C’è grossa crisi

Senza rivangare per l’ennesima volta la gaffe internazionale dei ristoranti pieni, la negazione della crisi resta un elemento che non può non addebitarsi alla precedente compagine di Governo. Si tratta di un qualcosa  – di natura direi metapolitica – che può esser definito solo come un obnubilamento collettivo teso a ignorare pervicacemente uno stato di fatto che la pelle degli Italiani conosceva sin troppo bene. Che l’Italia abbia fondamenta economiche e di sistema bancario più solide di altri paesi di Eurolandia me lo conferma chi ne sa più di me e che la tempesta perfetta che ci ha investito sia ingestibile dal singolo Paese è naturalmente assodato. Quando, tuttavia, leggo di notizie di quotidiana povertà o, per motivi di lavoro, mi trovo a dover far fronte a richieste disperate di cittadine e cittadini che si trovano in situazioni di grave e gravissimo disagio economico e sociale, mi prende una grande rabbia contro tutto e tutti. E se una mamma mi scrive che vorrebbe che la sua richiesta di aiuto arrivasse a qualcuno che conta perchè “siamo tanto, tanto stanchi” di lavorare da 37 anni e di badare, allo stesso tempo, ad una figlia con gravissima disabilità, mi assale un sentimento di disperata impotenza. Tagli, montagne di soldi virtuali, pareggio di bilancio, spread: ma a questa gente cosa rispondiamo?

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