Quando il funzionario è oscuro

Possiamo liquidarla come la proverbiale caduta di stile, e probabilmente non ci va letto nulla di più che la (certamente legittima) delusione e contrarietà per un provvedimento che non si approva. L’effetto, tuttavia, è amaro.

Tutto parte dalla recente soppressione, da parte del Governo, della Agenzia del Terzo Settore, che ha provocato una levata di scudi da parte della gran parte delle organizzazioni non profit italiane. Ragioni di contenimento della spesa da un lato, motivazioni legate alla valorizzazione del settore dall’altro, hanno visto prevalere l’intenzione dell’esecutivo di eliminare l’organismo e di delegarne le funzioni al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ebbene, aldilà delle valutazioni di merito, tutte egualmente degne di considerazione, colpisce un passaggio di un articolo pubblicato sul sito di VITA, quando dice che “il governo ha proceduto per la sua strada mandando così segnali inquietanti al Paese delle buone pratiche e della cittadinanza attiva, ritenendo sufficiente avere con esso un ruolo strumentale e di mero controllo. Per questo, infatti, basta l’Agenzia per le entrate e qualche oscuro funzionario dentro un ministero“. Ora, prendetela come difesa corporativa d’ufficio o come insofferenza ad un certo modo di stereotipare a tutti i costi, ma perché dover svilire quei funzionari e dirigenti cui verranno passate le funzioni prima proprie dell’Agenzia? Essi faranno, come sempre, il loro dovere secondo le previsioni di legge. Saranno bravi o meno bravi nel farlo, e saranno oggetto di giudizio diretto da parte della comunità del Terzo Settore che, con ogni diritto, punterà loro gli occhi addosso. Ma definire “oscuro” il travet di turno che, a parità di risorse, gestirà il dossier, non fa altro che perpetuare l’eco di un atteggiamento pregiudiziale che spero abbia fatto il suo tempo, oltre che sbagliare bersaglio. Il diritto di critica è sacrosanto, ma almeno in questo caso i mezzemaniche lasciamoli perdere.

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