che “basterebbe che i principali partiti fossero in grado di rinunciare alle logiche oligarchiche e centralizzatrici che li guidano” e “che offrissero spazio e ruolo ai dirigenti e ai militanti giovani presenti e impegnati sul territorio”. E’ vero, probabilmente aspettarsi che un rinnovamento avvenga per gentile concessione di chi improvvisamente realizzi che per fare poltica non è necessario essere a tutti i costi in Parlamento sarebbe troppo, anche perché non basterebbe un mero rinnovamento di facce, ma è necessario un cambiamento del metodo di fare politica in questo Paese.

Proprio a seguito della recente vicenda delle nomine per l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, non bisogna stancarsi di ripetere che la necessaria discrezionalità della sfera politica deve fare il paio con lo spazio per il merito, per la competenza, per la voglia di fare, dato che la regola della lottizzazione della vita del Paese è uno di quei vizietti italiani che hanno dato un grosso contributo a portarci dove siamo ora. Eppure non mancano le persone , donne e uomini, che hanno voglia di mettersi a disposizione: sono nei partiti, sinora marginalizzati o tenuti in panchina, e sono fuori dai partiti, ai quali possono portare in dote entusiasmo e competenze. E senza essere paracadutati dall’alto, ma scrutinati dai territori. E’ un qualcosa che sta a monte di tutte le operazioni economiche e finanziarie che chi ne sa dice che sono necessarie: significa contribuire alla ricostituzione dell’ossatura delle classi dirigenti di questo Paese, condizione necessaria (pur se, probabilmente, non sufficiente) a ridare dignità a cose di cui tanti Italiani hanno voglia, come legalità, merito, uguaglianza, giustizia. Ecco, urgono segnali immediati e soluzioni concrete, altrimenti non ci resta che fare come suggerisce Filippo Facci:  aspettiamo che i gerontocrati muoiano tutti.

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One thought on “E le soluzioni quali sarebbero?

  1. […] un post di qualche giorno fa mi chiedevo quali potessero essere le migliori soluzioni per arrestare quella […]

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