Siamo diversi, non c’è dubbio

Qualche giorno fa ero stato contattato dalla redazione di una trasmissione televisiva per un breve intervento sul tema “fannulloni”. Poi, per una serie di circostanze, la cosa è saltata. Avevo però preparato una traccia che vi ripropongo qua.

Mi chiamo Alfredo Ferrante, ho 44 anni e dal 2002 sono dirigente dello Stato. Ho fatto una scelta precisa, quella di lavorare per la comunità, vincendo un concorso che mi è costato fatica, ritentandolo dopo essere stato escluso una prima volta, senza ricorrere agli “amici degli amici”. Come tanti sento sulla pelle le conseguenze di una crisi che tutti, indistintamente, subiamo senza poter far nulla. Ma ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace, perché mi dà la sensazione, anche nei momenti meno esaltanti (e ce ne sono!), di poter dare un contributo concreto al Paese, assieme ai miei colleghi. E so di avere l’ulteriore fortuna di avere – ancora – la sicurezza della stabilità. Insomma, faccio il mio lavoro facendo del mio meglio, con passione, imparando qualcosa tutti i giorni. Eppure la vulgata del fannullone, del nullafacente, del parassita perseguita me e tutti i miei circa 3 milioni e mezzo di colleghi. È come un virus che è penetrato in tutte le pieghe della società, facendosi strada fino ad arrivare a colpire persino i miei amici più vicini. Nel Paese del nero e dell’evasione, per chi le tasse le paga tutte a monte, la battuta sprezzante sul mangiapane a tradimento è un’amara compagna. C’è chi si gira i pollici? Certamente, perché negarlo? Di comportamenti censurabili ne ho visti in questi 10 anni di servizio in 3 amministrazioni diverse. Assenze palesemente ingiustificate, tempi biblici per una pratica, cartellini “intelligenti” che segnano presente chi è assente, il mantra del “non mi compete” che immancabile risuona negli uffici magari proprio nel momento in cui occorre dare il massimo. Ma ho visto e vedo, allo stesso tempo, tanta, tantissima professionalità, capacità e dedizione, a tutti i livelli. Siamo diversi, non c’è dubbio. Non lavoriamo per il profitto dell’azienda, perché lo Stato non è un’azienda, anche se deve rispettare criteri di economicità ed efficienza. Siamo stipendiati con denaro pubblico, grazie ai cittadini che pagano di tasca propria impiegati allo sportello, poliziotti, medici, infermieri, insegnanti, vigili del fuoco: donne e uomini che, con l’orgoglio di servire, anche in condizioni difficili, consentono a questo Paese di camminare e, chissà, anche di salvarsi. E sono proprio coloro che chiedono di essere valutati per quello che fanno, e che non hanno affatto in simpatia, ve lo assicuro, chi col proprio comportamento non fa altro che ammucchiare legna al falò del “tutti fannulloni”. E il contagio del virus si diffonde inesorabile, contribuendo a scatenare una lotta fra poveri: lavoratori del privato contro lavoratori del pubblico, e magari tutti contro i precari cui rimangono le briciole. La pubblica amministrazione è una cosa complicata, fatta di tanti pezzi e tante funzioni. È stata l’ossatura su cui spesso il Paese si è retto e sono convinto che anche su di lei l’Italia può contare per ripartire, investendo su di essa e misurandola davvero sugli atti e sui fatti.

Annunci
Contrassegnato da tag , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: