Dirigendo si impara

Sono stato invitato a parteciare, in qualità di Presidente della Associazione degli ex allievi della Scuola Superiore della P.A., alla cerimonia inaugurale del nuovo corso-concorso per dirigenti dello Stato: per i non addetti ai lavori, una sorta di accademia della dirigenza pubblica. Tramite (severo) concorso pubblico si reperiscono gli allievi per un corso annuale (più sei mesi di stage) e, alla fine di quel periodo, dopo numerosi esami ed una tesi finale, ai vincitori viene consegnato un ufficio della pubblica amministrazione da coordinare. Chiavi in mano, insomma. E’ uno strumento da proteggere e coltivare quello del corso-concorso, e non a caso alla inaugurazione era presente il Capo dello Stato, a testimonianza della importanza dell’investimento, in termini di tempo, energie e denari che la Repubblica (e intendo proprio la Repubblica) mette in campo per formare nuove risorse pubbliche.

Conto di tornare in modo più articolato sull’argomento reclutamento della dirigenza e SSPA, ma qualche aspetto merita di essere sottolineato. Uno: l’importanza di reclutare persone in gran parte giovani, motivate e che, per una parte, non abbiamo mai lavorato nella pubblica amministrazione. Il contributo di chi non ha vissuto logiche interne, qualsiasi esse siano, è prezioso e va ricercato continuamente perché aiuta a spezzare dinamiche cognitive sclerotizzate e prassi spesso poco virtuose, ricercando soluzioni fuori dagli schemi. Due: più si farà ricorso a una selezione dura, esigente, che tende a trovare e formare le eccellenze a livello nazionale, meno la P.A. correrà il rischio di essere governata male. Non solo si toglie la leva del comando alle singole amministrazioni, che tendono gelosamente a “proteggere” i propri figli, ma si spinge per la formazione di uno spirito di corpo trasversale che troppo spesso è mancato alle amministrazioni italiane.

E, infine, il corso-concorso è uno dei modi migliori per reclutare chi nella P.A. ci vuole lavorare davvero. Non l’ultima spiaggia per chi non ha sbarcato il lunario nel privato o, peggio ancora, comodo arrivo per chi è stato benedetto da leggine ad hoc o paracadutato dal politico di turno, ma missione di servizio per l’interesse generale. Queste ragazze e questi ragazzi che si accingono a lavorare e studiare assieme per mesi e mesi il dirigente lo volevano proprio fare, non ci sono capitati per sbaglio. Sarà compito della Scuola tirar fuori da loro il meglio e creare quel patrimonio comune di idee, valori e competenze che cementeranno un percorso professionale e umano unico. E sono certo che il dirigente lo faranno bene, assieme, confrontandosi e magari dandosi una mano, a tutto vantaggio della Repubblica (sempre quella) e di noi cittadini.

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