L’unica regola

Viene celebrato oggi il ventennale di Mani Pulite e, mentre si annuncia una serie televisiva firmata Sky, si fanno i bilanci, a dire la verità poco lusinghieri. Dice Ferratella sul Corriere che “dagli avvisi di garanzia che bastavano a far dimettere un ministro si è così via via scivolati alla «normalità» del fatto che chi patteggiò una pena in Mani Pulite amministri oggi il più grande gruppo industriale pubblico, chi subì condanna definitiva per finanziamento illecito sia il leader di un partito, e pregiudicati che nemmeno potrebbero essere ammessi al concorso per guidare un tram siedano invece in Parlamento”. Ecco, credo che il problema di fondo sia che gli Italiani hanno una strana concezione dell’onestà, una parola poco pronunciata, quasi temuta perché identificata con una antipatica rigidità che cozza col genio dell’Italiano, che si preferisce arrabattarsi e trovare la soluzione.

E’ mancata la rivolta morale, ha detto il Presidente della Corte dei Conti, Giampaolino, nell’inaugurare l’anno giudiziario alla presenza del Capo dello Stato, e ricordando che “illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese, le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”. E questo clima non lo generano certo i partiti, non da soli: gli danno una mano il furbetto col contrassegno per invalidi e chi non verifica, il dentista che non fa la fattura ed il paziente che si fa i conti in tasca, il doppiolavorista a nero e il datore di lavoro che ricatta, il candidato ad un concorso che si fa raccomandare ed il barone che lo segnala. E non la buttiamo solo sul costo monetario, che pure, mai come oggi,  pesa e si accompagna alla credibilità presso i nostri partner internazionali: il vero costo è la deriva di una società intera, che perde man mano la capacità di sentirsi comunità. La fatica di contrastare, nel proprio piccolo, uno sport nazionale è titanica, ma solo da ciascuno di noi può ripartire la fibra morale del Paese. Il rischio è l’abbandono di ogni regola, tranne una: ognun per sé.

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