All in (Parlamento)!

Una vicenda che non fa bene al PD e non fa bene alla già claudicante reputazione della Politica (che scrivo ancora con la P maiuscola). Elezioni politiche del 2008, lista Circoscrizione Lazio I della Camera dei Deputati per il PD. Al numero 18 c’è Mario Adinolfi, blogger, pokerista, giornalista e ex partecipante alle primarie del 2007 del Partito Democratico. Al numero 1 c’è Marianna Madia, ricercatrice voluta con molte polemiche da Veltroni e al numero 15 Pietro Tidei. Adinolfi resta fuori dalla Camera, seppure per poco. Poi accade che il Tidei diventi recentemente Sindaco di Civitavecchia e, come promesso in campagna elettorale e come normale ed etico, dice di voler lasciare la Camera. Poi nicchia, sostendendo che lo farà appena risolta una questione legata al tribunale di zona. Due problemi due, a mio parere. Uno. La titubanza di Tidei che è del tutto fuori luogo nel momento in cui viviamo: quello che è stato promesso va fatto senza indugi, fatte salve tutte le pur valide ragioni del caso, pena una ulteriore perdita di credibilità della classe politica. Due. L’entrata alla Camera di Adinolfi, che andrebbe ad occupare il suo posto: quello che mi stupisce assai è che Adinolfi non è più parte del PD, avendo restituito la tessera in polemica con Bersani ed il partito. Tutto legittimo, per carità, ed anzi sono totalmente d’accordo con lui quando sostiene la necessità di una ondata di rinnovamento potente nella politica: l’ho scritto e lo sottoscrivo. Ma a che titolo Adinolfi entra in Parlamento? Non facciamo come i tanti trasmigratori delle Camere a cui siamo tristemente abituati, come i Rutelli & co., che in corso di legislatura cambiano idea (come può accadere), mollano il partito ma non si sognano di dimettersi dalla carica di parlamentare. Analogamente sarebbe opportuno – sebbene dal punto di vista delle norme sia tutto legittimo – non entrare in Parlamento, pena l’ennesimo insulto alla volontà popolare, trovandosi il “deputando” moralmente obbligato a dar seguito alla volontà popolare che lo ha eletto per e con il PD. Adinolfi è bravo e ne condivido molte delle rivendicazioni, ma faccia un passo in più e ne guadagnerà in credibilità. Non si tratta di legalità, si tratta di fare la cosa giusta. In ogni caso, buon lavoro (e incrociamo le dita).

Aggiornamento: ad una mia sollecitazione su Twitter, Adinolfi mi ha risposto (grazie) che il diritto all’elettorato passivo è stato collegato alla necessaria iscrizione al Partito nel regime fascista e in URSS. Sacrosanto. Intendevo, tuttavia, altro e replicherei che il problema non è presentarsi come indipendente, cosa da sempre avvenuta specialmente a sinistra, ma lasciare il partito in disaccordo con le politiche proposte e poi, liberatosi un posto, entrare alla Camera dei Deputati. Mi sembra un corto circuito evidente. E se fosse stato eletto in prima battuta cosa sarebbe successo dopo la rottura col partito? Dimissioni o comodo ricollocamento in Parlamento come i tanti che hanno tranquillamente fatto strame della volontà dei loro elettori? Attenzione però: non si tratta della persona Adinolfi, che da quel che vedo e leggo è persona intelligente e che sono certo farebbe un lavoro egregio. Il problema è di metodo, di merito e di opportunità ed è un aspetto di cui fa tenuto necessariamente conto se vogliamo riavvicinare la Politica (sempre con la P maiuscola) ai cittadini.

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2 thoughts on “All in (Parlamento)!

  1. […] avere mosso garbate critiche al “deputando” pokerista PD mario Adinolfi che, in entrata alla Camera per […]

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